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Grande muraglia e pace pechinese

Come disse Mao “chi non ha scalato la Grande Muraglia non è un uomo” (ciao Lanuz) quindi durante il mio secondo giorno a Pechino ci vado anch'io per sentirmi più maschio e non ve la sto a menare su quanto sia bella e maestosa etc. perché potete immaginarvelo da soli. Vi dico però le cose che magari vostro cuggino che ha visto questo monumento tanti anni fa v'ha detto e che adesso vi siete dimenticati.
Pechino è uno dei posti più comodi per andare a visitare questo immenso monumento, la muraglia non è una costruzione unica, non lo è mai stata, diversi muri preesistenti furono collegati l'un l'altro per creare una barriera contro le invasioni mongole cosa che non funzionò mai troppo bene visto che con due bustarelle ben assestate il simpatico Gengis Khan riuscì tranquillamente a passare dall'altro lato e a mettere a carne e ppesce tutta la Cina, funzionò invece abbastanza bene come autostrada montana e come ritrasmettitore di segnali di fumo. Parecchie sezioni del muro sono state distrutte nel corso dei secoli, o da invasori, o da eventi naturali o da contadini che volevano la terra contenuta al suo interno; alcune sono state ristrutturate e trasformate in attrazioni turistiche, altre sono all'abbandono e in stato fatiscente. Partendo da Pechino, in un raggio di un centinaio di chilometri, si possono visitare quattro o cinque spezzoni, più o meno ristrutturati e più o meno turistici. Il tratto più famoso, quello che fa bella mostra di sé su tutti i dépliant della Cina è quello di Badaling che però è così pieno di turisti, ma così pieno di turisti che a volte non ci si riesce neanche a muovere e così, seguendo il consiglio di un'altra viaggiatrice scelgo di visitare la muraglia nei pressi di Mutianyu. Ottima scelta: pochi turisti e misto di tratti ristrutturati e altri in piena rovina, una bellissima scarpinata su e giù per ripidi gradini sotto il sole cocente e senza nuvole ma con una brezza che rinfresca. Forse manca un po' di poesia perché si arriva fino al muro con una seggiovia e si scende con un tobogan ma il tratto di montagna che porta al muro non è comunque molto interessante.

Mutianyu è anche il quadro ideale per foto di matrimonio e vedo per lo meno tre set fotografici.
Andando da un punto all'altro del muro si vedono dapprima delle belle farfalle nere con lunghe code, dopo un po' le farfalle mantengono la stessa forma ma diventano bianche: biologhe di tutto il mondo, se siete interessate a risolvere il mistero, contattatemi che vi dico come arrivarci.
Percorro tutta la muraglia a ritmo sostenuto e devio in un lato chiuso al pubblico dove il muro si riduce ad un mucchio di mattoni crollati: ho passato diverse ore sul muro senza mangiare niente e la macedonia della colazione forse non è un nutrimento sufficiente per la giornata. Mi sento male quasi come durante il mio ultimo giorno a Sapa, ma riconosco i sintomi, rallento il ritmo e la discesa in slittino mi rinfresca e mi riporta alla vita.
Ah, un'ultima cosa: v'han sempre preso per il culo, la grande muraglia dalla luna non si vede, ve lo giuro.

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Quando raggiungo Pechino parto in missione anatra all'arancia, voglio ritrovare il ristorantino dove sono finito ieri. Ovviamente non riesco a ritrovare il punto in cui volevo andare e mi perdo in uno hutong, uno dei tanti borghi tradizionali che ancora sopravvivono in una Pechino che vuole andare sempre più in alto. Entro in un ristorante dove un sorridente ragazzo paffuto mi da il benvenuto sulla porta con un caloroso “welcome to China!”. Entro e tutti gli occhi si posano su di me. Mi sembra incredibile suscitare tanto interesse nella capitale ma si vede che in questo ristorante nessuno straniero mette mai piede. Chiedo un menu e me ne portano uno scritto solo in cinese, senza foto. Mmmh. Be', ma quanto sarà difficile ordinare l'anatra alla pechinese? Starnazzo, scodinzolo, faccio due mosse del ballo del qua qua e gli faccio pure vedere una foto di un'anatra che ho fatto il giorno prima: sono in una botte di ferro, di sicuro avranno capito.
Mi arriva un'enorme zuppa piena d'ossa e il ragazzo, tutto contento, si mette i pollici sotto le ascelle e alzando i gomiti si mette ad urlare chicchiricchì (o insomma, l'equivalente cinese visto che ogni popolo trascrive il canto del gallo in maniera diversa) io attivo la mia miglior espressione facciale che significa “allora m'hai preso il culo?” però con tutto il ristorante che mi guarda e sigarette che mi vengono offerte da ogni lato non posso che sorridere e avventarmi sullo scodellone tra la gioia dei più. Sorridono tutti mentre mangio, mi fissano estasiati vedendo che riesco ad usare le bacchette. Ogni tanto mi fanno qualche domanda che non capisco ma quando riesco a spiegargli che sono italiano ripetono per i dieci minuti successivi “Idalì, Idalì ahhh” con approvanti movimenti del capo.
Quando esco dal ristorante ho fatto definitivamente pace con Pechino, ho ritrovato la Cina che mi piace anche poco lontano dalla roccaforte militare di piazza Tianan'men: mi perdo tra i vicoletti di questo hutong, sembra di stare nel mercato di un villaggio della Cina profonda e solo i grattacieli che si vedono all'orizzonte ti ricordano di essere in una delle più casinose metropoli sulla faccia della terra.

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One response to Grande muraglia e pace pechinese
  1. anonimo says:

    Fai delle foto bellissime, è un pò come visitare questi posti insieme a te.
    Complimenti e grazie!