Blog

Il profumo di Chios

Prima giornata pigra a Chios: il disagio di immergersi in un nuovo paese, il cielo grigio, passi trascinati, l'incontro col parco giochi più triste di tutta la Grecia (un'immagine che vale meglio di mille descrizioni della Crisi in Grecia (ciao Crisi)), oggetti e animali neri, i mulini a vento e ritrovarsi a far saltare i sassi levigati dalle onde lanciandoli sulla superficie calma del mare.
 

IMG_4250IMG_4262IMG_4283IMG_4300IMG_4313


Il giorno seguente invece mi scrollo di dosso l'immobilismo che mi ha perseguitato ieri e vado alla scoperta dell'isola. Incurante del freddo, noleggio un motorino e mi metto a girovagare per le strade di Chios: col vento che mi sbatte sulla faccia, mormoro ripetutamente “pot pot pot” così mi sembra di nuovo di stare in sella ad Arianna e rivivo, sulle salite e discese locali, delle perdute sensazioni indiane.
Nell'aria, durante tutto il tragitto, aleggia uno strano profumo, come d'incenso, di cui non riesco a capire la provenienza.
Percorro diversi chilometri tra un villaggio ed un altro dell'entroterra. Ogni volta che arrivo in un villaggio mi pongo sempre la stessa domanda: “dove sono le persone?”. Pare che ogni paese sia stato completamente svuotato e, per quanto pittoreschi e colorati dai peschi e dagli albicocchi in fiore (che a volte sovrastano l'onnipresente profumo d'incenso), non soddisfano la mia curiosità di cercatore di volti. Qualche gatto, un passante che scompare in lontananza, niente di più.

IMG_4321IMG_4348


Abbastanza deluso dall'esplorazione senza vita dell'isola, mi dirigo verso Chios (sulle isole greche molto spesso la città principale ha lo stesso nome dell'isola) ma lungo il tragitto, quasi per caso, mi fermo nella cittadina di Pyrgi. Mai scelta fu più azzeccata. Da subito il volto sorridente di una vecchietta mi dà il benvenuto e poi una serie di vicoli dalle decorazioni monocrome si apre davanti ai miei occhi: i muri di tutte le case e delle chiese sono ricoperti di disegni geometrici in bianco e nero, il candore dell'intonaco viene grattato via per lasciare apparire il grigio del cemento a creare forme sempre diverse. L'effetto globale è molto bello e a volte sembra quasi di stare in una litografia di Escher. I peperoncini e i pomodori appesi a seccare sulle pareti sono l'unica forma di colore.
Per le strade di Pyrgi la fragranza di incenso è particolarmente forte: scopro che è il profumo che sprigiona la mastica (in greco nel testo, mi spiace tradurlo con mastice ma se qualcuno ha una versione migliore me lo faccia sapere), una resina che qui viene raccolta (e coltivata): una gomma da masticare naturale che viene usata come principio medico in diversi preparati e come base per l'omonimo liquore servito in tutti i ristoranti della Grecia a fine pasto. Lungo le vie del borgo diverse persone, soprattutto donne, sono chine su grossi vassoi intente a ripulire la mastica dalle impurità: con raschietti e bisturi separano i piccoli cristalli giallastri da foglie e rametti (raschiETTI, piccoli, ramETTI: mi tiro un ceffone da solo per l'uso di tutti questi diminutivi. Ahio). Un'attività d'altri tempi riesce ancora a sfamare decine di persone in quest'angolo di Mediterraneo. Ecco spiegata l'origine del dolce profumo che pervade Chios.

IMG_4368

IMG_4389IMG_4400IMG_4414IMG_4417


In un ristorante della piazza principale, quasi un enorme collage di cruciverba, incontro il gestore greco che comincia a parlarmi con un incredibile accento americano, quasi fosse una macchietta uscita da un film hollywoodiano di serie B. Costas mi fa accomodare, mi mostra il bagno (“Do wha cha gonna do man”) e mentre si mette a spadellare per me si lancia in mille discorsi: donne greche (“Loooove them hot f'cking Greek wimin”, pare uscito da Tarantino), macchine e corse illegali (“When I've seen the motherfucker's head rolling at my feet, right at ma fe-eet!, after he smashed his brand new car against the pole, I sold my red '89 Camaro on the spot for fi-ive grands… and it cost me seventy to fix!”), ubriachezza molesta (“I had a bottle of Jack Daniels right on my bed table, had a gulp even before g'tting down for breakfast. From sixteen to twen'yone I'd never been sober a single day o' ma goddamn life”) e tirate paranoiche sul governo del mondo che hanno, tutto sommato, un certo qual senso. Mi diverto e resto a lungo a parlare con lui, mi descrive la Grecia che vede attraverso i suoi occhi arrossati e solo quando incomincia a calare il buio mi dirigo verso Chios.

Inizialmente immaginavo il mio tragitto greco come un saltellare da un'isola ad un'altra ma, visto che ho fatto promesse di ritorni pasquali e che le connessioni non sono proprio delle migliori in questa stagione, scelgo di dirigermi direttamente ad Atene: l'unico traghetto del giorno parte alla dieci di sera e così ho di fronte a me un'altra giornata in motorino. Esploro dapprima la parte nord dell'isola in cui, a parte il villaggio di Volissos e brulli paesaggi che mi ricordano la Sardegna, non si trova molto e poi, su consiglio di Costas, vado a visitare i borghi di Mesta e di Olympi, bellissimi esempi medievali di abitati che gravitano attorno alla produzione di mastica; le poche persone che si vedono affacciate agli usci di casa sono indaffarate nella pulizia della preziosa resina.

IMG_4435

IMG_4445IMG_4456IMG_4468IMG_4486IMG_4497IMG_4500IMG_4505IMG_4520IMG_4528


Concludo la giornata con un nuovo passaggio da Costas che mi offre i peperoni ripieni fatti dalla moglie, tre bicchieri di vino dolciastro e altre storie raccontate con quel suo bellissimo accento greco-yankee.

Poi via, tempo di lasciare queste sponde.

click here to share

Comments are closed.