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Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu

Dopo la serata di ieri, con la bocca un po' impastata, devo decidere sul da farsi.
In teoria non sarei neanche voluto passare da Damasco, la mia destinazione dopotutto era Mar Musa.
Sì, sarà il caso che ci vada oggi.

Quando però scendo a fare colazione due occhi azzurri mi fanno capire che anche oggi non lascerò la città. Dribblo un francese dalla rara pesantezza che sembra avere la scienza infusa del viaggio (“oui, oui, è da cinque anni che viaggio, oui, oui, prima ho fatto un altro viaggio, di sei anni, oui, oui, adesso vado in Egittolibiasomaliaeritreaepoimagaritornosudalmarocco” e poi quando qualcuno degli astanti gli chiede come abbia fatto a mantenersi tutto questo tempo, fa una faccia finto intelligente e dice “uccidendo vecchie e bambini” che 1. è una battuta che non fa ridere 2. proprio non fa ridere 3. sa di frase ad effetto ripetuta diecimila volta (nota per dittatura personale: vietato usare la stessa battuta più è più volte (a meno di non essere un comico, ma devi far ridere, non solo sorridere, altrimenti devi cambiare mestiere), l'originalità al potere) e poi invito Occhi Blu a fare una passeggiata in tete à tete: danese, giovane, l'imbarazzante sosia di una mia passata fidanzata (ciao Julie) con anche qualcuno dei suoi atteggiamenti (no Macse, quello no, ogni tanto scuote un po' la testa, ma è tutto).
Passiamo la giornata assieme, passeggiando senza meta a passo tranquillo.
Occhi Blu è qui da due giorni, all'inizio di un viaggio di qualche mese in Medio Oriente prima di iniziare l'università (velhoddettocheggiovane!): per una ragazza della sua età ha già viaggiato moltissimo (secondo il metro italiano di sicuro) e si parla d'India, d'Iran e ovviamente della regione in cui adesso ci troviamo.

Trascorriamo gran parte della mattinata all'interno della moschea Omayyade, una delle più belle che abbia mai visto in vita mia (l'ho già detto? L'ho già detto che all'interno c'è una delle tante teste di Giovanni Battista?). Dopo aver convinto i guardiani che non abbiamo bisogno di comprare il biglietto d'ingresso, ci sediamo sotto le arcate soleggiate e osserviamo… i bambini giocare. Sì, sembra che il sagrato (mah, si chiamerà sagrato? No, eh?) della moschea sia un enorme parco giochi per bambini: corrono, si inseguono, prendono la rincorsa e si lasciano scivolare sul marmo liscio, rotolandosi sulle pietre lise (rendendo quasi inutile il continuo lavoro dei pulitori che passano con grosse scope) e più passa il tempo e più il numero dei bambini aumenta e fanno la loro comparsa anche palle e palloni di diverse dimensioni; tutto lo spazio di fronte a noi è riempito di bambini e donne che improvvisano picnic e fanno materializzare panini nelle mani dei loro pargoli. L'effetto è quanto mai strano ma decisamente gioioso. Ovviamente, con una bionda al mio fianco sono alquanto cospicuo e diversi bambini si fermano di fronte a noi per essere fotografati e, senza aspettare che gli mostri le loro immagini, scappano ridendo e rilanciandosi in folli inseguimenti e cadute senza troppi danni.

Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi bluDamasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu

Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi bluDamasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi bluDamasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu(Giuro che ho anche diverse (2) foto sorridenti di questa signora ma quella con lo sguardo corrucciato mi piaceva di più)
Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu


Restiamo tra le grida e le corse dei bambini musulmani a lungo e poi, millantando un senso dell'orientamento in realtà inesistente, faccio sì che ci si perda in posti nuovi e mai visti, tra i quali un interessante mercato dove non facciamo tre passi senza essere bloccati da qualcuno che vuole farsi fotografare o essere fotografato con noi due (ovviamente soprattutto con lei: ubi major minor cessat d'altronde).

Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi bluDamasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi bluDamasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu
Ritrovo anche la bandiera d'Israele che tutti sono obbligati a calpestare al loro passaggio e che avevo avvistato in una ormai lontana passeggiata con Luca, durante il mio primo passaggio a Damasco.

Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu
Per la città si aggirano dei coloriti gruppi di pachistani, in pellegrinaggio qui per le celebrazioni che seguono il giorno dell'ashura: donne in sari colorati, uomini dallo sguardo truce mi fanno ancora una volta rimpiangere di non essere potuto andare in Pakistan durante questo viaggio. Un buco nero che presto o tardi dovrò colmare.

Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu
La sera mi separo da Occhi Blu: il gruppo di persone con cui passerà le prossime due settimane tra Damasco e Beirut è arrivato e deve andare a cena con loro.
La ritrovo dopo, per una birra, che non riusciamo a berci.

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One response to Damasco: moschee, giochi, pachistani e un paio d'occhi blu
  1. NoRupies says:

    Ti capisco perfettamente: una volta mi trovai al bivio per Aden (devi aver letto nel mio blog) con una assistente di volo della xxxxxx airlines (usa); in quel viaggio fui più fotografato di tom cruise.
    ps: carino io monastero; invece qui in italia c'è un casino della madonna sempre x colpa della stessa testadiminchia (meglio che non ti informi, spassatela 😉