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Ho visto ingressi migliori in un nuovo paese

Tra un nugolo di turisti coreani ancora rincitrulliti dal viaggio in traghetto (ovviamente la metà di loro è stata male) approdo sull'isola di Chios, in Grecia.
Gli addetti alla frontiera, con un puntiglio mai trovato fin'ora, ci tengono a perquisire il mio zaino e a sapere nel dettaglio quanti soldi e che valute ho nel portafoglio.
Mille lire libanesi, cinquecento rial iraniani, cento pound siriani, venti lire turche, trentacinque dollari, dieci euro e siete fortunati che dopo l'India ho fatto pulizia. Osservano i rial iraniani controluce e mi trattano con un certo sospetto, quando poi si convincono che il mio passaporto fatto a Delhi dalla foto giallognola, che mi fa sembrare un Simpson, è vero decidono finalmente di farmi passare.
Dopo essere stato più di un mese in Turchia, averne assorbito gli usi e i costumi, conoscerne i prezzi, sapere dove andare a prendere l'autobus, prevedere le reazioni delle persone incontrate per strade, è strano tutto d'un tratto trovarsi in un paese diverso. Chissà se io e la Grecia riusciremo a diventare amici?
Passeggio lungo il porto alla ricerca di un hotel: la vista di alcune tombe ottomane con scritte arabe mi ricorda che quest'isola non è poi così distante dalla Turchia, solo otto chilometri di mare.
Il mio malumore greco incomincia quando mi tocca pagare una cifra esorbitante (è esorbitante per me adesso, in passato ho pagato anche molto di più per un Miller's martini, però ci capiamo) per una camera che sa di posacenere abbandonati e Axe. Assorbo la sua puzza per un paio d'ore prima di decidermi ad uscire. Esito parecchio, sento un malessere strano crescere dentro di me, ma qualcosa devo pur mangiare.
Una bella cotoletta di maiale (ultimo avvistamento del detto animale: in Cina) mi fa quasi scendere una lacrimuccia di gioia ma proprio durante la cena succede qualcosa che mi mette definitivamente di malumore.
Mentre sto sorseggiando il fondo di una birra e mi sto apprestando a pagare il conto, nel ristorante entrano tre clown.
Non uno, tre.
Già di per sé tre clown metterebbero di cattivo umore anche Pollyanna, ma tre clown, su un'isola greca, che non dicono una parola e si muovono al rallentatore e sempre in silenzio si siedono al tavolo dietro al mio sono quasi la ricetta per la follia immediata.
Cosa ci fanno qui?
Non paghi dello stato in cui mi stanno facendo volgere, uno di loro tiene una banana nascosta sotto la camicia di tessuto sintetico cangiante.
Si vede benissimo che è una banana ma potrebbe essere una pistola a forma di banana.
Perché devi venire vestito da clown con una pistola a forma di banana mentre io mi sto ancora leccando il palato pensando al maiale?
Scappo, scappo via, mi dimentico il resto, prima che decida di sfoderare la propria banana e magari anche parlare.

Solo nella sicurezza della mia olezzosa (che, tra parentesi, è una parola che ho appena coniato) stanza mi rendo conto che siamo in pieno carnevale.
Maledetti clown.

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3 responses to Ho visto ingressi migliori in un nuovo paese
  1. anonimo says:

    your photos are truly brilliant.

    safe travels.

    -lina

  2. andlosethenameofaction says:

    Thank you Lina, I really liked the photos in this post as well!

  3. anonimo says:

    hahah. you ass. your place is missed here, very much.