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Balbak (e il formaggio libanese)

Partendo da una Beirut che cerca di decidere quale sarà il suo prossimo futuro, effettuo un'altra gita in giornata e vado a Balbak, famoso sito archeologico sulle montagne libanesi.
Il tragitto da Beirut è molto più lungo di quanto pensassi e quando arrivo a destinazione non ho molte ore di luce per perdermi tra le rovine lasciate qui dall'Impero romano. Decido però di fare una passeggiata nella città di Balbak e di andare a visitare più tardi le vestigia dei tempi di Giove e di Bacco: siamo qui in pieno territorio Hezbollah e tra i souvenir vengono propinati ai turisti spiccano le magliette dell'associazione filo-iraniana con pugno chiuso e mitra in bella mostra. La città è interessante e si vedono solo uomini dalla kefia rossa arrotolata in testa, tanto che sembra di essere già in Siria (il confine non è poi così lontano) e distanti anni luce dalle minigonne di Beirut. Per una strana serie di coincidenze, non scatto nemmeno una foto.

Per quanto non sia un grande appassionato di rovine (dov'è la vita) quelle di Balbak sono davvero ben conservate e danno, ancora una volta, l'idea di quanto grande e potente dovesse essere l'impero romano un migliaio e rotti di anni fa. Il tempio di Giove avrebbe dovuto essere una costruzione enorme che non fu mai finita e oggi solo delle imponenti colonne rimangono a farci immaginare le sue giganti proporzioni, quello di Bacco invece è un piccolo gioiello che non sfigurerebbe al Partenone: sulle sue mura si leggono i nomi degli europei che, a partire dal 1880, si resero nella zona per gli scavi archeologici o chissà, come parte di un gran tour; nomi principalmente francesi, seguiti poi da italiani e russi e da diverse scritte in arabo, vandali di cent'anni fa, incisi e scolpiti a caratteri precisi e senza sbavature (non l'opera di qualcuno che con un temperino o con un pennarello deturpa un affresco al giorno d'oggi) riportano all'immaginazione un'epoca in cui il viaggio era diverso, appannaggio di una ricca élite che spediva i propri rampolli in giro per il mondo “perché si facessero una cultura”.

Balbak Balbak Balbak Balbak Balbak Balbak

Lascio Balbak decisamente infreddolito e lungo la strada le facce sorridenti dell'ayatollah Khomeini e dei mullah degli Hezbollah, da grandi manifesti, salutano la mia partenza.

(Poi mi fanno anche sapere che Balbak è il più grande centro di produzione del "formaggio" libanese, una ottima qualità di hashish).

(Penso sia il primo post con foto senza neanche una persona, giusto per la cronaca).

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2 responses to Balbak (e il formaggio libanese)
  1. anonimo says:

    Le foto sono cmq belle, e le rovine raccontano di ciò che è stato. Ma per quello che ho visto fino ad ora sono le persone a raccontarci meglio di tutto il resto: il proprio presente. Mescolando occhi, rughe, sorrisi alle tue parole, quello che sembra lontano e sconosciuto ci si manifesta. Almeno per un pò.

    Marte

  2. anonimo says:

    Whoever that you encounter would just show you their warmest smiles…even through the colourful clothes from that of a balcony. Ah I miss their smiles and that of yours too…