Blog

Ahmedabad e separazioni

Lasciamo Udaipur dopo aver preso uno dei più buoni cappuccini di tutta l'India (sì lo so, il cappuccino si dovrebbe prendere solo in Italia ma ogni tanto mi faccio tentare), anzi due: visto che siamo stati fortunati meglio approfittarne.
Lungo l'autostrada per Ahmedabad vediamo sfilare una carovana di nomadi che trasportano i loro poveri averi su una mandria di ciuchi; sui letti a gambe all'aria, assicurati alla soma degli asinelli, riposano dei bambini dagli sguardi curiosi ma seri, che ondeggiano col movimento degli animali. Le donne sono ricoperte da svolazzanti abiti colorati, gli uomini hanno enormi turbanti e gli adulti hanno la faccia tatuata con piccoli puntini blu scuro che formano dei triangoli ai lati della fronte. Sembrano zingari indiani e, nonostante non interrompano la marcia e siano sorridenti e contenti di essere fotografati, non si dimenticano di tendere la mano per chiedere qualche rupia. A pochi centimetri da loro sfrecciano imperterriti i camion Tata e Ashok Leyland.

Ahmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioni
Il paesaggio cambia lentamente e lasciando il Rajasthan per il Gujarat, lo stato natìo di Gandhi che per ciò conserva ancora una qualche forma di proibizionismo (già, non vi ho ancora parlato di Gandhi), e anche le fisionomie si trasformano: i grossi turbanti che ci hanno accompagnato finora si assottigliano sempre più, per non diventare altro che dei foulard arrotolati attorno alla fronte e per poi sparire completamente.

Arriviamo ad Ahmedabad sul calar del giorno e troviamo una città caotica che risveglia in Chinnabruzzola i sentimenti d'odio che solo Delhi era riuscita ad agitare dentro di lei. A me la città e il suo caos in realtà non dispiacciono e la breve passeggiata che facciamo, tra una folla prevalentemente musulmana, si rivela una miniera d'occasioni fotografiche: gruppi di bambini, mendicanti, visi interessanti, gruppi di persone accucciate di fronte ai ristoranti che sfamano gratuitamente i poveri, motociclisti che invece del casco portano dei cappelli da fantino.

Ahmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioniAhmedabad e separazioni
Chinnamasta ed io passiamo la nostra ultima serata insieme in un buio ristorante tra discorsi superficiali. Forse riusciremo a rivederci a (in) Goa prima che riparta, forse no.

La mia compagna di viaggio degli ultimi due mesi abbandona la stanza d'hotel ad un'ora insulsa per poter prendere l'aereo, non mi ricordo se mi da un bacio d'addio o meno, credo di sì. Quando mi risveglio l'unico segno della sua presenza è una molletta per i capelli caduta a terra e dimenticata.

Io ed Arianna rimaniamo orfani.
…ma chi è Arianna?!

 

click here to share

Comments are closed.