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Brindisi, il rientro in Italia

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Ebbene sì, da Valona prendo un traghetto per l'Italia, per Brindisi.
E il primo aprile, a pochi giorni dall'anniversario di questo viaggio, mi sembra un'ottima data per rientrare in patria: uno scherzo giocato a me stesso per togliere importanza ad un passo che altri potrebbero definire epocale.
Su quella che una volta era la rotta dei famigerati “scafisti” che portavano disperati e sigarette in Italia, adesso due traghetti di linee concorrenti si contendono i pochi passeggeri che durante la settimana compiono la traversata. Con una logica che mi sfugge partono a mezz'ora di differenza l'uno dall'altro.

– Quale parte prima? Questo o Quello?
– Quello.
– Bene, un biglietto per Quello allora.

Però è Questo a mollare per primo gli ormeggi e a cazzare le scotte (immaginiamoci che sia un veliero) mentre io aspetto al sole su Quello (che forse, a rigor di logica, avrei dovuto chiamare Questo, però allora non potevo sapere che Quello sarebbe partito dopo Questo e adesso che mi trovo su Quello non posso arrogarmi il divino diritto di cambiare così i nomi)(e poi mi piace creare confusione), leggendo di un assassinio sull'Orient Express (il libro che mi ha salvato la sera precedente).
Su Quello non salgono più di una ventina di persone e tre macchine e quando il presagio di futuri passeggeri è completamente svanito partiamo anche noi.
Dalla mia postazione osservo gli altri passeggeri che fumano appoggiati alle balaustre e gettano i loro mozziconi in mare. Come osano? Non lo sanno che ho raccolto migliaia di sigarette spente a Mar Musa? La mia rabbia repressa li perdona perché non sanno quello che fanno ma anche perché sono abbastanza brutti e ciò mi sembra pena sufficiente per la loro ignoranza ecologica.
Vento tra i capelli e sole sulla pelle, Valona si allontana all'orizzonte fino a diventare un'annebbiata linea all'orizzonte: la distanza nasconde le sue brutture e i rifiuti sulla spiaggia e i bunker che stanno arrugginendo e la più bella albanese mai vista e tutta l'Albania che così mi saluta.
Il vento si fa troppo forte per gli altri passeggeri, io trovo un posto riparato e mi addormento al sole.

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Il porto di Brindisi si presenta a me sotto un tramonto morente col monumento al marinaio (di chiara fattura fascista) che spunta come una lama bianca alla mia destra.
Non capisco per quale caso del destino sia l'ultimo a lasciare la nave ma il primo a passare i controlli di frontiera. Tant'è. Ad occhio e croce sono l'unico italiano; senza neanche una pacca sulla spalla dal poco sorridente addetto al controllo passaporti (Ehhhhhh Maaaatttteeeeeoooooo! Bentornato!) mi trovo di nuovo a camminare in Italia. Sono quasi commosso e, mentre cerco un hotel, chiamo una di quelle amiche ancora in grado di esprimere entusiasmo (ciao Ste) e ridere per celebrare il mio sbarco.

Ho letto su tanti altri blog (eh, mica son speciale) della strana sensazione che si prova ad essere di nuovo in Italia dopo un lungo viaggio: le scritte che diventano improvvisamente intelligibili, le persone con cui si può liberamente parlare, i discorsi per strada che non sono più solamente un rumore di sottofondo. Sarà stato il passaggio in Albania, sarà l'abitudine ai rientri, sarà il primo aprile, ma io questa sensazione non l'ho provata. Anzi. Alla ricerca disperata di riso con cozze e patate (ciao Clara) mi trovo a dover interagire con dei camerieri che devono pensare sia un minorato mentale visto che non capisco neanche una parola di quello che dicono e ho chiaramente un accento straniero. “Di dove sei in Albania?” mi chiede uno di loro, travisando il senso del mio (breve) racconto.

E per fortuna è stata Brindisi a darmi il benvenuto perché Brindisi (ho già detto Brindisi?) è proprio bella. Le sue strade lastricate di pietra bianca e nera salgono in antichi quartieri, dove le donne stanno affacciate ai balconi per tenere sotto controllo la situazione, e girano attorno al porto in un susseguirsi di chiese e vecchi edifici.

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Sembra che la gioventù di Brindisi (ma potrebbero essere anche degli annoiati pensionati, perché no?) debba manifestare a tutti i costi i propri sentimenti per l'innamorato o l'innamorata di turno a colpi di bombolette spray. Giò ti amo. Bimba mi manchi. Tony ti amo. Cancellato. Principessa mi manchi. Corretto. Principessa famme nu bucchino. Un signore mi fa notare come abbiano dovuto mettere una griglia attorno ad una delle tante chiese per evitare che almeno i suoi muri fossero risparmiati.

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Mentre faccio una foto ad un cartello sulla ringhiera di una chiesa che mischia misticismo ed inventiva meridionale (“Non gettare rifiuti, Dio ti guarda!”) un signore ferma la macchina in mezzo alla strada (bloccando tutto il traffico) e mi chiede:

– Te ne intendi di foto?
– Mah, più o meno…
– Allora ho una domanda: Nikon o Canon?

E vi stupirò svelandovi (tra il suono dei clacson) di aver detto:

– Conta il fotografo. Chi scatta con Nikon ti dirà che Canon è una merda. Chi ha una Canon giurerà sia la miglior macchina al mondo. La verità è che non cambia niente. Compra quella che preferisci.

Un lungo percorso in cui comincio a togliermi gli sfizi culinari accumulati durante il viaggio (Primo Sfizio: entrare al bar per fare colazione con cornetto e cappuccino. Secondo Sfizio: chiedere al banco alimentari di un supermercato “mi fa un panino imbottito?” (“panino imbottito” m'ha sempre fatto ridere)) mi porta fino al monumento al marinaio. Lungo il percorso mi imbatto in altri monumenti, costruiti durante il ventennio, in cui il nome di Mussolini e l'anno fascista fanno ancora bella mostra di loro. Sul monumento al marinaio, un monolito bianco, invece, ogni riferimento al fascismo è stato cancellato: via il nome del Duce sulla lastra commemorativa, via gli enormi fasci che ne decoravano il lati. Solo le foto affisse sulla scala interna mostrano i segni di un passato obliterato. Mi chiedo cosa sia meglio: cancellare per dimenticare o mantenere per ricordare? Ogni regime che cade dev'essere accompagnato da statue divelte (sembra quasi un copione ormai).
Dalla cima del monumento al marinaio guardo Brindisi che sonnecchia e decido che è il momento di riprendere il cammino, a Taranto c'è un amico che mi aspetta.
Prendo un traghetto per ritornare sull'altra sponda del porto e la volete sapere una cosa? Cullato dai flutti del breve percorso, per un attimo, mi immagino di essere ad Istanbul.

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Poi ho anche aiutato un tunisino a capire come funzionano le tessere del telefono (mi spiegate perché sulle tessere italiane c'è da strappare l'angolino?) e m'ha ringraziato con una calda stretta di mano, ma questa non ho voglia di raccontarla.

(Claudia/Clara, la brevità del mio passaggio e la tua assenza non possono rendere giustizia a Brindisi che è davvero bellissima, chiedo venia. Questi pixel sono tutti per te se vuoi porre rimedio…)

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7 responses to Brindisi, il rientro in Italia
  1. NoRupies says:

    beh, prima o poi doveva accadere. niente male pure la coincidenza col primo di aprile. per scherzarci sù, sennò ci sarebbe da piangere… 🙂
    sai che ti dico? hai ragione: brindisi è un bel posto per ri-tornare.
     

  2. anonimo says:

    Se Brindisi avesse lu Cumpari, sarebbe una piccola Costantinopolis! M1

  3. anonimo says:

    Matteo, caro, Brindisi è irriconoscibile nelle tue foto. Hai lo sguardo magico, che coglie la bellezza anche dove ce n'è poca. Che nostalgia a vedere queste foto…

    senti se passi dalla Romagna let us know, io adesso vivo a Ravenna

    ciao ciao

    Clara, la brindisina

  4. anonimo says:

    Grazie, mi brillano gli occhi al colore del cielo, alle angolature, alle visioni che hai colto

    c.

  5. anonimo says:

    Bentorato Matteo
    Io,leggendo il tuo blog,sono ancora ferma a Teheran (eh si,qualche pagina – e mesetto – indietro ancora), è un pò come se per me il tuo viaggio fuori dall'Italia non fosse ancora finito… 🙂 Penso che leggendo i tuoi ultimi post sentirò un pò di tristezza… e la mancanza di tutti quei posti che ci hai raccontato,perchè questo tuo lungo viaggio mi ha totalmente coinvolta.

    p.s. : grazie per aver risposto alla mia mail,stò seriamente pensando di optare per il woofing tra le varie altrenative di viaggio che mi hai elencato 🙂

    Vanessa

  6. andlosethenameofaction says:

    Troppi grazie, viva Brindisi.
    Da piccolo sapevo un sacco di barzellette su Brindisi (tutte uguali), per fortuna sono riuscito a non propinarvele in questo post.

  7. patapulvi says:

    bellissime…

    (sono ripetitiva lo so xD ma sono tutte bellissime le tue foto *_*)