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Ambasciate, lo sapete, dovete bruciare

Arrivo a Teheran alle sei e mezza di mattina e vado a casa del ragazzo che mi ha ospitato precedentemente. Parliamo per un po' prima che vada al lavoro, mi annuncia di aver cambiato sponda (forse anche grazie al mio consiglio “non sei sicuro? prova!”) e di essere tanto contento col suo nuovo fidanzato che però trova un po' troppo sdolcinato. Ah. Evviva le confessioni. Effettivamente, Guglielmina, che con loro aveva passato l'ultima notte a Teheran, mi aveva preannunciato che un bel po' di cose erano cambiate!

Sono contento di essere tornato a Teheran e pregusto il piacere di rincontrare le persone che qui avevo conosciuto ma la ragione principale del mio ritorno è quella di finalizzare il visto siriano.
Pieno di buona volontà mi dirigo verso l'ambasciata.
Coltello tra i denti e traffico, dopo due ore d'autobus arrivo nel quartiere dell'ambasciata.
Busso al solito sportellino e mi dicono di aspettare.
Aspetto?
Aspetto.
Aspetto.
Aspetto.
Dopo un'ora di attesa mi fanno entrare.
“Il console vuole vederti”.
Il console? Forse vuole porgermi le scuse per la maleducazione della propria organizzazione.
Mi fanno aspettare un'altra ora che inganno guardando le figure delle riviste a disposizione (prima impressione: le donne siriane non sono proprio dei fiori).
Il console mi accoglie: è lo stesso losco burocrate della volta precedente.
Adesso che lo guardo meglio assomiglia a mio cugino (ciao Bobo).
Mi fa sedere e sta in silenzio.
Muto.
Dopo cinque minuti di drammatica attesa passati a veder fumare la propria sigaretta mi dice (attenzione, attenzione perché l'incazzatura salirà a livelli stratosferici): “il visto lo puoi fare alla frontiera”.

– Scusa?
– T'ho detto che il visto lo puoi fare alla frontiera, no problem.
(razza di decerebrato) questo l'ho capito, ma perché non me l'hai detto la prima volta che sono venuto? M'avete fatto venire tre volte solo per dirmi che il visto posso farlo alla frontiera!?

Sono paonazzo (Max, vuol dire che divento rosso in viso).
Si accende un'altra sigaretta che guarda drammaticamente consumarsi senza fumarla.

– Il fatto è che se ti do il visto adesso, scadrà prima che tu arrivi alla frontiera: non puoi ripassare un altro giorno?

Trattengo la mia rabbia, lascio l'impronta delle mie grinfie nella poltrona e me ne vado mandandoli a fare in Siria. La frustrazione è tanta che mi dimentico anche di chiedergli indietro le foto che gli avevo dato.
Ambasciate bruciate, bruciate, bruciate tutte!

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2 responses to Ambasciate, lo sapete, dovete bruciare
  1. usadifranciRDD says:

    ultimamente i post si stanno attorcigliando nei meandri dello spazio-tempo…
    sono sicura che tornerai da questo viaggio meravigliosamente sorpreso dall'efficienza italiana!

    sei sulla via del rientro? che starda prendi??

  2. andlosethenameofaction says:

    Sì, il tempo sta assumendo nuove forme!
    Ovviamente prenderò la strada meno dritta 🙂