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Bielorusse, pescatori, quadrifogli, maialini morti e una bella foto

Nella calma piatta di Mui Ne solo le foglie delle palme e le bandiere sulle barche dei pescatori vengono scosse da sporadici aliti di vento, lunghe passeggiate sulla spiaggia e strani incontri occupano le giornate d'attesa.

Un giorno, nella parte di spiaggia meno frequentata vedo due maialini morti. Mi guardo in giro in cerca di una spiegazione plausibile ma non la trovo. Continuo la mia passeggiata.

Un altro giorno mi fermo a mangiare in una bettola in riva al mare, quando finisco il mio piatto, nel tavolo dietro al mio si siede una ragazza dalla fisionomia chirghisa. Decido di attaccare bottone e comincio a parlarle. Mi risponde molto timidamente, senza guardarmi negli occhi, la sua voce è così bassa che quando le onde vanno a morire sulla battigia faccio fatica a capirla. Parla un inglese abbastanza stentato, le sue risposte non c'entrano niente con le mie domande.

Come ti chiami?
Dalla Bielorussia.
Quanti anni hai?
Alina.
Qual è la tua prossima tappa?
Da tre mesi.

Capisco il trucco, riarrangio domande e risposte nella mia testa ed ottengo una versione non cubista della nostra conversazione. Mi congedo, ha una faccia troppo tonda per una giornata senza vento.

Un altro giorno ancora, uccido l'attesa con un motorino e la macchina fotografica.
A pochi chilometri dalla zona alquanto urfida di hotel e resort a cinque stelle si trova l'odoroso villaggio dei pescatori. Ogni mattina una lunga barca, col borbottio del suo motore, traina una fila di grossi cesti di vimini che vengono man mano abbandonati in mezzo al mare. In ogni cesto c'è un pescatore che getta le proprie reti in acqua, aspetta pazientemente sotto il sole cocente, e le issa infine a bordo colme di pesci. La stessa barca recupera poi i pescatori e lentamente, tra uno scoppiettio e un altro del motore, le riporta in fila indiana verso il villaggio dove il loro carico viene pulito in grosse bacinelle di plastica da un'orda di vietnamite accucciate, coi classici cappelli a cono e pesantemente vestite. Vari afrori ittici si confondono nell'aria: l'odore che sale dai resti di pesce gettati sulla spiaggia di ciotoli si mischia con il profumo di grossi calderoni in cui bollono non meglio definite sostanze e con quello, più aspro, proveniente dall'affumicatura delle sogliole e delle seppie.

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Passeggio tra le vie strette del paesino, le case dipinte di blu chiaro ricordano vagamente alcune medine marocchine.
I bambini sono curiosi e ti salutano caldamente, alcuni azzardano anche un "How are you?" o un "Where are you from?" e sono talmente fieri delle proprie capacità linguistiche che non badano quasi alle risposte, si allontano sorridendo e ti fissano curiosi da sopra la spalla per poi gridare un ultimo "hello!" quando la distanza è abbastanza grande da impedire ogni altro scambio.

Bielorusse, pescatori, quadrifogli, maialini morti e una bella foto

Una chiesa a forma di pagoda si erge tra le povere case di legno e lamiera.

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Mi perdo tra i vicoli ma ritrovare il motorino non è impresa ardua seguendo gli odori che vengono dal porto. Mi fermo pochi chilometri dopo alle cosiddette sorgenti delle fate: in realtà si tratta di una piacevole passeggiata verso una minuscola cascata nel greto sabbioso di un fiumiciattolo con l'acqua che arriva appena alla caviglia nei punti più profondi. Formazioni calcaree affascinanti costeggiano il rivolo e cespugli di soli quadrifogli fanno fortunata mostra di sé in in ogni direzione. Non riesco a trovare neanche un trifoglio.

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Rinforco il motorino. Alcune tombe taoiste si stagliano romanticamente solitarie in una vasta steppa. Così nascono i cimiteri in Vietnam: prima una tomba nel bel mezzo di un prato, poi un'altra e un'altra ancora. Il gioco è fatto, il campo diventa un camposanto.

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Sulla via delle dune di sabbia bianca poco distanti da Mui Ne faccio la prima bella foto di tutto il viaggio. Al calar del sole, su una strada sterrata, un'enorme nuvola di polvere si trasforma, avvicinandosi, in un carro stracarico trainato da buoi. I pastori sul carro salutano amichevolmente e si allontanano tra un vociare confuso e scocchi di frusta.

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Sono contento e ritorno verso la civiltà fischiettando. Il cielo con uno strano effetto sembra dividersi in due proprio in prossimità di una collina: se è un messaggio, meglio non decifrarlo. 

Bielorusse, pescatori, quadrifogli, maialini morti e una bella foto

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6 responses to Bielorusse, pescatori, quadrifogli, maialini morti e una bella foto
  1. anonimo says:

    ?anche li' fanno il maialino sottoterra?
    ciao
    filo

  2. ceglieterrestre says:

    Ciao ti ho visto passare sul mio PC ti sono venuta a trovare, hai un bel blog. e bellissime immagini. hai trovato tanti quadrifoj, io a Roma in un prato vicino a San Pietro, ho trovato un cimquefojo, un  settefoj e due quadrifoj speramo bene!! ciao franca

     

  3. anonimo says:

    Ehi viaggiatore!
     complimenti per le foto, danno un valore aggiunto notevo al già alquanto invidiabile racconto!

    un saluto dalla piovosa Milano

    anche se con la testa cerco di immaginarmi "…le case dipinte di blu chiaro ricordano vagamente alcune medine marocchine".

    Ste

  4. GiorgioCaplano says:

    "Formazioni calcaree affascinanti costeggiano il rivolo e cespugli di soli quadrifogli fanno fortunata mostra di sé in in ogni direzione. Non riesco a trovare neanche un trifoglio."

    Perché credo sia una felce acquatica, Marsilea quadrifolia. Grazie per le foto della gente. Ciao.

  5. andlosethenameofaction says:

    Ah non si smette mai di imparare!