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Gigi lo Chic

Napoli nel tardo pomeriggio, un sole che ancora scalda.
Napoli, una di quelle destinazioni a cui, nel corso del viaggio, ho guardato con ansia ed attesa, e finalmente eccomi qui.
Trovo un alloggio consigliatomi da amici (ciao Tommaso) e poi, stupidamente, mi getto alla scoperta della città senza macchina fotografica. Stupidamente sì, perché è da tre mesi che rido tra me e me dicendo “vedrai che dopo essere sopravvissuto ai posti più assurdi la macchina fotografica te la fregheranno a Napoli”. E così mi addentro nel giorno che muore senza la mia fedele compagna di viaggio e… mi do dello scemo ad ogni passo: non penso che nessuno si sarebbe azzardato a scipparmi la macchina e mi viene da sbattere la testa contro il pavimento ad ogni immagine persa.
Attraverso una città viva che si apre ai miei occhi quasi come una sintesi del mio viaggio: nel suo colore, nella sua confusione, nei bambini che giocano a calcio nelle piazze, nei suoi rumori, nelle scritte sui muri e sui monumenti vi ritrovo un po' di Mumbai, un po' di Turchia, un po' di Grecia, certamente una parte di Medio Oriente, sicuramente un pizzico di Albania e perché no anche un po' di Cina e di Vietnam.

E la sera ovviamente… pizza!

Quando mi sveglio la mattina successiva, invece, nonostante l'ottima prima impressione che mi ha fatto Napoli mi sento stranamente agorafobico e ansioso. Non so come mai, forse il pensiero del rientro imminente che si insinua nel mio buonumore. Visto il mio stato d'animo credo sia meglio non affrontare la città, sì, Pompei, Pompei mi sembra una scelta migliore.
Esco dall'ostello con la macchina e senza paura che me la rubino faccio qualche foto distratta per strada.

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Una volta arrivato in stazione lo vedo.
Lì.
Da solo.
Il soggetto perfetto.
Mi si illuminano gli occhi.
Un uomo di una quarantina d'anni che aspetta il treno.
Vestito nella più estrosa delle maniere: completo beige di due taglie troppo grandi con maniche arrotolate a mostrare una camicia più scura di un tono, pantaloni ascellari un po' swing anni 30, borsello a tracolla, pochette con motivo damascato, cravatta blu fosforescente con Bugs Bunny, enorme spilla dal motivo non identificato sul bavero, una moltitudine di braccialetti, catenazze ed anelli, piercing al naso, orecchino con brillante e occhiali dalla montatura azzurra. Ah, una penna che spunta dal taschino.
Un genio.
Devo. Assolutamente. Fargli. Una. Foto.
Ma come fare?
Insomma, qui sono a Napoli e non so come possa reagire la gente alle mie richieste. Prenderlo di sorpresa non se ne parla (c'è poca luce e ho bisogno della sua collaborazione e poi è voltato dalla parte del binario). Che faccio? Faccio finta di essere straniero e gli chiedo “schiusmichenaiteikiorpicciur”? Decido di mentire. Quasi spudoratamente.

– Scusa, mi occupo di moda di strada e ho notato il tuo stile, posso farti una foto?

Imbarazzato, mi guarda come se fossi un marziano ma dopo altri brevi convenevoli si mette in posa per me.
Gli scatto un paio di foto mentre attorno a noi si formato un capannello di gente (dopotutto sono un famoso fotografo di moda, no?) che osserva incuriosito il mio modello (e che forse lo prende anche un po' per i fondelli).

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Aspettando il treno incominciamo a chiacchierare.

– Sai, sono contento che tu abbia notato come mi vesto.
– Eh sì, sei proprio elegante.

Alle sue domande, millanto collaborazioni con le più prestigiose riviste di moda francesi e gli dico che se sarà fortunato la sua foto finirà su un famoso mensile. La cosa lo stuzzica e mi racconta la sua vita mentre saliamo sulla Circumvesuviana.
Mi svela di essere il figlio di un impresario edile e di non aver esattamente bisogno di lavorare (“che poi sai, nun posso annà 'n cantiere vestito come piace ammè”), adesso sta andando in un paese nelle vicinanze di Napoli per “farsi le mani” (“pecché mica posso tenere ste unghie visto i vestiti chepporto”). È estremamente effeminato e non mi stupirei se fosse omosessuale, ma mi rassicura quasi subito rispetto alle sue tendenze sessuali:

– Sai, non sei il primo che m'ha chiesto di farmi una fota ma l'altro avevo paura che… inzomma… hai capito [sventagliando le dita dietro all'orecchio]… penzavo fosse nu ricchione! Invece tu mi sei piaciuto, col tuo appproccio, come dire, acquaessapone [senso di colpa senso di colpa senso di colpa].

Mentre parliamo tutte le persone nel vagone ci osservano e prestano attenzione alla nostra conversazione.

– Sai, quando eropiuggiovane, volevo fare il modello, ma non m'hanno mai acchiappato! Però feci molto teatro e addirittura crearono un personaggio proprio pe'mmè: si chiamava Gigi lo Chic!

Giuro che non so come ho fatto a non ridere a crepapelle.
Gigi lo Chic.
Mi sento sempre più in colpa però.

Gigi lo Chic vorrebbe accompagnarmi fino a Pompei “pe'farsi delle altre fote” però gli spiego che no, quando faccio foto (o fote), preferisco essere da solo e dopo un paio di stazioni scende in direzione della sua manicure. Per tutto il tragitto ho un sorriso ebete stampato sulle labbra. Basta un incontro e ho ritrovato la voglia di stare tra la gente.

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Pompei invece non mi strabilia. Certo non c'è il degrado di cui si legge su molti giornali ma ci sono diverse case in cui non è possibile accedere, troppe scolaresche in gita e mi immaginavo che avrei trovato molti più persone bloccate nell'eternità dallo spesso strato di polvere pirica che ricoprì Pompei: in realtà queste “persone” non sono altro che calchi in gesso dei cadaveri rimasti sepolti sotto la lava (il corpo si decompone lasciando uno spazio vuoto nella lava che, riempito di gesso, restituisce le forme delle persone uccise durante l'eruzione e da un'idea della tragedia che distrusse la città)

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Quando torno a Napoli si aprono le cataratte del cielo, le strade si riempiono di venditori di ombrelli e ombrellini (con passeggino) che vengono poi abbandonati per strada una volta esaurito il loro compito riparatore.

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10 responses to Gigi lo Chic
  1. NoRupies says:

    mi vuoi spiegare che ci azzecca un monumento di Dante annapoli?
    no, dico, cosa giriamo il mondo a fare per ritrovarci poi con tutte le carte immischiate ad minchiam? 😉
    esiste una piazza pulcinella, che tu sappia, al Cairo?

  2. andlosethenameofaction says:

    Eddai Silvio se son riusciti a fare un monumento a Dante a Firenze che l'aveva preso a calci in culo secondo me a Napoli non sfigura! Anzi…

  3. anonimo says:

    Beh…meglio la statua di un poeta, che non quella del re che avrebbe dovuto esserci. Soprattutto dopo "l'unità" d'Italia.

    Marte

  4. andlosethenameofaction says:

    Cos'è? La Giornata Nazionale della Polemica oggi? 🙂

  5. patapulvi says:

    Gigi lo chic è spettacolare =D

  6. anonimo says:

    Finalmente il Grande Gigi !!
    aspettavamo con ansia questi scatti "rubati"..

    Michele

  7. NoRupies says:

    Marte, se ti riferisci al monumento a vittorio emanuele (che bombardò la città ed il cui esercito poi ne violentò le donne) sono assolutamente d'accordo con te. me lo chiedo OGNI VOLTA  che ci passo davanti. sopratutto in questa città (che storicamente – e notoriamente – non sopporta certe stronzate).

  8. anonimo says:

    @ NR oddio il nome del sovrano non me lo ricordo. Ma era un Borbone.
    Che a dirla tutta doveva stare al centro del "semicerchio" (c'avrà un nome più tecnico, ma io non lo so), insieme a tutte le altre statue che ne rappresentavano le virtù.

    Ma poi si sa come vanno le grandi opere…e non se ne fece più nulla.
    Sta di fatto che io preferisco Dante, e sai…messo proprio li lo trovo particolarmente significativo. Quasi emozionante, per quanto retorico.

    @Matteo, questa è la Giornata della Cultura 😉

    Marte

  9. usadifranciRDD says:

    ma che meraviglia l'ultima…

    ma marcirai all'inferno comunque!! povero gigi…bugiardo!
    😛

  10. andlosethenameofaction says:

    @Franci: sì sì, per Gigi brucerò all'inferno (che è un posto dove ci sono solo nikonisti che parlano delle loro macchine fotografiche)
    @Marte & Silvio: lo dicievo io que cuesto blogghe è solo peggente colta!