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È questa la Cina?

Prima di scoprire un nuovo paese mi piace preparare in ogni minimo dettaglio la mia visita, passare lunghe giornate su internet ed in biblioteca, leggendo volumi su volumi di storia, cultura, usi e costumi, tradizioni e lingua. Con la Cina questa fase iniziale è stata particolarmente intensa e quando arrivo in Cina so che:

– la Cina è grande
– in Cina si parla cinese
– la Cina ha una bandiera rossa con delle stellette gialle
– in Cina si mangia cinese ma immagino non si impossibile trovare una pizza

Novello sinologo quale sono, quando arrivo in Cina sono sorpreso: dov'è il paese sporco e diroccato che mi immaginavo? Dove sono le migliaia di cinesi in ciabatte e cappelli di paglia? Perché nessuno sta cucinando dei topi alla griglia per strada?
Dopo aver passato la frontiera con il Vietnam ad Hakou, essermi fatto sequestrare la guida turistica fotocopiata (bad karma) perché Taiwan non figura come parte della Cina, e un lungo viaggio in un autobus con cuccette il mio primo impatto con la Cina è la grande città di Kunming.
Durante il tragitto conosco altri viaggiatori e quando arriviamo alla stazione degli autobus, storditi, alle sei di mattina, siamo attaccati da un'orda di tassisti che ci spingono e tirano verso i loro mezzi: inutile dire che non capisco una mazza e nonostante attivi la mia migliore faccia da triglia lessa continuano insistentemente a volermi parlare in cinese, ripetendo quelle che mi sembrano essere sempre le stesse frasi ma ad un volume crescente per aiutare la mia comprensione. Per fortuna una noiosa ragazza dagli occhi a mandorla, che si spaccia per australiana, conosciuta in autobus, parla cinese e riesce a spiegare a questa massa urlante dove vogliamo andare e a contrattare il prezzo della corsa. Nonostante si sia scelto un autista gli altri continuano ad urlarci dietro e ad implorare di andare con loro, la finta australiana si copre le orecchie con le mani e chiude gli occhi. Faccio come lei perché mi sembra la cosa più cinese da fare. Il tassista si perde e continua a chiedermi dove andare e visto che non capisco, forse per colpa del suo accento, decide di scrivermi in ideogrammi cinesi la stessa domanda su un pezzettino di carta. Ringrazio. L'australocinese gli dà le giuste indicazioni e arriviamo all'ostello: come farò a sopravvivere da solo?

Kunming è la capitale dello Yunnan, una delle regioni più turistiche della Cina: è la città più pulita in cui sia stato da un bel po' di tempo a questa parte, grosse strade a sei corsie attraversano uno sterminato insieme di palazzi e grattacieli moderni, auto di grossa cilindrata occupano la carreggiata, motorini elettrici sfilano silenziosi in corsie riservate e nessuno porta il casco. Ecco, nonostante le ricerche non me l'aspettavo: la Cina è un paese moderno, chi l'avrebbe mai detto.

È questa la Cina?È questa la Cina?È questa la Cina?

Giracchio svogliatamente per questa grossa città senz'anima e mi fermo per un po' nel surreale parco della città dove gruppi di anziani e allegre famigliole occupano ogni centimetro di verde disponibile. Cantano e ballano i cinesi nel parco, folti gruppi si assiepano attorno a danzatori in costumi o a molto effeminati ballerini che si flettono con movenze ondeggianti al suono di insostenibile lagne. Il tutto è molto strano e osservo i divertimenti cinesi tra l'orripilato e il curioso.

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Per strada non ti saluta nessuno, i sorrisi sono accolti con indifferenza: mi manca il Vietnam e i suoi rompipalle che vogliono parlarti a tutti i costi, i bambini che salutano gioiosi e il bailamme di contorno.

Sulla via dell'ostello incontro Hélène, una québecoise simpatica, con cui il giorno seguente decido di andare a visitare una delle attrazioni turistiche di Kunming, Shinlin, la foresta di pietra, un vasto insieme di rocce che nascono dalla terra e si ergono maestosamente verso il cielo in una varietà di forme differenti. È il mio primo impatto con un sito turistico cinese e l'esperienza è abbastanza sconvolgente. Ad un prezzo esorbitante ci destreggiamo tra orde di persone che si assiepano tutte negli stessi punti dietro alle loro guide in maschera con ombrellini o bandierine colorate; il parco è enorme ma i cinesi vogliono stare attaccati l'uno all'altro e gridare come degli ossessi per farsi intendere dal vicino. È abbastanza facile allontanarsi da questo marasma e ritrovare un po' di pace tra le alte formazioni granitiche, prendiamo il brusio delle voci distanti come punto di riferimento e cerchiamo di tenerlo il più lontano possibile.

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Torniamo verso Kunming, impacchetto i miei quattro stracci e me ne vado con un treno notturno verso Guiyang, voglio vedere la Cina che mi immagino.

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3 responses to È questa la Cina?
  1. anonimo says:

    ma matte perché sei finito nella tana del prericolo giallo?!!!!
    oddio….stai attento sono tutti matti quelli li! e se solo intuiscono che hai delle doti (ben nascoste ma le hai!) ti sequestrano, ti sfruttano e ti copiano!!!no un'altro te no ahahahaah

  2. anonimo says:

    Bonjour Monsieur,

    ca me fait plaisir de suivre ton parcours via ton blog, meme si je ne comprends pas tout ce que tu écris, je vois bien les villes où tu passes et tes photos sont magnifiques. J'ai d'ailleurs pris les photos de shilin, elles sont mieux réussies que les miennes! Je t'envois mes photos lorsque j'aurai récuppéré mes bagages. Eh oui je suis deja de retour à la maison, c'est passé si vite!!! J'ai eu une petite pensée d'Antoine me disant qu'il est bien vivant en ce moment, j'espère qu'il s'en sortira cet enfant.

    En tout cas, j'espère que la chine te plait bien!

    Profites pour nous tous =)

    xx

  3. andlosethenameofaction says:

    Hélène ! Envoie moi un mail, tu devrais avoir le mien mais moi je n'ai pas le tien… content de voir que tu es passée par là.