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Expo Shanghai

Ebbene sì, ci sono cascato e sono andato a fare un giro all'esposizione universale di Shanghai dopo che più di una persona m'aveva detto quanto il padiglione italiano fosse bello.
Una volta l'esposizione universale era l'occasione per far conoscere al mondo le proprie invenzioni più all'avanguardia: i francesi facevano conoscere al mondo croissant fatti con tre panetti di burro cadauno (ooooh), gli inglesi stupivano tutti con il mars fritto nella pastella (ooooh) e gli italiani cercavano, ahimè in vano, di istruire il resto del mondo all'uso del bidet (doppio ooooh). Oggi l'Expo sembra più una vetrina turistica per cercare di far conoscere il proprio paese a curiosi, futuri visitatori e possibili investitori ma, a parte la sfida architetturale che ancora rappresenta (i vari edifici che ospitano i paesi, che da qui a pochi anni saranno completamente lasciati all'abbandono, sono certamente interessanti da osservare), mi sembra resti poco dello spirito originale. Un'Expo in Cina però riveste un interesse particolare per la popolazione locale: la maggior parte dei cinesi non prova neanche ad ottenere un passaporto o semplicemente non può permettersi un viaggio all'estero ed avere il mondo esterno che si presenta di fronte alla porta di casa è per loro un'ottima occasione per avere una visione di un mondo che probabilmente non sperimenteranno mai in prima persona (e prendere idee per copiare i prodotti delle altre nazioni). Arrivo tardi e tanto per il gusto di farmi una passeggiata sul frequentatissimo sito dell'Expo, anche perché le code per entrare nei padiglioni (anche quelli meno popolari) sfiorano le due ore. Da bravo italiano però busso alla porta sul retro del nostro padiglione e dopo la stretta di mano segreta mi fanno entrare, saltando la coda, dall'ingresso VIP.

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Una sezione della cupola di Santa Maria in Fiore, un mosaico che riproduce un quadro di De Chirico, due manichini giganti che portano abiti firmati e la rappresentazione di un'orchestra (come si chiamerà un'orchestra quando non ci sono i suonatori ma solo le sedie, gli spartiti e gli strumenti?) danno il benvenuto al visitatore nel padiglione italiano all'Esposizione Universale di Shanghai. Nelle stanze adiacenti ci sono le glorie dell'industria e del turismo italiano: il vino, la pasta, un olivo piazzato sotto un campo di grano (bello), la tuta di Valentino Rossi, un'enorme scarpa col tacco taglia 547 (ciao Simo), una Ferrari, un braccio meccanico che sposta dei mattoncini, una Cinquecento (un cinese in una macchina così piccola non si farebbe vedere manco morto; una volta ho visto un cinese alla guida di una Fiat Palio che era così imbarazzato, ma così imbarazzato, che appena gli spuntava la testa da sopra il volante tanto era sprofondato nel sedile per non farsi vedere. La teoria vincente di Fiat per il terzo mondo: cerchiamo di vendere auto che siano le più brutte possibili, come la Palio), un robot raccoglispazzatura progettato dall'università di Pisa, sedie, lampade, qualche quadro preso a caso dagli scantinati degli Uffizi (nel padiglione danese spicca la sirenetta, quella vera, quella a cui ogni tanto tagliano la testa a Copenaghen, noi avremmo potuto, chessò, dichiarare guerra alla Francia ed esporre la Gioconda), un sarto belloccio che confeziona un abito da uomo rinchiuso in una vetrina, una sala per far capire come Milano (prossima città ospitante) sia il posto più figo sulla faccia della terra ed una poco riuscita galleria virtuale in cui la gente, appoggiando le mani su un vetro, può “bloccare” le immagini di alcuni passanti e sentirli parlare in italiano della loro città: lo schermo non funziona molto bene e i cinesi picchiano energicamente le mani per bloccare le immagini senza molto spesso riuscire a farlo e il risultato è una cacofonia incomprensibile (nonostante l'italiano sia senza ombra di dubbio la lingua più bella del mondo mi devono spiegare cosa se ne fa il cinese medio di una spiegazione che non può capire). Nonostante il tema dell'Esposizione fosse “Miglior città, miglior vita” e che il padiglione italiano sia completamente fuori tema (a meno che uno non pensi che se tutti andassero in giro vestiti come un motociclista, a bordo di una Ferrari trainando una cinquecento le città sarebbero posti migliori. Dai, il robot raccoglispazzatura te lo salvo) la rappresentazione dell'Italia (per fortuna, purtroppo) è proprio quella che un turista straniero si aspetta.

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Di fare la coda per andare a vedere altri padiglioni non ne ho proprio voglia ma per spirito giornalistico voglio vederne almeno un altro per fare il paragone con quello italiano.
Scelgo quello del Pakistan.
Effettivamente il nostro è più bello.

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