Blog

Durazzo (post con parentesi)

Non so se s'era capito, ma il bello del dialogo che concludeva il post precedente era che le parti mie e di Teuta erano liberamente scambiabili. Shakespeare si rivolta nella tomba dall'invidia.
Insomma, indipendentemente da chi avesse fatto la proposta iniziale, ci troviamo ambedue a Durazzo.
Mentre i discorsi sui suoi passati fidanzati anorchidi continuano (con continui scuotimenti della mia testa per cotanta bassezza (è che ogni tanto la gente dimentica che può avere ancora dignità)()) Durazzo si mostra in tutto il suo cemento abbondantemente versato sul lungomare e le acque di un Mediterraneo che sembra più una fogna a cielo aperto che altro: spruzzi di acqua oleastra spruzzano verso il cielo quando le onde si infrangono sugli scogli e sulle spiagge piene di rifiuti spiccano un'inspiegabile quantità di ciabatte di gomma colorata (spaiate, altrimenti sai il business).
Racconti e falcate e bunker. Mentre Teuta parla (e parla e parla e parla con quella sua cadenza che all'inizio voleva farmela strangolare ma, oltre ad essere la donna più bella di tutta l'Albania, è anche quasi simpatica per cui la sua presenza mi risulta più piacevole) procediamo un passo dopo l'altro; lasciamo il lungomare per addentrarci in una zona in cui gruppi di zingari demoliscono i bunker del periodo comunista (per recuperarne il ferro mi dice Teuta, ma non sono tanto convinto che cotanto sbattimento valga la candela eppure sono lì, a distruggere questi simboli di chiusura al mondo e paura una martellata dopo l'altra) fino alla spiaggia e agli scogli su cui proseguiamo per qualche chilometro.
Spiego a Teuta le gioie del congiuntivo imperfetto e la goduria della consecutio, verso la fine della giornata i suoi “pensavo che era” si trasformano quasi per magia in impeccabili “pensavo che fosse” e con più difficoltà i “se ero… facevo…” si mutano in “se fossi stata… avrei fatto”: miracoli della mente linguistica albanese. Viva il congiuntivo. E viva anche la revoluciòn, ma questa è un'altra storia.

IMG_7454 IMG_7465 IMG_7486 IMG_7496 IMG_7504 IMG_7516 IMG_7523 IMG_7555 IMG_7576 IMG_7585
Sulla via del ritorno entriamo in una scuola militare abbandonata. Una moltitudine di oggetti che nessuno si è dato la briga di recuperare raccontano storie fantastiche: maschere antigas, manuali per la guerriglia e di esercizi fisici, banchi di scuola e cassette per gli attrezzi, vestiti e scarpe, cornette di telefoni e foto di militari che si abbracciano a torso nudo (un po' gay) giacciono sparpagliati al suolo. Sembrano reliquie trasportate qui da un lontano passato ma da alcuni giornali ingialliti scopriamo che l'abbandono di quest'edificio dev'essere storia piuttosto recente, le date ci riportano solo al 2008. Alcune mucche che passano all'orizzonte si trasformano nel mio piacere fotografico.

IMG_7600 IMG_7606 IMG_7614 IMG_7642 IMG_7653
Quando il sole cala e arriva il momento della separazione non ci sono più autobus per tornare a Tirana e visto che Teuta non si fida a prendere uno dei tanti minibus le tocca passare la notte a Durazzo. Che nessuno questioni la sua (e la mia) indubbia moralità.

La sera mi occupo ancora più a fondo della sua cultura italiana e mi premuro di farle imparare a memoria il monocolo (sic) di A.TT.I.L.A. e le faccio vedere su iutub le scene più importanti dei primi due Fantozzi. Che fa? Batti? Ma, mi da del tu? No, no, dicevo batti lei! Ah congiuntivo!

La mattina successiva una pioggia scrosciante accoglie il nostro risveglio e solo dopo un caffè ed una serie di foto di Teuta fumante (all'interno del bar, per chi se lo stesse chiedendo) il tempo si rasserena e saliamo (scendi il cane che lo piscio) la collina che domina la città; sulla sua cima si trova la villa che Re Zog Primo (e Ultimo, ma questo già lo dovreste sapere) fece costruire per sé e che poi Hoxha adibì a proprio quartier generale. Sembra anch'essa abbandonata ed impossibile da visitare, un impenetrabile barriera di filo spinato ne vieta l'accesso. Mentre curiosiamo e cerchiamo un inesistente varco si materializza il custode che molto gentilmente ci fa entrare. Ringraziamo ed esploriamo i molti piani di quella che una volta doveva essere una villa sontuosissima. Negli anni novanta fu depredata e tutti gli ori, i marmi e financo i listelli di parquet furono completamente rimossi. La vista che si gode dalle finestre dai vetri rotti, Durazzo e il suo mare che da quassù non tradisce la sua sporcizia, rimane l'unica spoglia di un passato splendore.

IMG_7715 IMG_7720 IMG_7814 IMG_7723 IMG_7728 IMG_7755 IMG_7758
Teuta dovrebbe tornare a Tirana.
Anzi no.

– E se andassimo assieme fino a Berat?
– Come no!

E adesso non c'è neanche bisogno che vi spieghi cos'ha di bello questo dialogo.

click here to share

Leave a Reply

3 responses to Durazzo (post con parentesi)
  1. anonimo says:

         Maatt 

      allora facciamo cosi,d'estate faremo le foto che dicevamo a villa di Zogu!!  
       ….
     che ne dici?..  hiiihhiiiii

  2. andlosethenameofaction says:

    Dovevi cogliere l'attimo quando l'ispirazione mi guidava verso più alte forme artistiche!

  3. patapulvi says:

    Belleeeee!!!!!!