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Giorni d'ozio a Teheran

Dopo il mio ritorno da Qom il ragazzo che mi ospita pensa ben di chiuderci fuori casa, ma grazie ad Antonella riesco a trovare un riparo sopra la testa per la notte (corro quasi il rischio di dormire all'Ambasciata Italiana e probabilmente, visto quanto ho precedentemente detto, avrei preso fuoco per autocombustione se fosse successo), la quale mi tiene poi compagnia il giorno successivo (grazie Antonella) in un ozioso girovagare per Teheran (scopro che il mercatino delle pulci nasconde le più belle ragazze della capitale e tra i vari banchetti ritrovo il gruppo di punk che durante la mia prima visita avevo incrociato per strada: non c'è la ragazza col piercing ma ci sono tutti i suoi amici che mi accolgono calorosamente, uno di loro espone delle belle foto mentre un'altra intreccia braccialetti) e alla scoperta dell'ex ambasciata americana (detta anche il covo dello spionaggio imperialista).

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Decido di passare il giorno successivo a non fare alcunché, ma solo a mettere ordine tra le mie idee e le migliaia di foto scattate fin'ora e così passo una bella giornata da nerd chiuso in casa di fronte al computer (la buona notizia è che mentre salvo le foto sull'hard disk esterno quest'ultimo comincia ad emettere dei suoni gracchianti ed esala un molto poco dignitoso ed inopportuno ultimo respiro: forse è stato sballottato un po' troppo in questi ultimi mesi). La sera, quando il mio ospite, di pessimo umore, torna, sono abbastanza alienato e malamente sopporto la presenza di un altro essere umano nei paraggi: faccio una breve passeggiata per tornare su questa terra e comprare qualcosa da mangiare per noi due.
Quando torno ci lanciamo in una lunga chiacchierata a base di fotografia. Il ragazzo che mi ospita (cavoli, avrei dovuto trovare un nome anche a lui ora che ci penso) è un ottimo fotografo e passando in rassegna la mia produzione degli ultimi mesi, in una discussione infinita, mi insegna la differenza tra una bella foto ed una brutta, una tecnicamente eseguita bene ed un'altra malriuscita, mi svela quali sono le foto che provocano emozioni e quelle che fanno solo esclamare “embè?”. Alle tre di notte diamo ambedue forfait ed io vado a letto con la testa che mi gira ma piena di idee.

Il giorno del mio compleanno avrei deciso di partire e di passarlo in solitudine su qualche autobus scassato ma decido invece di restare: non è certo il mio primo compleanno lontano da casa ma in passato sono sempre stato circondato da amici o famigliari ed è bello sapere, anche questa volta, di poter celebrare con delle persone care anche se solo recentemente incontrate.
Passo un'altra giornata alienante ma fruttuosa di fronte al computer e la sera raggiungo il famoso ragazzo che mi ospita (sì, sì, un nome mi avrebbe proprio facilitato la vita) e compagnia cantante: mi hanno preparato ben due torte di compleanno e su una di esse hanno conficcano una bella candela rossa (le candeline no, non le hanno trovate) che spengo a tutto fiato. Cerco di insegnarli “tanti auguri a te” ma con poco successo e devo accontentarmi di un bel “happy brithday to yoooouuu”. E vino e musica e risate e, attenzione, attenzione, anche un regalo.

Ah, e poi una bella ragazza del loco mi fa la “danza del coltello”: io, il festeggiato, devo cercare di recuperare “l'unico coltello di tutta la casa” per poter tagliare la torta mentre la ballerina me lo sventola sotto il naso, se lo passa dietro la schiena, lo nasconde in posti che sa solo lei e sgattaiola via quando cerco di accalappiarla e dopo, vari minuti di imbarazzanti quanto rigidi tentativi, riesco a toglierlo dalle grinfie ma… come sono riuscito a sottrarglielo non ve lo posso raccontare!

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2 responses to Giorni d'ozio a Teheran
  1. anonimo says:

    belin che becciodromo sto Iran! 
    shut uuupppppp
    m1

  2. anonimo says:

    Foto Obbiettivamente e tecnicamente belle si possono sempre fare con la pratica e lo studio. Ma alcune foto meno "belle" magari significano qualcosa per te che le fai e quindi hanno tutto il diritto di essere scattate e pubblicate …per condivisione. 
    Io quello che apprezzo delle tue foto e' "il coraggio" di ritrarre a richiesta i visi delle persone che ti ispirano. Sono sempre  stato innamorato di quel tipo di fotografia ma non ho mai avuto le palle o la faccia che ti ritrovi tu di esprimere questo mio lato. continua cosi´ ! ma come per il blog non ti far parlare da quello che la gente si aspetta ma scrivi e fotografa quello che ti senti. 
    m1