Blog

Grazie nuvole

Via, via, via da Katmandù, un po' di riposo dalla sua marea umana e dal traffico che l'attanaglia mentre aspetto il visto per l'India. Zaino minimalista, un'ultima immersione tra la folla, l'incontro con l'unica mela marcia del Nepal (uno stronzetto baffuto che mi accompagna alla stazione degli autobus perché, mi dice, non ha niente da fare, perché studia per diventare un monaco buddhista e vuole far del bene oggi aiutando un turista, lo fa per il suo good karma e al momento di separarci mi chiede un'esorbitante “offerta” per il suo monastero, caffè liofilizzato e biscotti (?) seguita da strepiti e lacrime e minacce di scagliare contro di me un'infuriata massa nepalese per insegnarmi come ci si debba comportare con la popolazione locale, perché se lui ha aiutato me io devo aiutare lui (NB il diverso significato del verbo aiutare), e la cosa va avanti per ore e ore finché dei giovini maoisti decidono di prendere in mano la situazione e con l'accusa di “creare problemi” molto ma molto controvoglia mi costringono a comprargli sto cazzo di caffè che faccia venire la cacarella a tutti i monaci e che decidano di scaricarla sul traditore che tra belle parole di karma e buddhismo è riuscito a fregarmi (karma azzerato, ti reincarnerai in una caccola). Oh, mi sono sfogato anche qui, io, il più sgamato dei viaggiatori che ci casca come una pera cotta. Però davvero, questa è stata l'eccezione, tutti, tutti, gli altri nepalesi che ho incontrato sono stati di una gentilezza ed onestà senza pari. Mi consolo prendendo l'esperienza come un corso di Logica Nepalese e mi punisco vietandomi la mia bella birra giornaliera (che ti scorre rinfrescante nella gola secca e ti fa assaporare il gusto della vita e…) per i prossimi dieci giorni, l'equivalente di quanto m'è costato lo scherzetto) e il bus per Nagarkot via Bhaktapur che parte solo quando è pieno.

Nagarkot è una bellissima località montana da cui si gode un panorama stupendo su tutta la catena dell'Himalaya. Durante la stagione secca. Adesso siamo nel periodo delle piogge e dei monsoni: quando arrivo nel mio hotel con vista montagne, una fitta coltre di nubi copre tutti i picchi e non posso far altro che immaginare cosa si trovi al di là di questa barriera. Ma la mattina, ma la mattina, una delle mattine più preste delle mia vita, grazie al canto di una cicala proprio nella mia camera, aprendo gli occhi vedo la prima luce del giorno che, ben prima della cinque, penetra attraverso le tende. Esco, coi piedi nudi nelle pozzanghere della pioggia notturna, e di fronte a me, tra due strati di nuvole, si staglia chiara in tutta la sua imponenza la catena dell'Himalaya. Le nubi mi parlano, mi dicono che m'han dato un attimo di tregua ma che non durerà a lungo, che è meglio che imprima rapidamente nella mia memoria questo momento di profondissima pace. Infatti, mentre il sole che sorge illumina il cielo con toni impercettibilmente più chiari, il sipario delle nuvole si chiude e dopo poco non si vede altro che un mare di latte immacolato in cui navigano imperiosi i falchi pellegrini in caccia, che volano bassi.

Grazie nuvole
 

click here to share
3 responses to Grazie nuvole
  1. usadifranciRDD says:

    Io credo riuscirò a farmi fregare anche in Australia….ho un maledettissimo cuore tenero ed ingenuo che tra vedere e non vedere mi impedisce di non farmi fregare!!
    Mnnaggia!! E conceditela comunque la birra, che mi pare una punizione esagerata!
    Buona India!

  2. andlosethenameofaction says:

    No dai, farsi fregare in Australia mi sembra troppo.
    Frega tu loro, così siam pari.

  3. usadifranciRDD says:

    giuro…io ci provo ma dubito di farcela…
    sarai tenuto aggiornato, ma io sono nata polla e polla morirò :/