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Bikaner, premesse e turistate

Bikaner, premesse e turistate
Senza troppa convinzione ci dirigiamo a Bikaner, primo zig del nostro zagare in Rajasthan: e si rivelerà una sorpresa piacevolissima.
Bikaner è una grande città, con un centro storico dove sopravvivono grandi case signorili che ricordano gli haveli dello Shekhawati e col deserto indiano, una steppa brulla che dopo il periodo monsonico torna alla vita, il thar, a poca distanza. Ci sono pochi turisti e ciò dà ai rapporti tra gli stranieri ed i locali un'impronta più genuina senza avere la costante sensazione di essere un portafoglio ambulante.
È cercando il nostro hotel che incrociamo Hussain, un gentilissimo ragazzo del posto, che senza chiedere niente in cambio ci guida tra mille stradine alla destinazione da noi prescelta.
Premessa numero uno: ogni volta che qualcuno ti ferma per strada c'è subito diffidenza, pensi sempre che vogliano qualcosa da te, che, se non subito, cercheranno poi in seguito di estorcerti qualcosa o che vorranno portarti in qualche negozio dove riceveranno una bella commissione.
Premessa numero due: i musulmani, quando rappresentano una minoranza, sono di un'estrema gentilezza ed accoglienza. Sono sempre contento quando ne incontro qualcuno perché so già che si potrà stabilire un rapporto più genuino e un bel salaam walikum serve immediatamente a guadagnare rispetto e cortesia aggiuntive. Chinnamasta mi prendeva abbondantemente in giro quando notava il mio entusiasmo all'incontro con un musulmano, ma lentamente l'esperienza di viaggio fa notare anche a lei quanto ciò sia vero.
Quando incontriamo Hussain, così, per strada, queste due opposte tendenze si agitano dentro di me ma decido di fidarmi ed una volta di fronte alla nostra guest house ci scambiamo i numeri: “stasera ci facciamo la turistata (deserto, cammello) ma domani ti chiamiamo”.

E turistata fu con Chinnamù cavalcante cammello e deserto che proprio deserto non è visto che ci crescono lenticchie e cotone selvatico e piloni dell'alta corrente e si vedono poche stelle nascoste dalle luci della città e dalla luna piena. Dormiamo all'aperto nel freddo della notte e la mattina ci svegliamo completamente inumiditi. Di fianco alla mia testa una talpa ha lasciato un bel cumulo di sabbia. Nel villaggio dove recuperiamo un tuktuk verso Bikaner si sta svolgendo una manifestazione contro l'aborto e l'omosessualità (effettivamente un legame a ben guardare c'è): una sfilata di donne agitano cartelli e striscioni; gli organizzatori mi chiedono di fare delle foto mentre mi spiegano che gli stessi cortei si svolgono, contemporaneamente, dappertutto in India. Fingo un interesse che confina con la presa per il culo e lascio questa poco convinta fila di donne ai propri slogan.

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Nei pressi di Bikaner, a Deshnoke, c'è un posto di cui m'avevano parlato tra i cuscini di un locale a Katmandù: il tempio dei ratti. Ogni tanto, durante il mio viaggio, mi immaginavo tale tempio come una scena di Indiana Jones, dove milioni di ratti formicolano (srattolano) sui pavimenti e sulle pareti formando una superficie viva e mutevole, dove centinaia di topi si gettano ai piedi dei pellegrini che vi si recano e dove uno squittio di sottofondo riempie l'aria puzzolente. In realtà di ratti ce ne sono ma non nella quantità che affollava la mia immaginazione: i pellegrini fanno la coda per entrare e portare un'offerta a Karni Mata e gettano cibo ai sacri ratti che corrono indisturbati per il tempio. Ah, ovviamente ci si aggira a piedi nudi…

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Torniamo a Bikaner e chiamiamo Hussain che ci guida tra i vicoli della città e in un hotel a cinque stelle, vecchia dimora tradizionale, pieno di decorazioni di un glorioso passato. La passeggiata con Hussain conferma le nostre prime impressioni e assaporiamo in tranquillità la pace della città con solo qualche raro bambino che chiede timidamente one rupees (sic) o 
one schoolpen. Andiamo a casa di Hussain per un chai e conosciamo tutta la famiglia, la sorella e il resto delle donne di casa con cui passiamo un momento in allegria. La sorella si sposerà tra sei mesi. Ah, sì? E con chi? Mah, non l'abbiamo ancora deciso, ma è ora che si sposi. Anche nelle frange musulmane dell'India vige tutt'ora la tradizione del matrimonio combinato e anche a un ragazzo moderno come Hussain (nonostante capisca il nostro scetticismo) la cosa pare perfettamente normale. Mh. Forse meglio così in definitiva.

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La sera dobbiamo insistere per invitare Hussain a cena ma non parla molto visto che il cugino (che lui chiama fratello) che ha lavorato in Italia e parla la nostra lingua con l'accento di Prato ci intrattiene lasciando poco spazio al nostro amico. Nel frattempo, attorno a noi, girano sospetti bottiglioni che spengono gli occhi e slegano la lingua delle persone che ci stanno attorno. E mi tocca sorbirmi Puglia (di cui non capisco il nome e che soprannomino così perché per qualche strana ragione, che non riesce a spiegarmi, quando hanno studiato l'Italia a scuola gli hanno parlato solo della Puglia) che vorrebbe imparare il cinese e il giapponese per poter accompagnare i turisti al supermercato.

Quando partiamo l'indomani e siamo già lontani, mi accorgo che Hussain mi ha ricaricato il telefono sul quale non avevo più credito.

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2 responses to Bikaner, premesse e turistate
  1. Lindora says:

    Il mio telefonino si è ormai dimenticato cosa sia una ricarica.
    C'è modo di far avere il mio numero a Hussain?

    :-))

    (no, i topi no)

    Un saluto
    Lindora

  2. anonimo says:

    brother this is the big gift of my birthday that you give me you know you only talk about me in this so its my plesure that i find a very nice brother like you where are you at this time ciao