Blog

Amori improbabili

IMG_7013
Mentre la città si colora di rosso e nero con le bandiere dell'Albania che sventolano ad ogni angolo di strada (stasera la formazione nazionale sfiderà la Bielorussia nella partita di qualificazione per gli europei di calcio (credo)) faccio qualche foto poco convinta attorno e sulla piramide.
Abbandono il mausoleo di Hoxha e vado ad esplorare la zona nei pressi del castello (chissà poi dov'è il castello perché non l'ho trovato, mah).
Dietro al museo di belle arti, quasi nascoste, giacciono abbandonate le statue di Lenin e Stalin che prima decoravano i viali di Tirana.

IMG_6972 IMG_6950 IMG_6984 IMG_6992 IMG_6999
Per strada incrocio una signora di una bruttezza rara.
Le chiedo se posso farle una foto.
All'inizio è piuttosto imbarazzata, cerca di scusarsi per il fatto di essere in pigiama ma poi si lascia fotografare.
Scambiamo due parole in italiano e poi ci salutiamo.
Dopo neanche un minuto vedo che mi corre dietro, goffamente, gobba e senza collo, trascinando rumorosamente le ciabatte rosa in tinta col pigiama.

– Ehi! Ho parlato col restore (sic), dai vieni vedere casa.
– Eh?
– Sì dai vieni cummè.

Mi pare di capire che voglia portarmi da qualche parte, non ho niente di meglio da fare e decido di seguirla. Non solo è particolarmente brutta, puzza anche orribilmente di cipolla. Inorridisco quando mi dice di avere trentacinque anni, io che gliene davo almeno cinquantasette.

– Vieni vedere casa di restore che abitato in Italia fa piacere parlare cutté. Vive in vecchia casa, belissima.

La seguo e comincia a parlarmi del suo futuro marito.

– Adesso io mi sposa in Italia.
– Ah sì?
– Sì, sì, conosciuto questo signore italiano e se andiamo d'accordo noi si sposa.
– L'hai incontrato qui o in Italia?
– Nuu, non l'ho incontrato, lui telefona, da due mesi ci sentiamo a il cellulare e io… io… ce lo amo!
– Non l'hai mai incontrato allora?
– No, ma se andiamo d'accordo si sposa. Ha quarantasei anni però va bene stesso.

Poverino.
Poverina.

Mi fa passare da un vecchio portone che cade a pezzi e mi mostra un bel palazzo signorile in rovina. Di tutta la passata gloria dell'edificio rimane poco e la mia guida mi fa entrare nell'unica stanza abitata di tutto il palazzo, dove un signore aggrinzito è incuneato in un divano, con una coperta che lo copre e una stufa elettrica puntata direttamente su di lui. A terra ci sono delle ciabatte di plastica viola.
La stanza è spoglia e disordinata allo stesso tempo: due letti sfatti e foto ingiallite alle pareti, un frigo pieno ma con la porta spalancata. La mano incartapecorita del vecchio giace immobile sulla coperta come una natura morta, la muove solo per stringermi mollemente la mano. Sembra abbia almeno duecento anni.
Parla in italiano e mi racconta del nipote che adesso vive in Grecia (sposato con una ballerina americana) e di quando andò in Italia ai tempi di Mussolini per un mese. La gobba che qui mi ha accompagnato se ne sta defilata mentre noi parliamo ma ogni tanto si sente in dovere di interrompere i nostri discorsi con commenti che non c'entrano niente.
Mi chiedono di fare qualche foto e ne approfitto.
Mi sembra di dare fastidio a questo povero derelitto e cerco di svicolarmi; la mia guida mi fa vedere il resto della casa e mi accompagna per strada continuando, molto tristemente, a raccontarmi del suo innamorato.
Ci salutiamo e, prendendo un grosso respiro, trovo anche il coraggio di darle due baci sulla guancia per salutarla e augurarle buona fortuna per il futuro. Ne avrà bisogno.

Uscito dalla casa del vecchio sono estremamente triste: la storia di questo “amore”, la povertà del vecchio, le foto scattate che rubano un intimità a cui forse avrei preferito non avere accesso. Diciamo che per una volta queste foto le tengo per me.

IMG_7071 IMG_7084 IMG_7085 IMG_7086 IMG_7087 IMG_7089 IMG_7109
Con un senso di mestizia che mi accompagna per il resto del tempo lascio morire la giornata sotto un sole arancione e ritorno in ostello mentre Mercedes strombazzanti sfrecciano per le vie della città facendo sventolare dai finestrini le bandiere dell'Albania e grandi gruppi di tifosi si riversano nello stadio cantando e suonando tamburi.
Un po' mi fanno paura.

click here to share
One response to Amori improbabili
  1. anonimo says:

    questi racconti dall'Albania sono incredibilmente preziosi

    ciao Matteo, continua a farci viaggiare

    c.