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Ha, la reginetta di Sapa

Si chiamano Chu, Li, Phu, Hu, Thi, Pang, Ban, Lah corrono con passettini rapidi dietro ai minivan dei turisti appena arrivati o li bloccano per strada con la stessa cantilena: “buy from meeee”. Sono le donne che appartengono alle minoranze etniche dei dintorni di Sapa, ognuna col proprio vestito tradizionale e caratteristico copricapo, la propria lingua e la propria cultura. Misurano le strade di Sapa giorno dopo giorno, incuranti della pioggia o del sole cocente, nella speranza di poter vendere qualche souvenir ai turisti che affollano la città. Il gruppo delle Black H'mong è maggioritario, col loro vestito nero a greche colorate, ma anche altre etnie si vedono frequentemente in città: Red Dao, Zao, Tay, Xa Pho, troppe per nominarle tutte. Questi monosillabi zampettanti parlano un inglese invidiabile ma non una parola di vietnamita e anche se non sanno leggere e scrivere hanno tutte un cellulare o un indirizzo di posta elettronica. Hanno tutte più o meno la stessa tecnica di vendita e appena una tra loro riesce a bloccare un turista per strada, un muro di altre piccole mani che offrono tutte la stessa cosa si forma attorno allo straniero che la maggior parte delle volte riparte con una federa o una borsa che mai avrebbe comprato. Sono basse e minute, con visi generalmente più belli dei vietnamiti, hanno dai cinque ai settant'anni e, quando non portano sulle spalle la cesta con la loro mercanzia, avvolti in lunghe sciarpe multicolori portano i loro fratellini neonati, con la testolina che ciondola ad ogni passo. Ogni tanto si riciclano come guide turistiche e portano gli stranieri nel loro villaggio attraverso sentieri invisibili.

Io vengo abbordato da Ha durante la mia prima sera a Sapa, mentre con una coppia delle Maldive si parla dell'islamizzazione del loro paese. Io che già mi immaginavo incredibili problemi per comunicare con le minoranze etniche, sono particolarmente sorpreso da quanto bene Ha parli inglese: con un lieve accento americano ed una serie preconfezionata di battute (Perché non sei a letto? Vacci tu che sei più vecchio. Se fai il bravo magari nella prossima vita puoi diventare il mio fidanzato) mi conquista subito. Ha è diversa dalle altre Black H'mong a cui appartiene: tra lo sguardo confuso dei turisti e quello scettico e invidiose delle proprie compagne, invece del classico vestito nero, quando la incontro porta uno sgargiante vestito azzurro pieno di perline tintinnanti che la fanno assomigliare ad una principessa indiana. Diventa subito per me la reginetta di Sapa e arrossisce e si schernisce quando la chiamo bonariamente così. Ridiamo e scherziamo, cerco di schivare gli oggetti che vuole vendermi a tutti i costi ma poiché la prendo in simpatia le dico che se vuole può diventare la mia guida durante la mia permanenza a Sapa e così sarà.

Ha ha diciassette anni ma ne dimostra dodici tanto è minuta, non è più alta di un metro e venti ed è leggera come una piuma, ma è proprio bella e i due incisivi girati di traverso la fanno sembrare un simpatico vampiretto. È facile dimenticarsi della sua vera età e trattarla con una certa qual condiscendenza ma per il metro locale è una donna a tutti gli effetti, che entro un paio d'anni sarà probabilmente sposata con figli. È la penultima di cinque figli, gli altri tutti maschi, la sua famiglia vive ancora nel villaggio di Lao Chai, ad una decina di chilometri da Sapa, ma lei divide una stanza quattro per tre a Sapa assieme ad altre quattro Black H'mong. Mi trova tutte le mattine, a volte quando le dò appuntamento la sera precedente si fa trovare sotto il balcone dell'hotel e comincia a gridare “Haaaaallooooo” svegliando tutta la strada, quando sono in ritardo o i miei cinque minuti diventano mezz'ora si spazientisce e mi fa delle divertenti scenate. Ogni volta che fa bel tempo mi piace farmi portare in giro da lei e appena arrivano Amy e Susie decide di prendere un giorno di ferie per portarci alla cascata a fare il bagno con lei: ci conduce nel vicino villaggio di Cat Cat, non cerca di venderci niente e ci offre il pranzo. Una tecnica come un'altra? Tutto finto? Non credo: Ha è generosa, pensa alle sue amiche, fa regali all'innamorato di turno (ogni giorno ce n'è uno nuovo) e pensa al mantenimento della propria famiglia dando regolarmente dei soldi alla madre

È impossibile non innamorarsi di lei e quando si cammina con lei, tra le vallate di Sapa, lontani dalla città, non si possono non notare gli sguardi pieni di critica che riceve dalle appartenenti allo stesso ceppo per essere diversa, per non adagiarsi su uno stereotipo mantenuto in vita per il piacere del turista. Soffro per lei quando riceve questi sguardi carichi di gelosia, ma lei non se ne cura, sa di essere bella e senza neanche accorgersene continua a camminare a testa alta.

Parliamo tanto, rispondo alle sue domande impertinenti e gliene faccio altrettante: vorrebbe sposare un australiano (perché secondo lei parlano in maniera molto dolce, “they talk sweeet”, mah) e andare via da Sapa: restare in Vietnam con un marito del posto non è per lei una possibilità. Ci metto un po' a capire che non sa né leggere né scrivere, quando ne parliamo fa spallucce e mi dice che ormai è troppo vecchia per imparare e che quando va a scuola si annoia ad essere tra ragazzine più piccole.

Un giorno, durante una passeggiata, mi parla del suo paparino (lo chiama “ma daddy” in inglese) che è mancato dieci mesi fa. “Sai”, mi dice con lo sguardo sfocato mentre gioca con un filo d'erba, “a volte la gente del posto beve fino a svenire ma poi dopo un paio di giorni si risveglia. Il mio paparino non s'è svegliato e mi manca tantissimo, era molto gentile con me”. Ci vuole un attimo prima che i suoi occhi si rasserenino ma poi ricominciamo a ridere e a scherzare e lei sghignazza sotto i baffi ogni volta che inciampo, anche più spesso del dovuto visto l'effetto che suscita.

Passiamo tanto tempo assieme e, per quanto sia possibile, diventiamo amici: è la prima volta che ho un'amica a cui non potrò mai scrivere, mi toccherà venirla a trovare un'altra volta.

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2 responses to Ha, la reginetta di Sapa
  1. anonimo says:

    Qui c'è la tua splendida anima.
    Fisime

  2. andlosethenameofaction says:

    Finalmente.