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Bundi e la Lonely Planet

Abbandoniamo Pushkar dopo una colazione che ci mette di malumore e ci dirigiamo verso Bundi. Lungo la strada imbocchiamo una stradina laterale e ci perdiamo in un piccolo villaggio dove un uomo di mezza età si proclama nostra guida e ci fa vedere tutti i templi del piccolo abitato e ordina alla gente di mettersi in posa quando faccio le foto. Ovviamente non parla una parola d'inglese ma passiamo una buona mezz'ora con lui che ci segue e ci precede tra le strade sterrate del villaggio. La curiosità e l'entusiasmo che generiamo è tale che Chinnamasta ed io ci immaginiamo di diventare delle divinità locali, adorati come dei ma in carne ed ossa, ma la palese assenza di nutella ci fa desistere dalle nostre manie di divina grandezza. I migliori posti dell'India, quelli in cui con la popolazione locale si stabilisce un rapporto scevro da ogni tornaconto, sono quelli lontani dai sentieri battuti, gli eremi in cui la vita scorre tranquilla e il turista è cosa sconosciuta, non un portafogli su due gambe da aggredire in ogni modo. Ma forse ciò è vero per ogni paese in cui il turismo si sia sviluppato (troppo) solo in alcune zone e poco in altre.

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Quando siamo pronti per ripartire mi fa vedere una schifosissima crosta che ha sullo stinco. Quando spinto dal disgusto esclamo “Ma che schifo!” tutto il gruppo intorno a noi comincia a ridere e a ripetere “schifo! schifo!” come se fosse la cosa più divertente che hanno mai sentito. Se qualcuno mi svela cosa si nasconde dietro a questa crosta vince un premio speciale. Forse un rimedio naturale e base di fango e smegma per disinfettare una ferita o un morso di serpente. Chissà.

Bundi e la Lonely Planet
Sulla strada per Bundi superiamo un sacco di mietitrebbiatrici (o mietitrebbie? Ho controllato Chinna e si può dire in ambo i modi, ma tu che sei contadina continua a dire mietitrebbia), enormi macchine che occupano quasi tutta la carreggiata. Non si vedono grossi campi di grano ma da qualche parte nel Rajasthan si devono celare delle grosse coltivazioni per giustificare le lunghe colonne di queste enormi macchine. Tutte le mietitrebbiatrici hanno una moto assicurata o sul carrello posteriore o sulla mietitrice anteriore: la teoria di Chinna è che i contadini si recano in moto per affittare questi mezzi e poi trasportano così i loro ciclomotori. Visto che non ho idee mie, mi sento di sposare la teoria di Chinnamuzzola.

Quando arriviamo a Bundi siamo un po' delusi: questo non è certo il “posto da cartolina” che descriveva la Lonely Planet, “il Rajasthan di cinquant'anni fa”. C'è il solito Rainbow Café che c'è in tutti i posti turistici d'India e la gente, abituata al turismo di massa, ti apostrofa col solito “Italiano? Roma o Milano?”.

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Allora, piccolo sfogo e parentesi che con Bundi (che tutto sommato è carina ma non troppo, più blu di Jodhpur e con un forte sicuramente meno bello) non ha niente a che fare: beccatevi le mie considerazioni sulle guide turistiche, quelle nate da uno stupidissimo libro che avevo rubato a Jodhpur sugli autori della Lonely Planet (Do travel writers go to hell?) e argomenti trattati nelle varie discussioni a questo riguardo con Chinnamarella.
Premessa numero uno: a meno di non aver passato un sacco di tempo in ricerche avere una guida turistica è sempre d'aiuto, fa perdere molto meno tempo nella ricerca di hotel e ristoranti, da almeno un'idea di cosa si nasconda in una città (mica tutti possono sapere per scienza infusa quali siano le attrattive segrete dell'India) e favorisce le decisioni dell'ultimo momento. L'unica guida che ho comprato fin'ora è stata quella del Vietnam, in Cina me ne sono passate diverse tra le mani (quella che mi avevano regalato era stata sequestrata alla frontiera) e in Nepal era facile affidarsi ai locali per suggerimenti e consigli. Quando Chinnamasta mi annunciò di aver preso una Rough Guide per l'India ero contento che non fosse, tanto per cambiare, una Lonely Planet, quando invece, tutta indiana e trotterellante, tirò fuori dallo zaino quel mattone che è la Lonely Planet dicendomi che in ultima analisi le “sembrava fatta meglio” ho fatto spallucce facendo di necessità virtù.
Premessa numero due: il mio primo viaggio in solitaria, in Messico, è nato attorno ad un itinerario consigliato dalla Lonely Planet. Certo, anche lì sono finito in posti (pochi) in cui raramente i turisti si recano ma spesso e volentieri ritrovavo le stesse facce nelle città successiva: tutti paiono seguire lo stesso, poco originale, percorso e ci si ritrova frequentemente in compagnia di persone incontrate in precedenza. Tutti fanno esattamente le stesse cose, tutti devono andare a visitare i luoghi più iconici e fare possibilmente anche le stesse foto. Come dice David Sedaris, ci sentiamo tutti diversi ed originali, ma finiamo per fare e per dire esattamente le stesse cose di tutti gli altri.
Come mi ha insegnato lo stupido libro sottratto a Jodhpur, che parla più di quante tipe si sia fatto l'autore e di quante droghe abbia provato che non altro, la Lonely Planet è cambiata: nata come guida per il viaggiatore indipendente senza soldi, che insegnava dove dormire a meno di un euro a notte, come entrare di nascosto nel tal museo senza pagare il biglietto e dove trovare la birra a più buon mercato adesso si propone ad un pubblico più adulto, che, memore dei passati viaggi con lo zaino in spalla, è adesso pronto a spendere un po' di più (sia per il vi
aggio che per la guida stessa…) nonostante voglia continuare a farlo in maniera indipendente. È per questo che oggi sulla LP si trovano all'incirca un settanta per cento di hotel di fascia media e dieci di alto livello con solo uno striminzito venti per cento dedicato alle bettole più infime. Il libraccio m'ha anche insegnato che per poter fare delle ricerche degne di nota sulle località che compaiono nella guida servirebbero molti più soldi e tempo a disposizione, per cui se un autore vuole terminare il proprio compito in tempo deve per forza affidarsi a qualche poco scrupoloso operatore turistico della zona prescelta: dai, tu mi fai stare gratuitamente nel tuo hotel con piscina e poi mi porti un po' in giro, mi offri la cena e mi paghi da bere, mi parli dei ristoranti e delle guest house dei tuoi amici, magari me le fai anche vedere, e così vi inserisco nella guida che più di tutte le altre garantisce il successo o il fallimento di hotel o di un bar. Se sei nella Lonely Planet sei a cavallo, fuori dalle sue pagine e devi lottare contro un'accanitissima concorrenza per poter sopravvivere.
C'è poi il fatto che per poter vendere, la guida turistica deve descrivere la destinazione in termini assolutamente positivi per poter attrarre il turista. Tra due guide turistiche per la località che avete prescelto, quale scegliete? Quella che ne elogia le qualità o quella che ne parla male? Prendete uno qualsiasi dei libri della Lonely Planet e vedrete che in mano ad un abile scrittore anche le più brulle pianure, le più squallide città, le spiagge più sporche diventeranno luoghi assolutamente idilliaci.
La Lonely Planet per l'India è in ciò particolarmente inaffidabile: troppo incomprensibile entusiasmo permea le sue pagine, forse è il ricordo di un tempo migliore in cui la vita scorreva più placidamente in questa parte d'universo a rendere poco obbiettivo ogni resoconto. Le recensioni di hotel e ristoranti sono estremamente inattendibili e la descrizione dei posti è così piena di superlativi che le aspettative create leggendo le sue pagine non possono che trasformarsi nella maggior parte delle volte in delusione.

E basta. Potrei andare avanti per ore, meglio se di fronte ad una birra in un bar dove si può ancora fumare però. Il messaggio di fondo è: se non avete tempo prendetevi una guida, una qualsiasi, magari boicottate la Lonely Planet (che però a ragion del vero ha un utilissimo forum online in cui si trova tutto lo scibile del viaggio) ma ricordatevi di non spegnere il cervello e che la vita vera si trova al di là dell'immagine patinata delle guide turistiche (o di un blog di viaggio).

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4 responses to Bundi e la Lonely Planet
  1. aliceinwonder says:

    queste foto sono semplicemente molto belle.delineano un racconto tutto loro.complimenti

  2. usadifranciRDD says:

    al rogo l a lonley planet! pesa duecento quintali. è abusata da chiunque. ma è sempre utile per trovare un ostello dell'ultimo momento ed sapere quali locali evitare la notte…cioè quelli consigliati!

    per quanto riguarda perth non ce la faccio 🙁
    ho preso un biglietto per darwin il 4 novembre e poi scendo in treno sino ad alice springs…
    mi perdo molto, ma il tempo è poco…e più che la meta conta il viaggio! mi lascio "qualcosaina" per la prossima volta 😉

  3. NoRupies says:

    eh eh, ma è proprio quanto da me "denunciato" sul tuo blog colla semplice chiosa  "e dormirai all'Evergreen" … 😉

  4. andlosethenameofaction says:

    @aliceinwonder: i complimenti di una poetessa contano doppio!
    @franci: ma almeno vai da Cairns a Darwin via terra…
    @silvio: hai visto come sono stato bravo a non andarci 🙂