Blog

Come complicarsi la vita

Ah che bello ritrovare la sensazione del viaggio solitario, abbandonare il lusso anonimo dei giorni importanti passati con mia madre, rivivere quei momenti “no alpitour” che ti fanno perdere un sacco di tempo e incontrare loschi figuri.
Ad Amman vado alla ricerca di un taxi per Damasco, “sì signore, partiamo subito, massimo dieci minuti” e dopo solo due ore ed essere stato messo su quattro macchine diverse finalmente partiamo, io e i miei due silenziosi compagni di viaggio (il quarto non l'abbiamo trovato, recupereremo un disgraziato per strada).
Passaggio di frontiera quasi come un VIP, ci metto meno di dieci minuti a fare il visto siriano mentre una coppia di italiani, partiti da Amman molto prima di me, ancora aspetta con espressione preoccupata e un altro ragazzo, lì da due ore, medita con lo sguardo perso nel vuoto sul da farsi. Mi dispiace per loro ma… visto quanto ho sudato per visti e passaporti direi che adesso tocca a qualcun altro.
Ripartiamo e dopo pochi chilometri il traffico s'intensifica, le case diventano meno sparse e scompaiono le beduine impolverate tra le carreggiate: ci stiamo avvicinando a Damasco. Veniamo abbandonati in periferia e lasciati alle abili cure dei tassisti della capitale siriana. Se, viaggiando, un nuovo paese o una nuova città sono sempre incognite che generano apprensione, quando si ritorna in un luogo conosciuto si naviga in tranquillità, ci si muove come degli esperti, si conoscono i trucchi ed i misteri, le strette di mano segrete, il giusto prezzo per una corsa in taxi e dove poter prendere l'autobus; così dopo aver schiaffeggiato un tassista che chiede troppo, salto sul macinino di un vecchio autista che chiede la metà. Ci infiliamo nel traffico che con le sue lente regole ci accompagna dolcemente: mi immagino a passeggiare tranquillamente sul ciottolato di Damasco, a camminare con collo mobile, guardandomi in giro con le mani in tasca, a veder arrivare la sera e andare a mangiare in un posto di fiducia.
Certo.
Come no.
Dopo un chilometro, solo mille sporchi metri, mi accorgo di aver lasciato il passaporto nell'altra macchina: il bello della vita è che è liberamente complicabile.
Panico.
Mi passano per la testa mille immagini e frammenti di discorsi passati, dall'addetta ai passaporti di Delhi che mi dice “ah, se avessi perso il passaporto ti avremmo fatto un foglio di via per l'Italia”, a conversazioni tra viaggiatori su ipotetiche perdite ed io che sostengo che sì, la cosa peggiore che ti possa capitare è proprio smarrire il passaporto (anche se farsi fregare la macchina fotografica con tutte le foto non è esattamente piacevole), fino alle considerazioni sulla mia permanenza senza passaporto in Siria (io che ho amicizie altolocate tra la polizia locale).
Panico.
Scuoto l'autista e col dono dello spirito santo gli spiego, in arabo, che ho lasciato il passaporto sull'altra macchina e che deve fare inversione subito, tosto, immantinentemente e anche precipitevolissimevolmente!
Il traffico, che prima mi pareva un piacevole contrattempo adesso mi innervosisce e mi dà molto tempo per sbattere la testa contro il finestrino. Quando finalmente arriviamo dove sono stato scaricato, il tassista giordano (ovviamente) non c'è più.
Panico.
Respira.
Pensa.
No, non a quello, non è il momento.
Pensa.
OK.
Portami dove partono i taxi per la Giordania.
Chissà se avrà capito? chissà se il mio arabo prebabiloniano sarà stato sufficiente a far capire al mio vecchio conducente dove voglio andare? chissà se esiste solo un posto da cui partono i taxi verso Amman? chissà se ritroverò la macchina giusta?
Arrivo alla stazione da cui ero partito un paio di settimane fa. Le considerazioni precedenti sulla sicurezza che si prova ad essere in un posto conosciuto? Svanite, il panico è ancora la sensazione dominante.
Ringrazio frettolosamente il tassista che mi ha portato fin qui e spero di vedere l'auto che cerco, di cui non ricordo né il colore, né la marca, né ovviamente la targa.
Un nugolo di tassisti in cerca di passeggeri mi si forma attorno e dopo aver sentito la mia storia decidono che sono un caso disperato e mi lasciano da solo alla ricerca del passaporto perduto. Mi tocca raccontare della dimenticanza ad una decina di personaggi che in maniera più o meno inutile cercano di aiutarmi, finché un ragazzo mi chiede “ma per caso il ragazzo che guidava la macchina era alto?”, alla mia risposta affermativa sorride, parte in un lunghissimo monologo in cui si proclama mio supremo salvatore, mi abbraccia, mi scuote e mi fa capire di non preoccuparmi: dopo mezz'ora infatti arriva l'alto ragazzo giordano che non pare troppo sorpreso di trovarmi qui. Recupero il passaporto, lo bacio (il passporto, non l'autista), gli dico che non lo abbandonerò mai più (il passaporto, non l'autista), cancello la brutta faccia dell'addetta ai servizi consolari di Delhi e salto su un taxi per il centro di Damasco col buio che fa da sfondo alla gioia del ritrovamento.

Niente passeggiata al limite della sera.
Niente camere libere nell'hotel in cui ero stato precedentemente, ma accetto un letto sul tetto: dalle stelle (degli hotel gentilmente offerti da mia mamma/sponsor) alle stelle (quelle della fredda notte siriana).

click here to share
8 responses to Come complicarsi la vita
  1. chitarradanzant says:

    I migliori viaggi sono quelli "no alpitour" 🙂

  2. usadifranciRDD says:

    l'importante è che sia tutto andato per! il meglio. se non avessi perso il passaporto non avresti mai e poi mai potuto provare tutta quella gioia al momento del ritrovamento 😉
    io sono per l'imprevisto sempre e comunque! (quando capitano agli altri ovviamente)

  3. NoRupies says:

    perdere il passaporto? brrrrr
    non è stato un pò come stare sulla rete senza avatar? uhm no, credo molto peggio.
    avrei molti anedotti da raccontarti sui passaporti ma lo spazio qui dei commenti è troppo piccolo (questa l'ho già sentita d aqualche parte… 😉

  4. andlosethenameofaction says:

    Silvio, hai un blog no? Aspetto il post sulle storie di passaporti…
    Però secondo me con un po' di incazzature e di pugni battuti sul tavolo un passaporto in ambasciata te lo possono fare ma sai che due palle…

  5. NoRupies says:

    ok spero di poter al più presto postare, a proposito di passaporti, una stranissima spy-story che mi è capitata a Peshawar (ehm.. non per rigirare il coltello nella piaga…)

  6. andlosethenameofaction says:

    Maledetto… il Pakistan è rimasto come un buco nero che prima o poi dovrò colmare, in un modo o nell'altro.

  7. anonimo says:

    Vedi di farti trovare alle 23.00 del 47 gennaio sotto la torre di Galata. Poi potrai seminare tutti i passaporti che vuoi. M 1

  8. andlosethenameofaction says:

    Ma non avevamo detto 48 gennaio?