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Il non viaggio

And but so, dall'Aquila fino a Milano (Ravenna a parte, ma di Ravenna non ho voglia di scrivere adesso), è stato un po' un non viaggio.
Sì, mi sono mosso, ma senza quello spirito che aveva animato il resto dei miei spostamenti: sono stati gli incontri a definire quest'ultima parte di viaggio più che i luoghi.
A Corridonia ho incontrato MicheleInCina (che avevo contattato durante la mia permanenza in Cina dopo aver letto il suo blog) che non è più in Cina ma che è solo (se “solo” si può dire) Michele, in assoluto il miglior ROC (Return On Cartolina) di tutto il viaggio: Michele e la sua fantastica mamma m'hanno nutrito, sfamato, divertito, istruito e accudito! Si diventa di sicuro uomini migliori dopo aver assaggiato ciauscolo e vernaccia.
Michele diventa la vittima consapevole dei miei racconti di viaggio (di questo e dei precedenti) narrati al passato remoto che, nel loro insieme, hanno effettivamente dell'inverosimile tanto che dopo un po', a grande richiesta, sono costretto a cominciare ogni mia storia con “mi ritrovai su un cargo battente bandiera liberiana quando…” e ad indossare i panni di Manuel Fantoni e magari anche ad inventarmi qualche storia (o magari no, chi lo saprà mai?).

Nonostante la fine di ogni blog inizi con la pubblicazione dei video presi da Iutub e che questo mio stia effettivamente per tirare le cuoia, non voglio dissacrarlo così, per cui andatevelo a cercare voi il video di Manuel Fantoni su Iutub. Però un post solo di citazioni (altro bel chiodo nella bara di un blog) magari lo faccio (o magari no, chi lo saprà mai?).

Ciao Michele, grazie. La prossima volta fai trovare in giro anche tua sorella però!

Da Corridonia vado a Ravenna (se siete stati attenti sapete già che non ne parlerò qui… ma come fate?!) e poi a Bologna dove una coppia di amici (ciao Ale, ciao Simona) mi ospita per il fine settimana e mi inietta una dose massiccia di anticoncezionali.

Ormai sono sempre più vicino alla mia meta finale e la curiosità della scoperta è ormai prossima allo zero.

Vorrei andare a trovare un'amica a Piacenza (ciao Clode), nel suo castello medievale, per poter parlare un po' di Wittgenstein (il filosofo, non il giornalista), di Raymond Claude Ferdinand Aron (giornalista e filosofo) e di Scatafaldo Farlinzoni (il giornalista, non il filosofo) ma la signora (stavo per scrivere signorina, scusa) ha pensato bene di dileguarsi senza il mio consenso e, visto che non voglio andare direttamente a Milano, devo trovare un piano B.
Mmm Piacenza, Piacenza, Piacenza… mi ricorda qualcosa, qualcosa di lontano, qualcosa di indiano, qualcosa dai lunghi capelli neri che fu (“mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana quando la incontrai, fu lì che capì che il nostro destino si sarebbe scritto su una moto cercando di sopravvivere alla furia stradale dell'India”) mia compagna di sella su Arianna: Chinnamasta, o ciò che rimane di lei, è originaria di un piccolo (stavo per scrivere “microscopico” ma i diciassette abitanti di S.D.V.S.A.E.C.R.D.P. si sarebbero risentiti) borgo del piacentino. Nonostante il padre di Chinnamasta sia famoso per il culatello che offre ad amici e parenti solo ed esclusivamente a Natale, decido comunque di fare quest'improvvisata a casa Chinnamasta, così, perché i suoi genitori mi stanno simpatici.
Dopo aver preso una quindicina di treni e aver visto un sacco di cespugli rotolare in stazioni deserte della bassa, finalmente arrivo nel villaggio di V.S.A.E.C.R.D.P.: lascio i bagagli in un bar gestito da una procace quarantenne tuttatette (felicità di tutti i vecchietti giocatori di briscola di V.S.A.E.C.R.D.P.) e mi dirigo (a piedi) verso la frazione di S.D.V.S.A.E.C.R.D.P.

– Scusi, da che parte per S.D.V.S.A.E.C.R.D.P?
– Di là, ma guarda che è lontano!
– Ho tempo…

Percorro un bel tratto di campagna e dopo molto scarpinare mi trovo di fronte alla porta di casa Chinnamasta.
Quando busso, saranno i miei abiti eleganti, sarà la capigliatura, sarà la barba di qualche giorno ma il padre di Chinnamasta, stranamente, non mi riconosce e il suo sguardo severo da “machièstoclandestino” mi fa capire che non posso usare l'esilarante battuta che avevo progettato lungo il tragitto (“sono qui per il culatello” eh, un umorista nato, altroché) ma devo declinare (e in fretta) le mie generalità per evitare un colpo di schioppo (sento che con sguardo impassibile suo padre sta cercando a tentoni il fucile nascosto dietro la porta).
Il volto del Papà di Chinnamasta si illumina e mi fa entrare con un braccio al collo e un gran sorriso. Non passano tre secondi che mi viene offerto un bicchiere di lambrusco e… il mitico culatello!

– Sai com'è, da quando Chinnamasta è diventata fruttariana, s'è scordata che anche per Pasqua sfoderiamo il culatello.
– Questo è quello dell'esperimento?
– Ebbene sì, questo ha due anni.

Silenzio commosso.
Quello che aveva detto Chinnamasta era vero: “fammi morire in India e restaci, portami a destinazione sana e salva e a S.D.V.S.A.E.C.R.D.P. sarai sempre ricordato come un eroe”.
Chinnamasta ovviamente non c'è ma il Papà, la Mamma e il Fratello sono una compagnia sorridente che ascolta divertita le mie storie (ma non al passato remoto) ed è alquanto sbigottita dal fatto che sia riuscito ad arrivare a S.D.V.S.A.E.C.R.D.P. senza un mezzo cingolato.
E mi ingozzo di culatello a tal punto che a momenti svengo.
Tre bottiglie di lambrusco e mezzo culatello dopo, è arrivato il momento di ripartire.
Il Fratello di Chinnamasta mi porta in stazione e da lì, visto che a Milano proprio non ci voglio andare faccio un imprevisto dietrofront e mi trovo a Parma, da Emilio dell'Emilia che mi offre albergo per la notte ed una lauta cena (grazie Emilio!) a base di gnocco fritto e salumi e tortelli e una conversazione infinita che solo il mio stomaco dopo un po' si rifiuta di continuare (col senno di poi, forse a colazione avrei dovuto stare più leggero: quattro cornetti e due krapfen basteranno la prossima volta).
La notte boccheggio e quando si tratta di andare finalmente a Milano sembro un cadavere dell'oltretomba.

La morale di questo post è: da quando sono tornato in Italia ho mangiato come un porcello e nessuno potrà dirmi che sono deperito.
O forse la morale fu un'altra (quando mi imbarcai su quel famoso cargo).
O forse no, chi potrà mai dirlo?

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3 responses to Il non viaggio
  1. anonimo says:

    A Mattè, se tu fossi partito (partisti!) dall'Australia con uno o due giorni di ritardo, magari mia sorella a casa ce la trovavi.

    E comunque voglio che tu sappia che ho creduto alla metà della metà delle panzane che mi hai rifilato (rifilasti). .

     

    Di nuovo, onoratissimo di averti fatto squattare dentro casa!
    A presto!

  2. NoRupies says:

    santi numi!

    celebre battuta di kit carson che non c'entra un cazzo
    ma io provo sempre  a buttarla lì.

    parlando di cose serie, mentre eri via un attimo abbiamo strappato arcore al piddielle! intendo dire… ci siamo fatti un gran mazzo… 😉

    fine del viaggio?

  3. usadifranciRDD says:

    la morale è che milano nun te piace!!