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Ansia del viaggiatore a Dalat

Un lungo e dissestato viaggio in autobus mi porta fino a Dalat: certe buche ti fanno sobbalzare fino al soffitto, altre ti spezzano i reni.

Arrivo a Dalat che ormai è sera. Il centro cittadino è incredibilmente chiuso al traffico: il sabato e la domenica le strade sono riservate ai pedoni e allo struscio, c'è gente che canta con enormi karaoke portatili grossi come frigoriferi montati su motorini traballanti, bambini che giocano a shuttlecock e altri che si danno ad attività più occidentali come la break dance (un gruppo di giovinastri abbastanza scarsi) o allo skateboard o alla bmx tra le famiglie che passeggiano e i venditori ambulanti accucciati ai bordi della strada.

Dalat è una stazione climatica di montagna sviluppatasi durante il periodo coloniale francese e nonostante la temperatura sia molto mite fanno la loro comparsa giacche, giacconi, piumini, guanti, sciarpe, giubbotti di jeans imbottiti di pelo, berretti, cuffie, paraorecchie, cappotti, pashmine, maglioni di lana e cafetani. In un miscuglio eterogeno, gente pesantemente vestita tipo Cervinia anni sessanta si alterna a tipi in maglietta e pantaloni di cotone leggero e ad altri, più confusi, con pantaloncini corti ma con guanti, sciarpa e cuffie di lana. Io, più per solidarietà che per altro, tiro fuori la mia felpa più pesante ma non ce n'è davvero bisogno.

Sono svegliato all'alba da urla di bambini e discorsi confusi che provengono dalla corte dell'hotel. Gli rivolgo una serie di sonori insulti ma non serve a niente. Perché i vietnamiti si svegliano così presto?

A Dalat, il passaggio dal benessere alla miseria si fa attraverso una rampa di scale. Sul fianco della collina si trovano tutti gli hotel per turisti abbienti, scendendo pochi gradini, ai lati del fiume che scorre nella città, si trova un insieme di case dilapidate con tetti di lamiera. All'orizzonte si staglia una versione in miniatura della tour Eiffel, colorata di bianco e di rosso.

Ansia del viaggiatore a DalatAnsia del viaggiatore a DalatAnsia del viaggiatore a Dalat

Incomincia a piovere e cerco rifugio nella Crazy House, un bellissimo quanto strano insieme architettonico in costruzione perpetua, con forme ispirate alla natura e che ricordano Gaudì. Una casa a forma di albero è collegata attraverso un serpente gigante ad un'altra abitazione in cui niente si trova alla stesso livello, al centro una specie di tempio che sembra uscito da un libro di favole domina il giardino popolato da animali di cemento, una giraffa ed un ragno gigante. Fantastica! Scopro dalle foto e dagli articoli nella prima stanza che l'elegante signora che mi ha venduto il biglietto d'ingresso è in realtà l'architetto che ha progettato tutto ciò, andando contro all'opposizione del partito locale quantomai ostile alla costruzione di questo sogno di cemento e mattoni. Busso alla porta della biglietteria per farle i complimenti, mi apre timidamente e le stringo la molle mano dicendole quanto ho apprezzato la visita; non so se sono troppo irruente o se il suo inglese non le permette di comunicare a dovere ma l'interessantissima conversazione che mi ero immaginato, in cui lei mi parla dei suoi progetti, delle sue idee e dei futuri sviluppi della casa nonché della sua vita passata tra Ho Chi Minh e Fidel Castro purtroppo non prende forma.

Ansia del viaggiatore a Dalat

Continuo a piovere e mi dirigo in un bar. Mi viene l'ansia del viaggiatore: cosa fare domani? Andare verso la bolgia di Nah Trang, troiodromo della costiera vietnamita? Prendere un autobus verso il nord? Non riesco a decidermi ma sono tentato di farmi portare in moto da uno dei centauri del posto. A Dalat c'è una comunità di motociclisti in giacca a vento blu che si fanno chiamare Easy Rider. Gli Easy Rider sono guide turistiche che con la loro moto portano i turisti nei posti più sperduti del Vietnam. Mi aggiro per le strade buie della città e parlo con alcuni Easy Rider che oziano di fronte ad un bar, uno sembra simpatico ma ha una fiatella alcoolica che non mi ispira molta fiducia. Decido di contattarne un altro, Loi, che il giorno precedente mi aveva abbordato per strada con un ottimo inglese. Loi mi raggiunge dieci minuti dopo e di fronte ad una birra decidiamo che giro fare: da Dalat fino ad Hoi An in cinque giorni, passando per l'altipiano all'interno del paese. Aggiudicato e venduto, nonostante il prezzo esorbitante per uno che ha viaggiato fin'ora con venti dollari al giorno. Loi mi porta a casa sua per un'altra birra e mi fa conoscere la moglie e i figli. Vivono in quattro in un garage con mezzanina riadattato ad abitazione, mi offrono birra e noccioline al cocco. Mi guardo intorno e non vedo la ricchezza che presumevo visto il prezzo richiestomi per il viaggio, la televisione e il lettore di DVD sono gli unici lussi. Forse non lo sto strapagando. Mi riaccompagna all'hotel e ci diamo appuntamento per il giorno dopo. Proprio di fronte all'hotel gli si rompe il cavo della frizione e mi tocca spingerlo per farlo ripartire.
Cominciamo bene.

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