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Il mondo è un posto di merda? Sì? No? Non lo so.

Mi sveglio, senza nessuna ragione, di pessimo umore e neanche il sole di Salonicco riesce a ridarmi la carica. Perdo tempo. Giro attorno al computer. Cosa faccio? Sto qui un altro giorno a non fare niente spalmato al sole? Me ne vado? Solo con uno sforzo di volontà enorme riesco a rimettere assieme i miei bagagli e a dirigermi verso la reception. Quando consegno le chiavi il ragazzo dietro al bancone si mette a ridere e mi chiede “tu sei Matteo?”. Affermativo. Sullo schermo del computer, la ragazza che mi aveva accolto in quest'ostello aveva scritto, di fianco al mio nome, “ton agapo!!!!!!” che come tutti ben sanno vuol dire “lo amo!!!!!”. Mi faccio due risate anch'io e penso a come sono stato simpatico (eh, ma proprio tanto) quando sono arrivato a Salonicco, ma visto che qui non si va indietro nel tempo facciamo che questa storia non ve la racconto. Però fidatevi, sono stato simpatico, tanto da meritarmi il “ton agapo!!!!”. A volte riesco anche ad essere stronzo, però raramente. Tutti zitti. Bravi.

Insomma, ritrovo il sorriso che mi accompagna per tutto il tragitto fino alla stazione degli autobus. Aspetto al sole la partenza per l'autobus che mi porterà verso la frontiera macedone e da lì dovrò trovare un modo per attraversarla.

Durante il viaggio da Meteora a Salonicco avevo finito Neve e così, dopo aver scribacchiato svogliatamente per qualche minuto, incomincio a leggere le Tabaccherie Orientali di Clara "Claudia" Nubile; da subito rimpiango di aver lasciato macerare il pdf nella famigerata cartella “Da leggere” dove finiscono cose che non vedranno mai più la luce del giorno. Il libro di Clara è una bellissima serie di racconti dove morti, colori rumorosi, rumori colorati, suggestioni, paesi lontani e vicini ti sussurrano all'orecchio cercando di raccontarti un pezzo della loro vita. Il blog di Clara si trova qui e se volete comprare Tabaccherie Orientali, che proprio vi consiglio, potete andare qui. Io l'ho ricevuto come inaspettato regalo (chiesi un racconto, mi arrivò un libro) in seguito ad una cartolina spedita: miglior ROC (Return On Cartolina) dall'inizio del viaggio, grazie Clara!
Tra l'altro la lettura delle
Tabaccherie mi ricorda che non vi ho ancora parlato di Gandhi. Vabbe', magari un'altra volta.

Quando arrivo nella davvero poco ridente località di Florina (dove compaiono dei negozi dal nome poco attraente tipo “China fashion” e “China shoping” (sic), uno dietro l'altro: mi immagino la popolazione locale abbigliata con tessuti sintetici che guai a lasciar scappare anche solo una scintilla) pare che l'unico modo di arrivare in Macedonia sia di prendere un taxi.
Per principio decido di fare autostop (
vae victis, lo sai, perché ti infliggi queste pene Matteo?). Cammino per mezz'ora nella direzione sbagliata, quella verso l'Albania, e poi una ragazza cicciottella e col piercing al naso (ma non vestita da China Fashion) mi mette sulla direzione giusta.
Altra mezz'ora di marcia e comincio a fare autostop.
Aspetto poco, pochissimo, e dei ragazzi greci mi caricano in macchina. Vanno a scalare e mi chiedono se voglio andare con loro, mi piacerebbe, ma 1. non ho più muscoli da scalata e 2. vorrei essere in Macedonia prima dell'arrivo della sera. Purtroppo non vanno fino al confine e mi scaricano a metà strada di fronte ad uno sfasciacarrozze sorvegliato da uno schnauzer gigante e da un altro incrocio canino non meglio definito. Mentre i cani cominciano ad abbaiare, mi preparo ad una lunga attesa.
Lunga.
Dapprima, sorridente e sicuro spingo il mio pollice teso verso le macchine che passano. La mia sicumera svanisce rapidamente: non c'è molto traffico e i rari veicoli che sfrecciano non mi prendono nemmeno in considerazione, mi sembra che addirittura accelerino. Le auto greche hanno i fari spenti, quelle macedoni accesi.
Dopo mezz'ora in cui ancora non ho perso il buonumore si ferma una Mercedes targata Bitola, proprio la città in cui voglio andare. Ma è un taxi. Dieci Euro. Guardo la strada deserta e mi dico che tutto sommato sarebbero soldi ben investiti, controcuore dico al tassista che accetto la sua proposta. Solo che… mentre parliamo si ferma una macchina della polizia proprio dietro al taxi e mentre il mio “allora va be…” (accompagnato da sguardo ebete) si perde nell'aria la Mercedes nera parte via sgommando.
Ci resto di sasso e guardo i poliziotti come a dirgli “me l'avete fatto scappare voi”.
Sublime esempio di atarassia poliziesca, mi chiedono il passaporto.
Lo rigirano un po' e me lo restituiscono.
Cerco di spiegargli che adesso tocca a loro portarmi al confine ma fanno finta di non capire e partono sgommando anche loro.
Passa un cespuglio rotolante in mezzo alla strada. Solo che non è un cespuglio ma una lattina di un succedaneo greco di una più famosa bevanda energetica ().
Mi rimetto in attesa e alzo il pollice, inutilmente, alle varie macchine che passano.
Più passa il tempo e più mi incattivisco.
Maledico gli sguardi fissi sulla strada, auguro incidenti mortali a chi mi snobba (per poi andare lì, tra le lamiere contorte, e dirgli “hai visto, stronzo, cosa succede a non aiutare il prossimo?”).
I minuti si accumulano inesorabili ed ogni scatto della lancetta incunea nel mio pensiero la certezza che il mondo sia proprio un posto di merda. Perché faccio autostop? Perché mi faccio del male da solo? Perché esistono spettacoli con fumi e raggi laser?
Nel tempo che passo al lato della strada catalogo tutte le reazioni dei guidatori e dei loro passeggeri.

1. Guidatore con sguardo perso nel vuoto che finge di non vedere l'autostoppista.
2. Guidatore che riconosce l'esistenza dell'autostoppista ma senza nessun movimento facciale accelera e si muove saldamente verso il centro della carreggiata.
3. Guidatore e/o passeggero che fa un vago gesto con la mano come a dire “guarda, mi fermo subito, io che sono uno buono mi fermerei anche ma poi devi rimetterti a fare autostop e allora sai che sbattimento”.
4. Donna sola al volante, paura di stupro.
5. Donna che stringe il braccio al marito guidatore e probabilmente gli sussurra “oh caro, no, per favore”.
6. Coppia di donne con occhiali da sole che seguono col collo il punto fisso dell'autostoppista mentre loro sfrecciano via.

Insomma, tutte le categorie (esclusa forse la 4 che con un po' di fantasia riesco anche a capire) meritano di bruciare all'inferno, nell'inferno di questo mondo di merda che producono col loro egoismo. Ecchecc… ho sempre caricato tutti, tutti, tutti quegli stronzi al lato della strada anche nelle situazioni più impensabili (come quella volta in cui in Australia feci mettere mia madre nel bagagliaio che cominciava ad urlare “che schifo! che schifo! No Matteo! no!” (mentre mio padre se la rideva) per far posto a questo aborigeno ubriaco, completamente bagnato, appena uscito da uno stagno. Cercammo anche di far salire in macchina i due cani, anch'essi fradici e puzzolenti, che lo seguivano ma non ne vollero sapere), io che ho caricato al massimo della potenza il mio karma autostoppistico perché, dico perché, devo sempre marcire al lato della strada?
Mi rimetto gli zaini in spalla e comincio a camminare, con una gioia di vivere che non vi dico.
Ogni volta che sento il suono di una macchina in lontananza mi giro e sfoggio il pollice (non sarà che è troppo corto? Mah (ciao Ste)). Niente. Alla mia vista la velocità aumenta e i crocifissi ortodossi appesi agli specchietti si trasformano in accelerometri che vanno quasi a sbattere contro il tettuccio.
Una delle prime macchine che passa mentre cammino suona un colpo di clacson ma continua imperterrita. Be', se non altro non mi ha ignorato.
Un'altra, con cinque ragazzi (scusate, volevo dire cinque stronzi) a bordo, non solo romba via veloce ma uno di questi individui pensa anche bene di sfoggiare il proprio dito medio per insultarmi. Tu. Brucerai. All'inferno. Io sfilerò sulla mia Corvette targata purgatorio durante la mia gita domenicale agli inferi e ti vedrò tra le fiamme e non ti darò neanche la soddisfazione di farti il dito. Brucia.
Quando ormai mi sono rassegnato a camminare e il sole è ormai tramontato dietro le montagne una macchina macedone, miracolosamente, si ferma. Una coppia dalle facce arrossate appena tornata dalla giornata sciistica in Grecia mi fa accomodare sul sedile posteriore e mi porta fino a Bitola: si parla della situazione macedone, di come la Grecia non riconosca il loro passaporto e di come loro due siano i soli esseri gentili in questa parte di universo.

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3 responses to Il mondo è un posto di merda? Sì? No? Non lo so.
  1. anonimo says:

    Grazie, Matteo! Onorata di essere in questo post,

    Clara

  2. anonimo says:

    L'autostop è catartico: frustrante per definizione, il passaggio arriva sempre dopo che hai perso la speranza e insultato il mondo. E magari si ferma pure il tipo di macchina che più hai insultato per definizione (il Cayenne). Il ringraziamento è sublime.

    Grazie e un bacio

    Il travestito a cui desti un passaggio a Milano

  3. andlosethenameofaction says:

    L'ingenuità! L'ingenuità! Mi sembrò strano quando la ragazza con la minigonna che caricai ad un semaforo mi disse con un vocione che non lasciava dubbi che andava all'incrocio successivo. Per fortuna feci in modo che molestasse un mio amico (ciao Jacob)