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Cacofonia

Saigon, altrimenti detta Ho Chi Minh City (o HCMC per chi predilige le sigle), m'inghiotte con la sua afa in un giorno lunghissimo. Io e la mia mappa presto litighiamo ma mi piace perdermi passo dopo passo nella cacofonia delle motociclette sfreccianti e dei clacson usati a tutto spiano. Dopo solo pochi minuti passati nel traffico di Saigon mi rendo conto che il clacson è un'appendice fondamentale per il guidatore locale e deve essere usato con profusione in ogni circostanza. Esiste un codice indecifrabile che fa corrispondere ad un colpo di clacson più o meno lungo uno dei seguenti messaggi:

– Spostati
– Non spostarti
– Ti sto superando
– Non osare superarmi
– Ti sto venendo addosso
– Ti sono venuto addosso
– Mi piacerebbe tanto evitarti ma mi sto accendendo una sigaretta (e suonando il clacson allo stesso tempo) quindi devi pensarci tu

Sorprendentemente però, si impara presto ad attraversare la strada e a sopravvivere: tutti i turisti sembrano particolarmente fieri di questa dote acquisita e che pare al principio sovrannaturale. O forse quelli che sono periti nel tentativo di attraversare la strada semplicemente non possono vantarsene.

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Saigon, sette (o otto? o nove?) milioni di abitanti e quattordici milioni di motorini. Dove andranno a finire quando smettono di consumare l'asfalto? Facile: ovunque! Ogni bar, ristornante, hotel, banca, chiesa o tempio, insomma, tutto ciò che ha un tetto o una recinzione diventa un parcheggio. Un inserviente scarabocchia un numero sulla sella e rilascia una ricevuta al ex centauro che può diventare a sua volta carne da motorino.

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Edifici del passato coloniale francese si alternano a edifici diroccati o a strettissimi palazzi costruiti su un fazzoletto di terra. Enormi grattacieli ipermoderni sono in costruzione e contrastano col carattere quasi medievale della città: come ogni grande metropoli asiatica che si rispetti tradizione e modernità, vecchio e nuovo, fatiscente e luccicante convivono in un strano ma stabile equilibrio.

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Grovigli di fili elettrici vanno da un palo della luce all'altro e da lì si diramano agli edifici circostanti. Non vorrei essere un elettricista da queste parti.

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Nel caos che è Saigon non trovo nessun monumento o edificio che mi faccia restare a bocca aperta, ma la vita che pulsa nelle vene della città ti si incolla addosso e non ti abbandona. E sopra tutto il marasma del movimento, il calore incontenibile, il frastuono del traffico e i mille contrasti di questo microuniverso sovrasta lui, il condottiero che mai conquistò Saigon: i ritratti e le statue del grande leader punteggiano la città come a ricordare a tutti che il nome ufficiale di Saigon è Ho Chi Minh City, la città dello zio Ho. 


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