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Il pifferaio magico

Il pifferaio magico
Mai stato in un posto così, mai visto gente così ben disposta ad essere fotografata (ciao Rachid), altro che Nirvana della fotografia, qui è la gente che ti legge nel pensiero, ti fa un cenno con la mano, ti avvicina, indica la macchina e chiede di essere immortalata, chi seriamente, chi con un ampio sorriso, chi da sola, chi con tutta la famiglia o gli amici che li circondano. “One photo sir! One photo sir!” ti gridano dietro i bambini, ti rincorrono, ti seguono manco fossi il pifferaio magico, ti si parano davanti e mimando i loro divi di Bollywood assumono sguardi truci e posture immobili di fronte all'obbiettivo, posano, sono serissimi, aggrottano le ciglia e vivono il momento dello scatto con una certa qual trepidazione e quando gli chiedi di sorridere il risultato è quantomai strano.

Il pifferaio magicoIl pifferaio magico
Appena sentono il fatidico click ti si gettano addosso, ti travolgono quasi, e se ti sei accucciato riescono a farti perdere l'equilibrio e a farti sbattere il sedere per terra (qui avrei voluto dire acculattare, ma acculattare vuol dir altro): vogliono vedersi, toccare con le loro manine i tanti bottoni del plasticoso marchingegno nero, ammirare il risultato e appena la loro immagine appare sullo schermo ridono a crepapelle, contentissimi, e nonostante qualcuno azzardi un timido “one photo rupie” (o cinque, o dieci, a seconda del valore che ognuno associa al denaro, oppure “one pen” o “one chocolate”) la maggior parte lo fa solo per sentirsi un attimo al centro dell'attenzione del bianco turista, vivono così i loro quindici secondi di gloria e sono felici.

Ogni tanto mi fanno dei gesti eloquenti, puntano l'immagine e vogliono farla uscire dalla macchina: per me è facile mandargli una mail ma spesso e volentieri scuotono la testa e con un sorriso disarmante ti fanno capire che loro no, la mail non ce l'hanno e che forse forse non sanno neanche cosa sia un computer. E allora faccio una cosa, qualcosa di quasi impossibile, stampo le foto, vado a cercare la gente nei punti in cui ho fatto loro le foto (e già ritrovare i posti per me è un'impresa) e, quando non trovo i molto grati soggetti, le lascio ai vicini, per favore, se vedi queste persone dagli le foto, è importante, anche e non solo per il mio karma fotografico. Mi manca un gruppo di persone che ho fotografato su un mucchio di terra e paglia vicino al fiume, oggi vado a cercarli, spero di trovarli, le foto le ho stampate e andrò in giro per la città come un segugio alla loro ricerca, senza mappa, perché se devo trovarli lo vorrà il destino.

Il pifferaio magico

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3 responses to Il pifferaio magico
  1. anonimo says:

    it's certainly a beautiful destiny on its own…simply love this special thought of yours, however simple things that we can do. and somehow i've been inspired by your story and developed a few shots for the kids that I met outside the cafe in Lhasa (though not being inspired so much to go back to Tibet to give them back the printed pictures) and hopefully by sending back to the cafe, Pazu would help me give them back to the smiling faces on those pictures 🙂

    cath

  2. anonimo says:

    tra una settimana di vacanza e una d'arret maladie non sono più riuscita a seguirti…quindi rieccomi e ricomincio da qui, da dove ti avevo lasciato! ma quanto cammino hai fatto nel frattempo?!
    bacio

  3. anonimo says:

    bello ritrovarti!
    bs