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Erzurum dei minareti, Trabzon delle…

Erzurum e arrivo a Trabzon
Lasciare il piattume di Kars è quasi una liberazione e la sera, l'aria fresca di Erzurum, che ospiterà le Universiadi invernali (le olimpiadi degli universitari) nel 2011, mi da il benvenuto in una città che pullula di giovani e di vita. Cammino per le vie del centro in cerca di un hotel e non mi curo dei vari spintoni involontari della folla: il mio zaino mal si adatta ai movimenti frenetici della gente per strada.
Dopo aver trovato un posto dove passare la notte, passeggio per le vie della città e, sorpresa sorpresa, riesco a mangiare delle caldarroste che sopiscono quella voglia (mai dichiarata) di castagne che mi ha accompagnato in questi giorni di freddo: quasi un riflesso involontario, arriva il freddo e ho voglia di castagne bollite nel latte o di caldarroste fatte girare sul fuoco in un grosso tamburo metallico (ricordo di tempi che furono, oggi chi le fa più le caldarroste se non gli alpini? O quei ladri patentati che le vendono nelle grandi città italiane a cinque euro per sei castagne?).

La mattina mi getto alla scoperta della città e senza una meta precisa mi perdo tra le tante moschee della città: nei loro pressi si aggirano diversi uomini col capo coperto da cuffie bianche lavorate all'uncinetto e donne velate dalla testa ai piedi. Dal numero di persone che entrano ed escono dai luoghi di preghiera e dalla quantità di donne che scelgono di indossare il velo (ovvero, senza che sia un'imposizione dello stato come in Iran, ma si può sempre disquisire sul concetto di libero arbitrio se volete) mi pare di essere in un paese estremamente più religioso rispetto alla patria dei mullah, che ho appena lasciato (e che si presta dunque a termine di paragone).

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Erzurum e arrivo a Trabzon


Dopo aver visitato un'antica moschea con due minareti (nella zona si solito ne hanno solo uno, esile e slanciato) entro in una zona della città che contrasta per la sua povertà con gli ampi viali pieni di negozi del centro cittadino. Bastano pochi passi per fare un viaggio a ritroso nel tempo: in un villaggio all'interno della città le donne, che non gradiscono essere fotografate, stendono il bucato in mezzo alla strada, da un lato all'altro delle fatiscenti quanto pittoresche abitazioni, i bambini giocano nella polvere e gli uomini passeggiano con le braccia dietro la schiena sgranando i loro rosari. Passo un paio d'ore tra i vicoli polverosi e capisco che è ora di lasciare questo angolo di passato quando gli sguardi che accompagnano il mio percorso diventano troppo corrucciati: forse non gradiscono che uno straniero immortali la povertà delle loro vite.

Erzurum e arrivo a TrabzonErzurum e arrivo a Trabzon

Erzurum e arrivo a TrabzonErzurum e arrivo a Trabzon


Prima di abbandonare Erzurum salgo sulla torre della cittadella che offre una vista a trecentosessanta gradi sulla valle in cui si adagia la città. Comincio a contare i minareti: uno, due, dieci, venti, trenta. Raggiungo la sessantina e perdo il conto: è incredibile notare come in un abitato tutto sommato piccolo come Erzerum ci siano così tante moschee. Quando l'urlo del muezzin (ovvero una registrazione amplificata da altoparlanti) indica l'ora della preghiera la cacofonia che viene generata dalle diverse torri pare far vibrare tutta la terra.

Via, verso Trabzon, l'antica Trebisonda, sulla costa del mar Nero.
Arrivato alla stazione degli autobus, nella zona portuale, mi metto a cercare un hotel.
Nel primo in cui entro non ho molto successo. L'albergatore mi guarda incredulo mentre col mio pesante zaino caracollo sulle ripide scale che portano alla reception.
Chiedo il prezzo e di vedere la camera.
L'uomo urla qualcosa di poco intelligibile e da una stanza esce una signora che avrà più o meno cinquant'anni, portati male: indossa un tubino tigrato viola, delle calze a rete a maglie larghe e pare si sia truccata al buio. Dalla stanza da cui esce intravedo un piedone elefantiaco che mal si accompagna alla risata femminile che attraversa la porta socchiusa.
La signora mi guida attraverso un soggiorno dove donne che fumano e devono aver recentemente litigato col prorpio parrucchiere guardano annoiate e speranzose una televisione accesa.
Sono entrato in un bordello.
La mia guida mi fa vedere la stanza, una cella quattro per tre che ha come unico mobilio un triste letto singolo. La donna, anche lei degna esponente della professione credo, si affretta a definirla “basic basic”: per venti lire e col rischio di trovarmi una cinquantenne tigrata che gratta alla porta a tarda notte mi pare un po' troppo.
Ringrazio, ma no, davvero, cerco un'altra sistemazione.
Saluto le signorine nello stanzone e scendo nell'aria tiepida di Trabzon alla ricerca di un posto per la notte, senza fidanzate a pagamento.

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3 responses to Erzurum dei minareti, Trabzon delle…
  1. anonimo says:

    curiosità! 
    hanno levato gli zeri dalla lira Turca? quando sono andato io, una stanza di hotel costava mediamente 20.000.000 di lire turche. all'incirca 30mila lire. 

    m1

  2. anonimo says:

    ah, e vacci piano con il Raki..

    Michele

  3. andlosethenameofaction says:

    Max, hanno tolto tutti gli zeri e anche più… ma il tasso di cambio non lo so.
    Kebab da due a cinque lire, dipende da quanta carnazza ci vuoi dentro.
    Ayran, una lira.
    Un chilo di mandarini, una lira.
    Tutti i sogni miei (ciao Maria), una lira

    Michele, come vedrai nelle prossime puntate… non ho toccato una goccia d'alcool!