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Ani, piacevole solitudine

Ani, l'antica capitale dell'Armenia che per un gioco di conquiste e riconquiste oggi si trova in Turchia, una serie di rovine e di massi sparsi su un grande altopiano; molti metri più in basso scorre placido l'Akhurian che nel corso dei secoli ha scavato una gola profonda tra la Turchia e l'odierna Armenia, che si trova sull'altra sponda.
Passeggio tra le vie della città scomparsa. Sono l'unico turista in tutto il sito. Anzi, sono proprio l'unica persona e in questa completa solitudine m'è facile immaginare un abitato brulicante di vita sorgere dalle rovine che punteggiano il brullo panorama. Ani, una volta una florida città che gareggiava per splendore con Bisanzio e Il Cairo, la “città dalle milleuno chiese” è stata ridotta all'ombra di sé stessa da continui saccheggi, terremoti e non ultimo da una politica di conservazione pressoché inesistente che ha permesso a vandali e archeologi amatoriali di compiere ulteriori danni. Sono poche le strutture che restano in piedi: una parte delle antiche mura, la cattedrale, una moschea, una chiesa spaccata a metà da un fulmine (decisamente, Ani è sfortunata). Tutto il resto è una serie di basse rovine e di massi squadrati sparsi qua e là, un puzzle tridimensionale ormai impossibile da ricomporre.

Ani, piacevole solitudineAni, piacevole solitudine

Ani, piacevole solitudine

Per qualche strano motivo, forse il cielo blu, forse l'assenza di vociare confuso, forse il tè che mi offre il guardiano, ma Ani mi fa passare un'ottima giornata, lontano da tutto e da tutti. Da solo coi miei pensieri.

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