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Il ragazzo che voleva studiare in Germania

Sulla strada per Panauti, vedo due bei vecchietti seduti sotto un portico colorato. Li guardo, sorrido, indico la macchina fotografica e mi rispondono ondeggiando la testa per dirmi che posso scattare, miro, blocco l'istante in una serie di pixel. Contento. Potrei anche continuare per la mia strada, ma un ragazzo che osservava dalla finestra del primo piano scende trafelato per parlare con lo sconosciuto. Mi fa le solite domande di rito (dadovevienichecosafainellavitaquantotifermiinneplaquantoseistatoinnepaltipiaceilnepalhaivistolacoppadelmondo etc.) a cui rispondo meccanicamente tirando un cordino all'altezza dell'ombelico. Poi mi chiede se posso scaricare le foto che ho appena fatto sul suo laptop, corre in casa e se ne esce con un bel portatile. Faccio finta di non stupirmi. No, non si può, però te le mando volentieri via mail, ci scambiamo gli indirizzi, mi fa vedere delle foto che ha fatto lui ed un bel video di una festività religiosa che si è appena celebrata proprio in quel di Panauti, dove gente ricoperta da capo a piedi di un pigmento rosso si agita su un carro portato a braccia da uomini stravolti: accompagnano un non meglio identificato dio per le vie della città. Il ragazzo è molto contento di avere uno straniero sotto mano ed è molto gentile. Mi propone di visitare la casa, tipica nepalese mi dice lui. Mi fa salire al primo piano, i pavimenti sono di terra battuta e mi sembra strano che ci si debba comunque togliere le scarpe. Mi offre un tipico piatto nepalese, un porridge di frutta con due frittelle, molto buono, mentre mi mostra altri video, tra cui quello immancabile di Shakira (l'amore proibito di tutti i nepalesi) che balla sulle note dell'inno ufficiale dei mondiali. Mi dice che il computer glie l'hanno regalato i suoi parenti che vivono a Londra e che lui sta cercando di andare a studiare in Germania. Strano, di solito in questi posti si sogna ancora l'America: gli Stati Uniti, il Canada, l'Australia o l'Inghilterra magari, la Germania è una risposta inaspettata.

– Scusa, come mai la Germania?
– Perché mi piace Hitler.
– Ah.

Felicità e mancanza d

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4 responses to Il ragazzo che voleva studiare in Germania
  1. usadifranciRDD says:

    bhè…mi pare una motivazione più che valida!
    azz, la gente matta la trovi ovunque!!
    e te che gli hai risposto??

  2. Lindora says:

    E come hai guadagnato l'uscita? 
    a) a passi lenti e silenziosi e con le spalle rigorosamente rivolte verso la porta per poter tenere sott'occhio il cruccofilo
    b) hai chiesto con nonchalance dove fosse il bagno (e ti sei portato dietro la macchinetta fotografica)
    c) hai finto di esserti ricordato un appuntamento (il barbiere, il dentista, una dimostrazione dell'Herbalife) sorry, gotta go
    d) guadagnare l'uscita? Il tizio non ti ha nemmeno visto andare via. Ha solo notato una nuvola di polvere che si è lentamente depositata dopo che sei svanito nel nulla.

    (Buon proseguimento e mille di questi incontri -anche per poterne leggere sul blog 🙂

  3. reginadinulla says:

    🙂

  4. andlosethenameofaction says:

    Niente, me l'ha detto come se mi dicesse "la pasta è il mio piatto preferito" o "mi piace stare al sole". Gli ho solo fatto notare che al giorno d'oggi, anche in Germania, Adolfo non è un personaggio molto popolare.