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I colori di Diyarbakir

I colori di Diyarbakir

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La città vecchia di Diyarbakir si rivela un gioiello colorato, una via di mezzo tra le sfumature dell'India e le case basse di San Cristobal de las Casas, uno sfondo perfetto per la miriade di foto che faccio scattando ad ogni pie' sospinto.

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(ciao Marte)

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Passeggio spensieratamente e non mi faccio mai importunare; solo qualche bambino mi avvicina chiedendomi “money money money” che viene ripetuto talmente spesso e in situazioni così disparate (mentre mi salutano sventolando le braccia, indicando un monumento, presentandomi la sorellina, mettendosi in posa in piedi su una panchina) che inizialmente penso addirittura che “money” sia una parola turca: ci metto un po' a capire che stanno effettivamente chiedendo soldi. Cari bambini, diventate dottori ed avvocati e avrete tutti i soldi di cui avrete bisogno.

Nei vicoli dove ombre lunghe si stagliano sul selciato si incontrano continuamente vecchi curdi dai tipici pantaloni dal cavallo basso e donne dall'apparenza millenaria con tatuaggi sbiaditi dal tempo sulla fronte e sul mento.

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Solo verso la fine della giornata, mentre il sole colora di arancione le pietre grigie, in una zona in cui le case a ridosso delle mura medievali (c'è chi dice siano seconde solo alla Grande Muraglia cinese in quanto ad estensione) sono state abbattute (sulle rocce si vedono ancora i colori accesi di quelle che una volte erano le pareti interne delle abitazioni) rischio di decapitare a ceffoni tre ragazzini (di quegli scugnizzi che a dieci anni già fumano e con la tipica faccia da delinquente futuro) più insistenti del solito; chiedono soldi, mi tirano resti di pipas addosso, cercano di sfilarmi il portafogli e si allontanano, tirandomi pietre (how nice) solo dopo essermi messo la macchina fotografica a tracolla e averli rincorsi con un urlo di guerra tipo Braveheart: devo ricorrere a tutta la mia calma per non macchiare la mia presenza turca con un omicidio.

I colori di Diyarbakir
Carico di foto, non appena la luce scompare, abbandono la città verso la prossima meta.

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One response to I colori di Diyarbakir
  1. anonimo says:

    (Ciao Matteo!)

    ps: il negozio di fuochi mi aspetta.

    Marte