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Adana, cambi di inquadratura

Con quella mancanza di voglia che mi attanaglia in questi giorni, mi trovo ad Adana. Il fatto di ritrovarmi in una camera d'hotel dai muri verde pistacchio e che sa di sigarette spente non aiuta il mio umore ma almeno mi spinge ad uscire sotto il freddo sole turco.
All'uscita dell'hotel un curdo iraniano che vende teiere trasparenti (del modello persiano, una più grande sotto, in cui bolle l'acqua, un'altra più piccola impilata su quella sottostante in cui un tè concentrato viene mantenuto al caldo: si allunga il tè con l'acqua e si ottiene il çay bevuto ad ogni angolo di strada) mi saluta e accoglie con un grande sorriso le storie dei miei passaggi nel Kurdistan iraniano.

Passeggio senza troppa convinzione nella città, prendo come obbiettivo la gigantesca moschea che vedo all'orizzonte (una delle più grandi di tutto il paese, lasciata in eredità alla città da uno degli uomini più ricchi di Turchia) e poi ritorno versa la mia sontuosa stanza passando da un piccolo villaggio all'interno della città, dalla chiara impronta curda.

Adana, cambi di inquadraturaAdana, cambi di inquadratura

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Le foto che ho fatto alla moschea, mi riportano alla memoria il mistificatore della realtà e penso a come un cambio di inquadratura di novanta gradi possa raccontare due storie completamente diverse.

Adana, cambi di inquadraturaAdana, cambi di inquadratura

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4 responses to Adana, cambi di inquadratura
  1. anonimo says:

    Haha. It always depends on which side of the story you want to remember. 

    Cath

  2. andlosethenameofaction says:

    Never trust a photographer.

  3. anonimo says:

    Ah yes, and a writer…

  4. andlosethenameofaction says:

    Trust no one 🙂