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Ajanta v. Ellora

Vicino a Jalgaon si trovano le grotte di Ajanta, che mi ricordo spiccavano sulla mappa della Lonely Planet grazie al fumetto che indica i posti più belli del paese (i lonelyplanetari sapranno di cosa sto parlando). Non so perché sia stata data così tanta enfasi a questo posto, forse perché mancava un'attrazione turistica all'interno del paese e un'altra nuvoletta ci stava bene. Insomma, per carità, interessanti eh, ma una volta che ne hai vista una le hai viste tutte: dal terzo al sesto secolo dopo Cristo in una conformazione rocciosa a forma di ferro di cavallo sono stati scavati dei templi buddhisti dove i monaci si ritiravano a meditare. La struttura è quasi sempre identica, con una vasta camera sostenuta da colonne di diversa grandezza ed una stanza più piccola che contiene una statua del Buddha in meditazione; in tutte le staute, le mani del Buddha sono in una posizione che non ho mai visto prima, anche in altri paesi buddhisti: il pollice e l'indice della mano destra aperta stringono il mignolo della sinistra, unico dito che spunta dal pugno chiuso. L'interpretazione del gesto mi sfugge. Se non altro ci sono pochi turisti occidentali. Una numerosa famiglia mi chiede di essere fotografata a più riprese tanto che alla fine devo far finta di non aver più batteria perché ci hanno preso davvero (troppo) gusto a mettersi in posa per me e ogni tre passi mi chiedono una nuova foto.

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Dopo la delusione delle grotte di Ajanta e con una stanchezza che mi ha assalito alle spalle non so se dirigermi direttamente ad Aurangabad e riposare o se visitare le grotte di Ellora. Facendo ricorso alle batterie di riserva decido di andare a vedere le altre grotte. E mai decisione fu più felice. Il posto è molto bello e i vari templi scavati nella roccia sono diversissimi tra loro con influenze jain, hindu e buddhiste che si mischiano in un interessante risultato architettonico. Il tempio Numero Sedici poi è davvero impressionante: completamente ricavato dal fianco della montagna, (si dice) è il più grande monumento scavato nella roccia al mondo. Generazioni e generazioni di scalpellini hanno rimosso tonnellate di roccia e lasciato un tempio allo stesso tempo delicato e maestoso che perdura fino ai giorni nostri. È davvero sorprendente vedere come solo togliendo siano riusciti a costruire un edificio bellissimo e la mente non può che vagare a Michelangelo che vedendo un blocco di pietra lavorava a liberare la scultura preesistente nel blocco di marmo da lui scelto con precisi colpi di scalpello. Qui, su vastissima scala, hanno effettuato lo stesso lavoro.
Anche gli altri templi di Ellora sono degni di una visita e di per sé più interessanti, per la loro varietà, rispetto a quelli di Ajanta.

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Passeggio contento della mia scelta e fotografo una ragazza col tridente di Shiva tatuato in mezzo alla fronte. Dopo poco la ragazza viene incontro a me sorridente con le due figlie di diciotto e sedici anni, che sono tra le ragazze più belle che abbia mai visto in India (e il mio io marpione si agita dentro di me). Parlano inglese abbastanza bene, facciamo delle foto assieme (il baffo a manubrio da motociclista cattivo che mi sto facendo crescere in questo momento è abbastanza ridicolo) e poi si informano su dove dormirò la notte. Gli dico che starò ad Aurangabad ma che ancora non ho idea di dove alloggerò. Sembrano abbastanza preoccupate e si propongono di aiutarmi a cercare un posto dove stare, perché no, decidiamo di vederci alle sei alla stazione degli autobus (“Six 'o clock, central bus stand”). Ci scambiamo i numeri di telefono e la bella ragazza, non avendo capito il mio nome, mi registra come “Forenar” (gli indiani scrivono in inglese foneticamente, con le stesse regole di pronuncia degli italiani by the way).

Ajanta v. Ellora
Quando torno vicino alla moto c'è un gruppo di persone agitate che continua a ripetere “telephone!”, “six!”, “bus stand!” e che mi indicano col dito, “telephone!”, “six!”, “bus stand!”, tre o quattro pezzenti che ovviamente non hanno di meglio da fare che farsi gli affari degli altri e chissà che storia stanno costruendo tra i loro “telephone!” e “six!” e “bus stand!”. Uno di loro decide di fare chiarezza e si fa largo per venirmi vicino:

– Do you speak Hindi?
– No.

Silenzio. Chissà, forse gli sarebbe piaciuto sapere che intenzioni avessi con la bella indiana, forse verificare la storia che hanno appena costruito, ma dopo il mio diniego non trova niente di meglio da fare che guardarmi con lo sguardo spento. Ma m'hanno fatto arrabbiare.

– Senti, tu e i tuoi amici siete una manica di sfigati. Sfigati. Capisci? Fatevi un po' gli affari vostri and get a life. Sfigati.

Salgo sulla moto e se Arianna fosse capace di sgasare come si deve in partenza mi piacerebbe ricoprirli di polvere e sassi ma devo accontentarmi si urlargli dietro ancora un po' mentre mi allontano.

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3 responses to Ajanta v. Ellora
  1. NoRupies says:

    ricordo una scena molto simile: ora me ne vergogno un pochetto ma capirai, dopo un pò che sei in giro sta roba rompe un pò… e al miliardesimo uere du iu camfrom… a uno possono anche girare, magari non era giornata…
    e così, intanto che tiravo giù la mia roba dal bus mi misi a sbraitare che sono cazzi miei e che vengo un pò da dove cappero mi pare, and so on…

    e allora quello che mi stava più addosso di tutti si mette a urlare agli altri (tutto contento)
    "Italian !!!!"

    ah aha ..
    I gotcha!  😉

  2. andlosethenameofaction says:

    Io cercavo di adottare tecniche davvero zen per resistere ma quando in autostrada, lottando contro la morte su quattro ruote, le buche, i camion, gli autobus, le mucche, i bambini e i cani qualcuno di affiancava per *parlare* allora ma quanto, ma quanto, ma quanto mi incazzavo!

  3. NoRupies says:

    ah ah … mi scuso con tutto il mondo ma (quasi) alla fine di un lungo viaggio salgo su un bus (Rawalpindi – Islamabad) non ho nessunissimissimama voglia delle solitissime menate: salgo non guardo nessuno il bus riparte mi faccio tutto il corridoio con in mano il mio zaino tutti mi guardano la star di ollivud vado dritto verso il fondo ma proprio il fondo mandando tutti mentalmente a quel paese.

    niente d afare: il bus riparte e tutti si fanno il viaggio colla testa voltata dall'altra parte (verso di me!).

    ti giuro non sono uno snob inglese di merda infatti ho passato tre quarti di viaggio ad essere gentile con tutti (sai cosa intendo: le tre domande) però… un quarto…  ;-))

    certo che a pensarci oggi: andare a fare la testa di cazzo a casadeldiavolo… 
    e, sai che voglio ammettere? hanno ragione loro.