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Hangzhou aspettami

Ecco, io ad Hangzhou ci vivrei.
E ciò potrebbe bastarvi ma poiché siete animi avidi d'informazione magari mi dilungherò un po' (ma non più di tanto).
Hangzhou si adagia mollemente attorno al Lago dell'Ovest, il West Lake che è il simbolo e il cuore della città, un calmo specchio d'acqua che riflette le immagini degli alti grattacieli a nord e sul quale navigano indolentemente piccole imbarcazioni.
Hangzhou e il suo lago, quasi una storia d'amore che si sviluppa nelle lunghe passeggiate che si possono fare ai suoi bordi, tra i parchi più belli e curati che mi sia mai capitato di vedere: piccole pagode sorgono dall'acqua, vecchi cinesi passeggiano e fanno ondeggiare la braccia in ripetitivi esercizi, piccoli scoiattoli giocano a rincorrersi nell'erba tagliata di fresco.
Ma Hangzhou non si identifica solo col suo cuore liquido, è una città che pulsa e che vibra: sette milioni d'abitanti (sì, sì, sette ho detto) percorrono le sue strade a sei corsie in lussuose automobili (sembra che tutti abbiano un'Audi A6), larghi marciapiedi proteggono i pedoni e corsie riservate alle bici fanno sì che questo posto sia vivibilissimo.
È il mio primo vero contatto con l'opulenza dei nouveau riche (non me la menate coi plurali di lingue straniere please) cinesi; il benessere c'è e si vede: nelle strade pulite, nelle donne ricoperte di gioielli (veri) ed elegantemente vestite con abiti di marca (veri), nei supermercati straboccanti di costosi beni importati (pagate voi dieci euro per un etto di parmigiano…), nelle discoteche (noi siamo i giovani, i giovani più giovani, siamo l'esercito, l'esercito del surf) dove una consumazione ti svuota il portafoglio, nei negozi di orologi e penne di lusso, e allora vedere il concessionario della Ferrari di fianco a quello della Porsche e quello della Lamborghini attaccato a quello della Rolls Royce non stupisce proprio, ci si adegua rapidamente al galoppante capitalismo cinese anche se una certa qual sensazione di disagio resta, l'imbarazzo d'essersi sbagliati e un'invidia strisciante che subdolamente ti prende alle spalle.

Percorrendo le strade di Hangzhou penso a tutti quegli ipocriti predicatori sinofobi, parvenu del riscaldamento globale (ah no scusate, del cambiamento climatico perché si sono accorti che non fa più caldo di prima e allora è meglio adattare il discorso, divago), che fino a pochi anni fa ammonivano il mondo a suon di “immaginatevi cosa succederà quando in Cina tutti vorranno un frigo”: svegliatevi il frigo i cinesi ce l'hanno tutti e la terra continua a girare, anche questa è la Cina e non è poi così male come l'avete dipinta.

Passeggio, contento e sorridente, osservo le tende montate ad ogni incrocio per riparare i ciclisti fermi al semaforo dalla pioggia e dal sole e, sì, mi dico che qui ci vivrei.
Tic tac, tic tac, tacchi a spillo e minigonna, vado a cercar casa.

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4 responses to Hangzhou aspettami
  1. anonimo says:

    ma è stata solo un'impressione mia, o ad Hangzhou le ragazze sono più gnocche della media?

    in caso positivo, vorrà dire che ho fatto bene, quella volta, ad innamorarmi ogni tre passi.. 

    ciao

    Michele

  2. andlosethenameofaction says:

    Devono pucciarle nel West Lake da piccole per farle uscire così bbone. Non ti sei sbagliato!

  3. anonimo says:

    Scusa ma i commenti sul clima a livello "Il giornale" no me li sarei aspettati da te:

    1- 1.3 miliardi di abitanti, 20% della popolazione mondiale e un 100° posto in graduatoria del PIL per capita. Sì, se nelle grandi città ci sono un sacco di Audi A6 la stragrande maggioranza della popolazione non ha una macchina e sono già molto felici se proprietari di un triciclo elettrico. Se vai d'inverno ti accorgerai che (a parte a nord di Pechino) non si usa riscaldare la casa o la si riscalda in modo ridicolo. La mamma di un mio ex-collega passa tutto l'inverno con i geloni alle mani e vive con normalità la cosa. Perfino a Pechino d'inverno un sacco di ristoranti non sono riscaldati e i camerieri vanno in giro col piumino, ci si riscalda con i cibi ustionanti, dicono.

    2- Il riscaldamento globale è la causa del cambiamento climatico, non sono concetti alternativi. Mentre il primo è la semplice sommatoria di quantità e proprietà fisiche, il secondo considera tutti i vari feedback che l'aumento di temperatura genera sulla dinamica atmosferica, sulla sua chimica, sugli ecosistemi, gli scambi con gli oceani, etc. Non basta che sia un buon anno per lo snowboard per dire che sono tutte boiate.

    Jacob

  4. andlosethenameofaction says:

    Jacob,

    sporco gesuita che non sei altro, adesso, invece di essere in viaggio, mi piacerebbe essere a casa tua a bere una delle tue bottiglie di vino segrete (una di quelle costose eh), stare quel che basta in silenzio per adattarci l'uno all'altro e discutere della cosa, però dai, sai che i nostri scambi mi mancano quindi:

    1 – e chi dice il contrario? Nelle grandi città pare (e dico pare, ci saranno sicuramente un sacco di persone che vivono nell'ombra delle banlieu cinesi, gli ingranaggi di un benessere di cui non godono) ci sia una ricchezza addirittura superiore a quella che si può trovare dalle nostre parti e dopo essere stato in posti in cui la gente va in giro scalza e con lo stereotipo sempre presente di una Cina arretrata (a volte devo ricordarmi di non essere in Giappone) ciò stupisce. Io ce l'ho con quelli che molto ipocritamente si scagliano contro tutti quei paesi che cercano di raggiungere un livello di sviluppo simile al nostro senza prima guardare fuori dall'uscio di casa propria. Inverno? No, grazie.

    2 – quante buone stagioni allora? Due? Cinque? Dieci? La differenza tra "cambiamento climatico" e "riscaldamento globale" a me sembra più un caso di orwelliana bislingua che altro ma lo scienziato sei tu e accetto la definizione, ciò però non toglie che qui voglio fare lo scettico giusto per non cadere nel pensiero comune: a me sembra tanto un'idea di comodo per certi gruppi, quasi paragonabile a quelle che, per altre ragioni, giocano con la paura della gente ("il crimine è in aumento", "l'Iran ci spazzerà via con la bomba atomica", "ci sono le armi d'istruzione di massa nelle squole"). Col "cambiamento climatico" secondo me si perde di vista il metodo scientifico e si avvalorano ipotesi senza le necessarie analisi e chi sostiene qualcosa di diverso dal pensiero dominante è ostracizzato dalla comunità scientifica; sono sempre pronto a ricredermi una volta che avrò visto una dimostrazione soddisfacente (cito senza citare perché altrimenti mi sento come un bacio perugina: "ogni giorno, per cinque minuti, sforzati di pensare all'assurdo").

    3 – se non hai ancora finito IJ devi sciacquarti le dita prima di riscrivermi.

    Tuo N.