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Hama: pioggia e barba abbandonate

.Hama: pioggia e barba abbandonateHama: pioggia e barba abbandonateComplice un pallido raggio di sole e una voglia repressa di fare foto mi godo Hama più di quanto io stesso mi possa aspettare.
Dopo aver incontrato dei viaggiatori anglofoni con cui scambiamo racconti di viaggio come se fossero figurine (ce l'ho, ce l'ho, mi manca!) mi avventuro tra le strade di laterizio della vecchia Hama; fa freddo ma non si gela. Hama è famosa per le sue noria grandi ruote di legno mosse dalla corrente e che trasportavano l'acqua dal livello del fiume a degli acquedotti sopraelevati per l'irrigazione dei campi e per rifornire d'acqua la città. Adesso il fiume Oronte è poco più che un rivolo oleoso pieno di rifiuti. Mestizia. Alcuni pescatori però riescono ancora a trarne dei vivaci pescigatto che si muovono poi morenti per lunghissimo tempo nelle scatole di polistirolo dei pescivendoli vicino alla piazza dell'orologio. Dei bambini dalla faccia sporca mi mostrano il pesce che hanno appena catturato e che si agita in una mezza bottiglia di plastica. Molto ipocritamente penso “povero pesce” quando vedo le escoriazioni che gli ricoprono le scaglie ma in quanto non vegetariano non posso permettermi certe osservazioni (quante volte ho fallito nel cammino verso il vegetarianismo?). Magari smetterò di mangiare pesce e potrò fare tutte le osservazioni che voglio su tutti i pesci del mondo. Basta dai, smettiamo di mangiare pesce.

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In Turchia (perlomeno, nella parte est) nessuno parla una parola d'inglese e le conversazioni procedono per lo più a cenni e a sguardi (il massimo che ci si può aspettare è qualche intrepido bambino che ti apostrofa per strada con un laconico quanto incomprensibile “what is this?” senza significato alcuno), in Siria d'altro canto quasi tutti, dai bambini fino agli uomini più vecchi, conoscono qualche parola con cui comunicare con gli stranieri. Ad Hama invece, capito in un povero quartiere lontano dal centro, in cui nessuno, nessuno, nessuno parla la lingua della regina. Un bambino vuole che mi fermi a prendere un tè nel suo negozio, insiste, mi prende per la manica, mi sbatte in mano una barretta di cioccolato e poi intavoliamo una piacevole conversazione a cui ad ogni mia domanda o semplice affermazione risponde con “yes, yes, yes”. Posso andare di là? Yes! Posso attraversare il fiume? Yes! Dove mi consigli di passare? Yes! Vari yes dopo ed un bel guarda là riesco a svincolarmi dalle sue continue offerte di dolci e di conversazione. Poco lontano, alcuni bambini mi fanno cenno di non proseguire con vari gesti di pericolo ma non me ne curo e proseguo per trovarmi in un vicolo cieco: l'Oronte, per quanto lento e ozioso e inquinato mi blocca il cammino e mi tocca tornare indietro.

Hama: pioggia e barba abbandonateHama: pioggia e barba abbandonateHama: pioggia e barba abbandonateIl mio ritorno verso il centro viene speziato da un simpatico muratore dai vestiti completamente ricoperti di calce che con vari sorrisi mi fa entrare nel cantiere dove lavora con altri due uomini. Mi fa accucciare e vorrebbe che assaggiassi il whisky che stanno sorseggiando, versato da una teiera arrugginita in bicchierini da tè (sembra davvero tè dopo tutto), ma dato che tengo ancora alla mia vista, con un sorriso bonario ed una mano sul cuore, rifiuto. Noto dei profondi tagli sulle braccia del primo muratore che mi ha portato qui e facendo la solita faccia confusa (“ma che ti sei fatto caro mio?”) comincia a mimare battaglie epiche che fanno ridere i due amici e il sottoscritto e poi ci tiene a tutti i costi a farmi vedere la serie di tatuaggi che gli coprono il corpo, con quella raffinatezza di forme e colori che si trova solo nei lavori eseguiti dai tatuatori delle peggiori prigioni.

Hama: pioggia e barba abbandonate
Nel buio della sera mi dirigo verso l'hotel e sulla strada trovo un barbiere che mi da fiducia: decido di abbandonare la barba che mi ha accompagnato negli ultimi mesi. Lascio un baffo che fa esclamare al barbiere un enigmatico “Napoleon!”: nella mia immaginazione dopo l'operazione sarei dovuto sembrare un novello Dalì ma in realtà assomiglio piuttosto a Buffalo Bill.
Con i capelli lunghi e senza il contropeso della barba mi sembra di avere una testa enorme, quasi una caricatura di me stesso.
Guardandomi allo specchio faccio fatica a riconoscermi.
Arriccio i baffi e faccio facce strane.
Mah, forse avrei dovuto tenere la barba.

Hama: pioggia e barba abbandonate

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4 responses to Hama: pioggia e barba abbandonate
  1. anonimo says:

    Matte

    e' giunto il momento di un autoritratto!!

    camillo

  2. anonimo says:

    ah, e felice natale…

    camillo

  3. anonimo says:

    ha ragione camillo ! fotografarti come faresti con chunque altro ti ispiri è forse lo scatto piu difficile. Aspettiamo il baffo (perchè su skype non conta)
    m1

  4. andlosethenameofaction says:

    Ahaha vedremo, volevo fare il baffo di Natale con le palline attaccate alle punte ma le mie doti di photoshopparo non me l'hanno permesso, vediamo se mi viene l'ispirazione prossimamente!