Blog

Il valore del tempo

Il valore del tempoIl valore del tempoAlla stazione degli autobus di Sanadaj incontro un ragazzo, Sasan, che viaggia nella mia stessa direzione. Dopo solo pochi minuti di una conversazione rapida mi invita a stare a casa sua per la notte, nei pressi di Zanjan.
Perché no, sembra simpatico.
L'autobus non arriva e decidiamo di prendere un taxi collettivo fino a destinazione.
Alle solite velocità stratosferiche, accompagnato dalle peggiori musiche da discoteca, attraverso i paesaggi più belli che mi sia capitato di vedere da quando sono in Iran. Dolci colline lasciano il posto ad imperiose montagne che degradano in infinite pianure. Il calar del sole disegna lunghe ombre sulle superfici brulle e pietrose e si nasconde presto dietro ad una nuova catena di montagne privandomi di questi emozionanti panorami.

Una volta arrivati a Zanjan, Sasan mi fa salire su un altro taxi per portarmi a casa sua, “lì vicino”.
Un'ora dopo raggiungiamo la gelida Abhar (sono in infradito e senza giacca) e l'appartamento che condivide coi propri compagni di università, uno stanzone ricoperto da tappeti ed una camera da letto per quattro persone. C'è un discreto olezzo di sudore. Sedute ad accoglierci ci sono anche due ragazze, che nonostante siano in casa, hanno ancora il foulard a coprire il capelli. Strano. Sono le fidanzate del mio ospite e di uno dei suoi tre amici. Gli altri due abitanti dell'appartamento sono single ed uno dei due mi svelerà, in pessimo inglese, di preferire gli uomini perché “per avere la fidanzata devi avere i soldi e la macchina”. Cercherò di spiegargli che non sempre va così ma non riuscirò a smuoverlo dalle sue posizioni. Povero.
Per ringraziarli dell'ospitalità cucino la solita pasta inventata, a cui personalmente darei un tre meno meno, ma che loro paiono gradire.
Tra una sigaretta e l'altra, le due coppie mi annunciano che domani avevano previsto di visitare Sultaniyeh e, dato che io mi trovo qui proprio per quello, decidiamo di andarci assieme.
Crollo svenuto e mi trascino nella camera dove mi hanno preparato un giaciglio ma tra sigarette, va e vieni, partite di calcio al computer e musica e risate che continuano fino alle cinque di mattina dormo quantomeno male.

Il valore del tempo
E ovviamente mi sveglio di pessimo umore.
Non ho voglia di essere circondato da altri esseri umani.
E ho bisogno d'aria fresca.
Quando tutti si alzano, facciamo colazione a gambe incrociate su uno dei tappeti.
Io andrei subito a visitare Sultaniyeh ma loro vogliono stare un po' in casa a non far nulla. Mh. OK, dopo tutto ho bisogno di scrivere un po' e posso mettermi in un angolo a smanettare col computer.
Errore.
Il ragazzo gay mi si siede di fianco e come un avvoltoio sulla mia spalla non stacca gli occhi di dosso dallo schermo e ad ogni riga scritta mi fa una domanda stupida.
“Cosa scrivi?”, “è in inglese?”, “ah, in Italia si parla italiano?”, “ma scrivi anche di me?”, “dai, scrivi di me, il mio nome si scrive così”.
Cerco di fargli capire che vorrei starmene un attimo per i fatti miei ma non sembra percepire l'antifona tanto che, molto scocciato, dopo vari minuti di richieste spengo il computer. E comincio a spazientirmi. Non dovevamo uscire? Sì, sì, ma con calma. Uno degli amici di Sasan, comodamente sdraiato al suolo, con la testa sulle ginocchia della ragazza mi fa una strana domanda: “Matteo, che valore dai al tempo?” e senza attendere la mia risposta continua “Sai, per noi iraniani il tempo non ha importanza, viviamo alla giornata, senza preoccuparci del domani”. Capisco ma non sopporto più queste quattro mura e dopo aver insistito un po' riesco a farli uscire di casa, controvoglia.

Prendiamo un taxi per Sultaniyeh e visitiamo il Mausoleo di Olijeitu che, a quanto pare, possiede la più grande cupola di mattoni al mondo, coi suoi venticinque metri di diametro e quarantotto di altezza. Un po' il mio stato d'animo, un po' il tempo che ci è voluto per venire qui e quello sprecato stamattina non mi fanno per niente godere il monumento.
“Matteo, che valore dai al tempo?”, tanto, io che ho sempre impressione di perderlo.

Il valore del tempo
Quando torniamo le ragazze non riescono a salire in casa a causa dei vicini piazzati vicino all'ingresso: in Iran uomini e donne devono vivere in completa segregazione fino al matrimonio ed è severamente proibito alle coppie non sposate incontrarsi in casa, corrono il rischio di essere denunciati da qualche delatore e veder la polizia bussare alla porta.
I ragazzi confabulano al telefono con le loro fidanzate e, mentre preparo in tutta fretta i bagagli per scappare da qui, tutto ad un tratto scompaiono. Dove siete finiti? Oh-o? Vi avevo detto di aspettarmi! Resto solo col ragazzo gay dal folto uniciglio che ogni tre secondi mi apostrofa con un “haaaallooo Maaaateeeoooo” che non fa altro che far aumentare il mio nervosismo.
Provo a chiamarli ma non rispondono al telefono, vorrei andarmene ma tutto sommato sono stati molto gentili e mi dispiace partire senza salutarli.
Ricevo una chiamata, mi dicono di essere lì vicino e di raggiungerli.
Vado.
Mi perdo quattro volte.
Ho fretta.
Il mio tempo è prezioso.
Mi perdo di nuovo.
Voglio andarmene da qui prima che sia troppo tardi.
Li trovo tranquillamente seduti ad un caffè.

– Volevo salutarvi e…
– Siediti e prendi un caffè.
– No guardate vorrei davvero partire.
– No, dai, siediti e prendi un caffè, che fretta c'è?

La conversazione continua così per almeno altri cinque minuti e alla fine, molto spazientito, con un'irritazione che non provo dai tempi dell'India, riesco finalmente a convincerli di lasciarmi andare.

Scappo prima che mi rincorrano e sono di pessimo umore.
Più cammino, però, e più mi tranquillizzo mettendo le cose in prospettiva: sono tutto sommato contento di aver potuto assistere in prima persona a come si barcamenano i ragazzi in questo paese e ai mille sotterfugi che devono adottare per vivere una vita normale che troppo spesso, noi, diamo per scontata.
Penso al valore del tempo, al mio e al loro. Alla mia fortuna. O alla loro, non sono sicuro.
E quando salto su un taxi collettivo per la prossima tappa come ultimo passeggero (e che quindi parte subito) mi piacerebbe che ci fosse lì Sasan a dirmi: “hai visto? Che fretta c'era?”.
Hai ragione Sasan, che fretta c'era?

click here to share

Leave a Reply

2 responses to Il valore del tempo
  1. anonimo says:

    Mi fa piacere vedere che in alcune cose non sei cambiato…
    Se non dormi abbastanza diventi una checca isterica.
    😉

    Un salutone
    Matteone

  2. andlosethenameofaction says:

    Quando torni ci facciamo un altro giro di Lezioni Americane così vediamo chi diventa una checca isterica. Ti lascio scegliere il capitolo questa volta.