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Il Dono di Dio ad Aurangabad

Arrivo ad Aurangabad spotpottando (pot pot pot, adesso che lo so, ahhhh) e mi guardo in giro per cercare il famoso bus stand da cui dovrò chiamare la ragazza che ho incontrato ad Ellora. Però preparo anche un piano B e lungo la strada cerco qualcuno di affidabile (vedansi precedenti commenti sulla fisiognomica) a cui chiedere indicazioni sulle guest house più fetide della città.
Ad un semaforo, proprio di fianco a me si ferma un signore baffuto con una moto molto simile alla mia (la sua però è la versione tamarra: scappamento modificato POT POT POT di quelli che ti spettinano alla partenza e parecchie cromature in più): la solidarietà tra bullettari mi fa chiedere a lui se è in grado di indicarmi un posto poco caro.

– Quanto poco caro?
– Poco.
– Seguimi.

Decido di fidarmi e mi incodo dietro a lui. Arianna non fa scenate di gelosia e lo segue senza troppi problemi nel traffico. Si ferma proprio alla stazione degli autobus, mi fa le quattro domande standard e comincia a fare delle chiamate.
Comincio a sospettare che il tizio soffra di organizzazionite acuta.
OK, ti ho trovato un posto, gratis, ti faccio dormire nella stanza degli ospiti del collegio di ingegneria. Mmmh, perché no. Decido di abbandonare l'idea della bella indiana, la chiamo per dirle che ho trovato una sistemazione per la notte e non deve preoccuparsi, al telefono ovviamente non capisce una mazza ma dovrebbe aver recepito il messaggio di fondo.

Arrivati alla facoltà di ingegneria, il bullettaro, in maniera un po' mafiosetta mi fa entrare nel collegio. Metti lì i tuoi bagagli. Spegni la luce. Chiudi la porta. Seguimi. Sì, sì, organizzazionite in stadio avanzato. Si presenta: Sherma, di professione ingegnere per conto del governo (un brivido mi percorre la schiena). Mi fa visitare il campus come se dovessi starci per un anno e fingo interesse per non parere sgarbato; dopo avermi chiesto il significato del mio nome mi presenta a tutti come Gift of God: la prima volta arrossisco ma poi me la ridacchio sotto i baffi.
Arriva un inserviente che apre la camera che è grande e pare quasi pulita, “it's not luxurious” mi dice Sherma ed è lungi dall'esserlo effettivamente, ma direi che il rapporto qualità prezzo è ottimo. Sono le sei e mezza e vorrei cazzeggiare per un po' ma adesso mi tocca intrattenere il tipo, “rilassati, fatti una doccia, mettici tutto il tempo che vuoi e poi ci vediamo alle SETTE”. OK, se ne vanno a monte i miei piani di scrivacciamento e di email. Vabbuo'. Bevi? (con tono di chi chiede una cosa altamente sovversiva) Mah, sì. Perché sai, oggi e domani è festa nazionale per celebrare l'anniversario della nascita di Gandhi e perciò non si può bere. Ah. But if you want I can arrange. E allora arrange. Arriva alle sette, con un Amico; si infilano in camera mia e cominciano a bere il cocktail più triste della storia: rum (una bottiglia di Bacardi che a me sembra tanto finta) allungato con acqua, naturale. Ne bevo solo un bicchiere e controvoglia perché oltre a farmi recere non è che mi senta proprio a mio agio a bere in una stanza chiusa con due cinquantenni. Rendono la mia stanza una porcilaia, come se lì non ci dovessi passare la notte: fumano e gettano cenere e sigarette per terra, riempiono di briciole il letto su cui dovrò dormire, i sacchetti e i fogli di giornale usati come tovaglia vengono buttati in giro senza troppe cerimonie. Parliamo un po' ma la conversazione è sempre abbastanza lenta con Sherma che appena può si dà delle arie per dimostrarmi quanto sia figo lui che fa questo e fa quell'altro: mi sembra che per lui la generosità si sia trasformata in occasione per pavoneggiarsi di fronte alla straniero. Cerco almeno di carpire informazioni utili per il viaggio ma ne ricavo poco: da buon ingegnere governativo le uniche cose che mi consiglia vivamente di andare a vedere sono una diga ed una centrale elettrica. Sherma è un alcoolizzato, come, m'è parso di capire in precedenza, molti altri indiani: beve in maniera proprio triste, giusto per il gusto di bere. Quando per ravvivare un po' la conversazione gli chiedo cosa faccia normalmente alla sera mi risponde: “Se non bevo”, “se non bevo” ripete, e la fa sembrare una cosa da rock star ribelle guardandomi in maniera ammiccante, “allora la sera gioco con mio figlio, sai gli compro un sacco di giochi, ogni due o tre giorni perché quand'ero piccolo io non ne avevo. Se invece bevo, bevo e basta. Mia moglie urla quando bevo ma bevo comunque”. Mah. Poi parliamo di relazioni e vuole sapere se con le mie ragazze ho avuto delle sexual relationship (quando parla inglese apre la bocca a dismisura e alcune vocali diventano lunghissime, sexuaaaaal relaaaationshiiiiip). Be', vedi un po' te. Scuote la testa e sia lui che l'Amico mi fanno capire che per loro la cosa è inconcepibile e cerca di spiegarmi meglio il suo punto: “if” (ipoteticamente) “if, I have a girlfriend, I cannot go near her vageeena!” (pronuncia vagina all'italiana e non con la pronuncia giusta vagiaina, “se, ammettiamo, ho una ragazza non mi posso avvicinare alla sua vagiiiiina”). Non so come faccia a non ridergli sul muso, la frase e il tono con cui viene pronunciata sono una delle cose più divertenti mai sentite in India, ma riesco incredibilmente a rimanere serio e continua: “La donna dev'essere vergine al matrimonio, al massimo, se è proprio sicura che ci sposeremo può succedere qualcosa, ma è raro. È per questo che andiamo a mignotte, vuoi andare a mignotte per caso?, due, tremila rupie se vuoi” e attacca a descrivermi i bordelli indiani, sordide stanzine separate da teli in cui delle signorine soddisfano i bisogni di queste ipocrite bestie su delle coperte ripiegate a far da materasso. Proprio bello. Ma magari un'altra volta eh.
Mi parla anche del suo love marriage fallito e di come l'attuale sia stato combinato: la sua amata non ha avuto il coraggio di sposare qualcuno più povero e di una casta inferiore.
Dopo un po' i due alcolizzati (in mezz'ora hanno finito la bottiglia) oltrepassano la mia soglia di sopportazione, ne ho basta di questo esperimento sociologico, fingo di essere più stanco di quello che sono e riesco a cacciarli via. Esco per prendere una boccata d'aria e cercare una mela che non trovo. Torno nella mia puzzolente stanza che cerco di rassettare alla bell'e meglio e mi metto a dormire.

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