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Dov'è finito il silenzio?

Finisco di raccogliere gli ultimi mozziconi dalla rupe di Mar Musa e sospiro soddisfatto: finito il lavoro, finito il silenzio. Pieno di graffi e di terra vado a farmi una doccia e poi mi unisco all'allegra brigata per il pranzo (che con ritmi poco monastici di solito è alle tre di pomeriggio), ricevo sorrisi e occhi spalancati dalla sorpresa quando comincio a parlare e poi vengo subissato dalle domande dei curiosi come se fossi un uomo rinato, ma dopo giorni e giorni di inattività linguistica riesco a malapena ad articolare qualche frase stentata in italiano, parlare una qualsiasi altra lingua sembra impossibile e mi limito a dare risposte sconclusionate.


Passo il resto del pomeriggio a leggere un altro libro di Terzani (Lettere contro la guerra, un interessante punto di vista su come si sarebbe potuto gestire diversamente l'undici settembre) aspettando che arrivi la notte.

La mattina successiva vado a sistemare la grotta per il prossimo fortunato che vi passerà qualche notte e passo la giornata a leggere e ad assorbire un'altra razione di deserto.

Decido di passare l'ultimo pomeriggio a Mar Musa assieme al gruppo “storico” guardando un film, tutte le persone che ho trovato qui al mio arrivo e che, come me, avevano detto “mah, resterò al massimo un paio di giorni…”. Mi approprio della cucina e preparo pop corn per tutti (la cosa più pallosa di fare i pop corn è contare i chicchi e poi contare velocissimamente i pop per sapere quando sono pronti) e ci incolliamo di fronte alla storia di un frate russo su un'isola deserta (in russo sottotitolato francese) che mi pare si chiami proprio “l'isola” (bello, guardatelo).
La notte faccio una foto al monastero sapendo che il mio tempo qui volge al termine, un ultimo ricordo notturno.

Dov
Il giorno successivo è arrivato il momento di partire.
Parlo a lungo con Fabiana, un lungo addio e molti abbracci, prima che vada a ritirarsi per un giorno nel deserto: il silenzio (non so se s'era capito prima) ha una grandissima importanza a Mar Musa e ogni membro della comunità si ritaglia un attimo di deserto per meditare e pregare e pensare.

Timorosi dell'arrivo di interi pullman di Unni sciamanti (è il fine settimana musulmano) Federico, Anya, Edward ed io, dopo i saluti di rito a tutti e soprattutto a Padre Paolo, abbandoniamo il monastero appena dopo colazione e ci dirigiamo sulla strada sperando che passi qualcuno che ci porti in un posto utile per fare autostop e proseguire il nostro viaggio: Ed e Anya verso Damasco, Federico ed io verso Crac des Chevaliers.

Scendendo l'impervia scalinata le ginocchia scricchiolano sotto il peso degli zaini (tra l'altro lo zaino più grande cigola ed è una cosa davvero fastidiosa) e più mi allontano dal monastero e più mi allontano da tutte le sensazioni che ho provato nella grotta, stando solo con me stesso. Dov'è la certezza che ho trovato in quello spazio angusto? In che angolo della mia anima si è rifugiata la chiarezza che lassù, in quella valle, ho conquistato? Dove sono finite le chiavi dell'armadio in cui ho messo in bell'ordine tutti i miei pensieri? Sembra che quei momenti di illuminazione siano lontani anni luce…
Mi giro un'ultima volta verso la facciata a strapiombo del monastero di Mar Musa e mi rendo conto che c'è ancora una fiammella che luccica da qualche parte dentro di me, che deve essere coltivata col pensiero e col silenzio perché non si spenga, perché possa rivivere altrove le sensazioni provate in questo angolo di spiritualità.

Un'ultima foto ricordo.
Una macchina che si ferma.
Un ultimo saluto agrodolce.
E siamo di nuovo in viaggio.

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7 responses to Dov'è finito il silenzio?
  1. andlosethenameofaction says:

    Odio, odio Splinder quando per caricare una foto una ci metto un'ora una.
    Mortacci sua.

  2. Lindora says:

    Lo spirito dell'ultimo commento è quanto di più esilarante si possa inserire dopo cotanto raccoglimento 🙂

  3. andlosethenameofaction says:

    Ricordatidimarmusa ricordatidimarmusa respira respira ahah

  4. NoRupies says:

    bella, vero, quella sensazione di non potersi trovare altrove che lì dove -appunto- siamo? così lontani dal nostro naturale centro geografico (beh, evidentemente non così naturale); come dire, ci si sente "giusti" o qualcosa del genere? 

    nasce così il nostro "così lontano così vicino?
    oppure quel "lontano da dove?" che tante volte mi sono chieduto (eh eh x sdrammatizzare un pò… compro una vocale, giro la ruota 😉
    Buona continuazione mat

  5. anonimo says:

    Bellissimo testo e bellissima fotografia 😉
    Sandro

  6. usadifranciRDD says:

    e come fai a contare i pop…a volte scoppiettano in contemporanea…io ogni volta mi perdo :/

  7. andlosethenameofaction says:

    @Silvio: la vocale l'hai comprata? Questo è il risultato? http://norupies.splinder.com/post/24003542/bisognerebbe-andare-sulla-luna
    @Sandro: grassie
    @Franci: esercizio, esercizio