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Il mistificatore della realtà

[riceviamo da Chinnamasta, sniff sniff, e volentieri pubblichiamo. Ma perché si dice sempre “volentieri pubblichiamo”? Boh, dai, pubblico e basta.]

Il mistificatore della realtà
Bollettino per mamma, amici, fans e parenti: Matteo sta bene.
Il più delle volte è abbastanza sporco, ma devo dire che gli dona, specialmente combinato al bollywoodiano ricciolo selvaggio e al baffo da pappone messicano che sta coltivando. È un po' dimagrito anche se mangia come un porco ("Can I have a nutella pancake please? With extra nutella? But listen, I mean A LOT of nutella, ok?"), e ha la pelle di quel bel color ambra delle tombe Mughal di Allahabad. Ha gli occhi diversi, più chiari, forse a furia di frugare l'Asia cercando le sue foto, forse per il troppo sole o il troppo vento o i troppi monsoni.
Non temete, è sempre fastidioso come solo lui sa essere e trae particolare godimento dall'essere più rumoroso possibile quando uno meno se l'aspetta, facendo a gara con gli indiani, i Gran Maestri del Fastidio: quanto gli piace attraversare il villaggetto cantando
Dieci Ragazze Per Me a squarciagola, quanto gli piace.
Non si arrabbia mai, che in India è impresa ardua… a parte quando due si affiancano in moto per chiacchierare. O quando qualcuno non ha maniere a tavola. O se gli negano un visto: allora si incattivisce proprio. Ma dura poco.
Insomma, Matteo sta bene e rotola senza requie per l'Asia con la sua quintalata di Canon al collo, gli occhi da bambino e le gambe storte (perché diciamolo, è bello come il sole ma ha le gambe storte), prende stradine che nessun altro prenderebbe, si accuccia nel traffico infernale per fare un primo piano ad una mucca, trova sempre un'altra scala su cui arrampicarsi, va a vedere cosa c'è oltre quella curva e apre una porta che sembrava chiusa… e quante volte l'ho vista succedere, la Mistificazione! Il bimbo con gli occhi cerchiati di nero, il vecchio coi denti distrutti dal
betel, la zingara piena di tatuaggi… son tutti lì, a farsi gli affari propri sotto il sole d'India, e spunta il nostro Mistificatore della Realtà: il bimbo sgrana gli occhi e si mette in posa plastica da soldatino… il vecchio chiude la bocca sdentata, con sommo dispiacere del Mistificatore, si sistema il baffo e fissa l'obiettivo con solennità, come se ci fosse in ballo il suo onore… la zingara biascica una maledizione ma alla fine si sistema il sari e se la ride, vanitosa, mentre lui inquadra e scatta… vita fluida congelata… un istante, e ricomincia a scorrere.
Perché?, gli chiedevo io scettica, what's the point? Non mi ha risposto lui, mi hanno risposto certe sue foto che mi ha fatto vedere un pomeriggio in un baretto di Palolem mentre il monsone arrivava sull’oceano, foto che hanno fatto fischiare il treno parlando di terre lontane, foto che mi hanno fatto sentire la perdita di anni passati avendo dimenticato il Mondo, foto che mi hanno fatto provare come un'urgenza, un bisogno quasi fisico di Viaggio, tutte quelle possibilità di strade, vite, occhi e luci che sono là, da qualche parte aspettando di esser trovate, respirate, toccate e raccontate… fame di mondo, sete di storie… e lui va, col suo zaino sformato e mappe disegnate su tovagliolini di carta, continua incontro all’ennesimo “Hello! Which country?” col suo stoico sorriso nel mare del sempiterno fastidio indiano, verso il prossimo bimbo che farà piangere con quel diabolico obiettivo nero, verso la prossima ragazza di cui si innamorerà perdutamente per una lunga, intensa manciata di secondi, avanti, in quel villaggio dove un gruppo di vecchietti lo prenderà in giro perché non sa fumare i torcioni indiani, verso la prossima lingua da imparare e tutte quelle storie da leggere e scrivere e foto da scattare per insegnarci ad essere curiosi, innamorandosi continuamente ma senza lasciare il cuore da nessuna parte.
Almeno, questo è quello che hanno fatto a me, le sue Mistificazioni…
“Chi sarà tanto insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?”
Ora esco dal tuo viaggio, Usha, e rientro nel mio: che tu possa trovare luci e colori che non pensavi fossero già stati inventati, sorrisi sdentati e piedi ingioiellati, etichette dimenticate sugli occhiali e pianure dimenticate dagli uomini, cani incastrati e gabbiani che ti volano di fianco… e che tutti i panning, gli asana e i risotti ti riescano proprio come li avresti voluti.

Ah, grazie.

Chinnamù x

A cena col nemico

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2 responses to Il mistificatore della realtà
  1. anonimo says:

    Concordo… ma le gambe non sono proprio storte. Milla

  2. anonimo says:

    Grazie Chinnamasta per questo bel ritratto di Teo, però anch'io concordo con Milla. Patù