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Delta del Mekong

Mi costa confessare che la gita alla Santa Sede del Cao Dai era in realtà parte di un tour organizzato (buuuuuh, lancio di pomodori) ma lo scotechinamento dei piedi dopo tre giorni di asfalto caliente faceva sembrare la prospettiva di una giornata di aria condizionata e cervello spento una piacevole alternativa.
Mai più. A parte la guida che si presenta a me in italiano dicendomi "ieri ero ubriaco ma oggi sono sobrio" (e me la menerà per tutto il tempo con variazioni sul tema, tipo "sarò ubriaco ma domani sarò sobrio" o "oggi sono ubriaco ma domani sarò sobrio") tutto il resto ha fatto recere, dagli sfigati compagni di viaggio con cui ho dovuto passare la giornata in imbarazzanti e vuote conversazioni alla visita alla fabbrica di ceramica. Sì, visita della fabbrica, va bene che siete handicappati e mutilati, ma a me di vedere le mirabolanti cose che riuscite a fare con dei gusci d'uovo schiacciati non interessa granché, avrei preferito dormire un'ora in più. L'annesso negozio di souvenir è il regno del kitch: tra il tarroname in vendita spiccano una serie di palloni da calcio di ceramica (lo giuro) a grandezza naturale con nomi di giocatori famosi scritti tra un esagono e un pentagono. Zidane, Pelé, Maradona, Beckham. Vorrei conoscere qualcuno col pallone in casa, davvero. O qualcuno che ne ha regalato uno pensando di fare cosa gradita. Uno dei due, non chiedo tanto.
Evidentemente sono il solo contrariato dalla visita al kitchificio: tutti parlano delle fantastiche tecniche impiegate nella fabbricazione di paccottaglia per turisti e l'americana barbuta che legge un libro sull'illuminazione spirituale al mio fianco ha comprato qualcosa, un piccolo pacchetto, grazie a Dio non di forma sferica o mi sarei dovuto defenestrinare per sfuggere all'orrore.

Insomma, tutto per dire che di viaggi organizzati in Vietnam non ne voglio più fare, non voglio correre il rischio di visitare mattonifici, tessitorie, fabbriche di caramelle e troiai varii. Scarto quindi tutte le offerte di tour sul delta del Mekong e decido di andarci da solo. Il viaggio da Saigon a Viehn Long dura solo tre ore di traffico e di buche, arrivato sul posto contratto il prezzo di un passaggio in moto e, qualche traghetto dopo, arrivo dove passerò la notte, un bungalow sperduto tra i canali e rivoli che compongono il delta del Mekong, detto anche Er Marrone per il suo caratteristico colore.

Rubo una bicicletta senza freni e cerco di perdermi. Ci riesco discretamente e l'esperienza è sublime. Ogni dieci metri un bambino ti saluta felice con un "heeeelloooo" che ti scalda e ti fa sentire il benvenuto, la sensazione d'essere uno stupido turista scivola via e i muscoli del viso dolgono dal tanto sorridere. Anche i piccoli vietnamiti che giocano in acqua non mancano di sorriderti e salutarti gioiosamente.

Delta del Mekong
La sera vado a letto contento.
La notte lo sono un po' meno visto che un altoparlante dall'ubicazione non meglio definita, forse dalla sede locale del partito, si mette in funzione verso le tre e non la smetterà di lagnare almeno fino alle cinque. Prima e dopo sono i rumori della giungla a non farmi dormire.
Ottimo, sono di ottimo umore e devo trovare un battello per visitare il delta.
La cosa più logica da fare mi sembra quella di mettermi di fianco ad un canale e fare barcastop.
Non funziona molto bene: mi sbraccio, urlo a turisti solitari "doooooyoooouwaaannaaaashaaaareeeyooourbooooaaaat" ma o non mi sentono o puzzo troppo, sventolo cartelli da autostoppista ma nessuno mi caga. I due barcaioli sotto di me, impietositi, mi propongono di portarmi al mercato galleggiante a prezzo politico: ho un barcone di venti metri e uno chauffeur tutti per me!

Lunghe barche con occhi ed enormi chiatte cariche di grano accompagnano il lento viaggio fino al mercato galleggiante di Cai Be.

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One response to Delta del Mekong
  1. anonimo says:

    Hei viaggiatore!

     leggere delle tue avventure raccontate con il tuo caratteristico sarcasmo e ironia ("tarroname…kitchificio…" – geniali!!) oltre che a generare continua invidia mi regala quotidiani momenti di risate!
    buona continuazione di viaggio, lontano da viaggi organizzati e troiai, ovviamente 😉

    ah, complimenti per le foto, alcune sono davvero molto belle e aiutano a immaginare i posti che stai esplorando! (e l'invidia cresceee)

    alla prossima puntata!

    un saluto da Milano, un posto leggermente meno esotico del vietnam -.-

    Rachid