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Agra ti snobbo, anzi no.

Agra”, boccuccia stretta, erre moscia di rigore, mignolino alzato mentre bevo un bicchiere di chai, snobismo del viaggiatore che vuole a tutti i costi andare dove nessuno è mai stato prima ed evitare i posti da cartolina, “no, no, proprio non ci voglio mettere piede”. Chinnamasta annuisce, ci diamo ragione l'un l'altro, ci compiaciamo della forza del nostro animo indipendente e continuiamo a ripeterci che noi no, siamo superiori, esseri di pura luce che si nutrono d'acqua e bei sentimenti, che anche se siamo in India il Taj Mahal possiamo anche non vederlo, passargli di fianco e con un cenno altezzoso non degnarlo neanche di un secondo del nostro preziosissimo tempo. Anche tutte le guide turistiche ci danno ragione: attenzione ad Agra, sarete assaliti da orde di loschi individui pronti a rubarvi anche le cornee se vi distraete solo un attimo, i guidatori di rickshaw e tuktuk vi strapperanno la carne a morsi dalle ossa, feroci tagliaborse e uomini di malaffare faranno di voi un sol boccone. Visto? Ma perché ci dovremmo andare? No, no.
E poi i racconti di altri viaggiatori: la città sporca, la delusione che deriva da altissime aspettative, i prezzi alti, le brutte esperienze.
Sulla calma vetta della nostra supponente certezza decidiamo di non andare ad Agra, di non vedere il Taj Mahal e siamo in pace con noi stessi.
Poi per fortuna cambiamo idea.
E non ce ne pentiamo proprio per nulla.
Arriviamo ad Agra in tutta tranquillità e, come prima cosa, (orrore orrore della globalizzazione) ci facciamo un caffè ed una serie senza limite di brioche e briochine da Costa Cafè; poi senza troppi problemi di traffico e aggressione alle spalle troviamo una guest house che si affaccia proprio sul Taj Mahal, con gestori affabili e sorridenti (e anche un po' marpioni ma questa è un'altra storia). Ci guardiamo attorno circospetti. Eppure ci deve succedere qualcosa nella malvagità fatta città. Temiamo ancora il peggio. Camminiamo per strada e invece incontriamo unicamente sorrisi e uomini e bambini che vogliono
stringerti la mano e che si allontanano felici dondolando la testa.
Come è diverso lo stesso viaggio per ognuno di noi: posti che solo qualche giorno prima animi affini hanno profondamente odiato lasciano un'immagine piacevole nella nostra memoria, dove altra gente ha visto la sporcizia e la confusione noi vediamo la pulizia e l'ordine, dove poveri ignari sono stati schiacciati da mandrie di vocianti turisti noi troviamo calma e tranquillità.
Siamo così sorpresi che in un ultimo atto di uccisione del nostro snobismo decidiamo di visitare il Taj Mahal e di non accontentarci della forma bianca che si gode dalla terrazza del nostro hotel. Ci svegliamo all'alba, compriamo gli esosi biglietti (quindici dollari sono un'enormità per l'India, ma quanto costa un museo in Europa?) e quando arriviamo all'interno del Taj Mahal c'è pochissima gente. Assaporiamo l'alba che lentamente colora il candore del mausoleo; stiamo seduti lunghi minuti senza parlare e siamo contenti di essere venuti.
Tutti fanno esattamente la stessa foto da una piattaforma ad un centinaio di metri dal palazzo di marmo, alcune turiste spagnole fesse si sono addirittura addobbate in
sari per l'occasione ma tutto sommato non stonano neanche troppo (e le centinaia di indiani che le bloccheranno durante il giorno con costanti richieste di matrimonio saranno una punizione sufficiente). Anch'io, con la mia macchinetta di cui ovviamente mi vergogno, faccio la stessa foto che fanno tutti con un originalità tale che vi stupirà (fatevi un giro su gugòl per credere) e poi con un colpo di genio ne faccio una che, mi assicurano, ho fatto solo io.

Agra ti snobbo, anzi no.Agra ti snobbo, anzi no.
Giriamo in tondo, lasciamo che i nostri piedi nudi si trascinino intorno alla tomba della bella Mumtaz Mahal, la moglie favorita di Shah Jahan, entriamo nel mausoleo e ne usciamo contenti.
Ora di colazione, ora di perdersi nel resto di Agra e nella vicina Fatehpur Sikri contenti di non essere più snob.

Agra ti snobbo, anzi no.Agra ti snobbo, anzi no.Agra ti snobbo, anzi no.Agra ti snobbo, anzi no.Agra ti snobbo, anzi no.Agra ti snobbo, anzi no.Agra ti snobbo, anzi no.

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5 responses to Agra ti snobbo, anzi no.
  1. anonimo says:

    “Come è diverso lo stesso viaggio per ognuno di noi: posti che solo qualche giorno prima animi affini hanno profondamente odiato lasciano un'immagine piacevole nella nostra memoria, dove altra gente ha visto la sporcizia e la confusione noi vediamo la pulizia e l'ordine, dove poveri ignari sono stati schiacciati da mandrie di vocianti turisti noi troviamo calma e tranquillità.” 

    Glad to know this. I can’t help smiling for you too 🙂
    I think it’s different because you’re special… It’s so nice to lose yourself and find back yourself in a tranquil sunrise like that…Stay well and keep your eyes and soul delighted. 
    Cath 

  2. anonimo says:

    è una mia impressione, o hai deciso di tornare piano piano in Italia? 
    Cina.. Tibet.. India.. Pakistan.. 

    Se sapevo che eri in India sarei passato volentieri a trovarti!
    Senti ma.. un viaggetto insieme, prima o poi, lo vogliamo fare?
    non mi sembra che abbiamo opinioni tanto diverse circa la definizione di "viaggio".
    Un saluto!

    Michele

  3. NoRupies says:

    e vabbè!
    adesso mi dirai che vai pure a Jaipur!!! (e dormi all'evergreen…)

    ad agra comunque alla fine ci sono ito anch'io; mi giravano che tutti dicevano Taj Mahal, Taj Mahal e io mai l'avevo veduto…. metti che non avessi avuto un'altra possibilità? 😉

  4. andlosethenameofaction says:

    @Cath: you are always lovely
    @Michele: sì però purtroppo non m'hanno dato il visto per il Pakistan quindi il ritorno via terra salta… e per un viaggio assieme no problem, magari mi fai da interprete?!
    @Silvio: No Jaipur forse riesco a saltarla… ma come ben sai in India succedono cose contro la tua volontà quindi magari mi ci trovo comunque!

  5. anonimo says:

    Amore e Odio quest'India!  Come Arianna… ha tutto senso.
    M1