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India, odi et amo

Definire l'India è impossibile.
È compito arduo cercare di racchiudere in poche parole le mille sfaccettature di un insieme non omogeneo e chi prova a spiegare
cosa sia l'India è destinato a fallire perché l'India, davvero, non esiste.
Questo paese prende forma solo sulle cartine: al suo interno cela una vastità di culture, tradizioni, fisionomie, cucine, religioni, usanze e lingue (non esiste nemmeno un idioma comune, checché se ne dica) che difficilmente si possono racchiudere in una definizione univoca. Per questo, penso, molti viaggiatori di ritorno dall'India non trovano di meglio che sospirare profondamente, “Ahhh… l'India…”, piuttosto che cercare di sforzarsi a trovare una definizione che non c'è. L'India non esiste ma esistono tante Indie: tutti gli stati, anzi le regioni, anzi le città, anzi i piccoli villaggi sono microcosmi a loro stanti che non possono essere assimilati ad un insieme più grande.
Ma allora, l'India?
In Nepal qualcuno mi aveva detto “l'India è una merda, ma al suo interno contiene un diamante”. Mi sembrava una frase fatta da bacio Perugina e difatti poco dopo l'ho sentita di nuovo, questa volta in India, pronunciata da un indiano (nessuno dei due però è riuscito a spiegarmi dove fosse la merda e quale il diamante e tutti e due assumevano quel fastidiosissimo sguardo perso nel vuoto di
chi sa ma non può dire). Per fortuna non l'ho più sentita perché m'ero ripromesso di vomitare sui piedi di chi avesse avuto il coraggio di rifilarmi per una terza volta il vuoto fatto pensierino. L'India non è un ammasso di sterco e al suo interno non c'è nessun gioiello. L'India è un paese che non esiste più, che ormai sopravvive solo nell'immaginario di quel folto gruppo di occidentali che ancora si gettano a capofitto tra le sue viscere cercando non so cosa. Chi cerca la natura incontaminata troverà rifiuti ammassati per strada o cumuli di plastica fumante ovunque, chi cerca le delizie culinarie resterà deluso da un menu unico con i soliti piatti ripetuti all'infinito, chi cerca spiagge sconfinate e mare cristallino è meglio che vada su qualche isolotto deserto, chi cerca sé stesso è meglio che guardi sotto il proprio cuscino (certo, se non usate il cuscino questo potrebbe essere un problema, ma ci siamo capiti). Però l'India ti lascia qualcosa, forse la soddisfazione (sì, soddisfazione, non delusione) che deriva dal non trovare quello che cerchi, forse la sorpresa di scoprire che non c'è niente da scovare o che tutto sommato non esiste niente che non sia già dentro di te. O forse ancora è lo scontrarsi quotidiano con un mondo che non si riesce a capire (già, perché nessuno è riuscito a spiegartelo prima) che pare uscito dall'immaginazione malata di uno scrittore surrealista e con cui non si riescono a fare i conti. E le immagini e le contraddizioni di un paese enorme (che poi così enorme non è, il Messico è due volte l'India per esempio ma chissà perché questo paese sembra sconfinato) ti seguiranno per sempre: le mucche sacre sdraiate sulla strada, i cani che si mangiano tra di loro, i matrimoni combinati, gli scontri religiosi nella società più tollerante sulla faccia della terra, il cibo piccantissimo e dalle incomprensibili spezie, la gente che si bagna nel fiume più inquinato del mondo e ne beve l'acqua e nonostante ciò sopravvive, i mendicanti per strada, i finiti santoni e quelli veri (che però non si vedono), le droghe e l'alcool e le religioni che fanno finta di vietarli, il gentil sesso schiacciato dalla società e i rari esempi di donne indipendenti e moderne, le autostrade scassate e le stradine di campagna a quattro corsie con l'asfalto da formula uno, i camion scassati e colorati che portano mercanzia in ogni angolo del paese, la religiosità più intensa che si sia mai vista e agire costantemente contro di essa, la povertà della gente e il parlamento che discute di quanto aumentare la paga dei parlamentari, i villaggi che se non fosse per telefonini e motorini sarebbero ancora nel Medio Evo e il miracolo informatico di Bangalore, le città che si trasformano in megalopoli senza più contatto umano, il divario sempre crescente tra la borghesia che aspira alla nobiltà e i più poveri dei poveri costretti a campare con dieci dollari al mese per una famiglia di otto persone, il sogno americano che qui ancora persiste e l'incapacità di parlare inglese, monumenti bellissimi lasciati all'abbandono e altri lanciati in pasto a turisti da comitiva.
E mi sento presuntuoso a scrivere queste cose dell'India (cioè di quella
cosa che non si può definire) perché la cosa-India è sempre pronta a sorprenderti, sempre pronta a scuotere le tue convinzioni e cambiare l'immagine che ti sei fatto del paese, da un giorno all'altro. Cosa diamine è l'India allora? È il Goa? È il Punjab? Il Kashmir? L'Uttar Pradesh? Il Rajasthan? Il Karnataka? Le sue metropoli? I suoi villaggi sperduti? Lo scintillio di Bollywood o la miseria delle bidonville? Le montagne himalaiane? Le pianure desertiche? Il Gange calmo e inquinatissimo di Varanasi o quello impetuoso e puro di Rishikesh? La gente che ti sorride o quella che ti guarda con serietà? Lo straniero in cerca di una spiritualità più alta? L'ingegnere che vive in California o il pastorello dallo sguardo vacuo al bordo di un sentiero di campagna? Cosa ho visto io? Cos'ho scelto di vedere e quando invece ho girato la testa altrove? Non lo so, ve l'ho detto l'India non esiste, non è possibile neanche spiegare cosa non è l'India perché tutto e il suo contrario convivono allo stesso tempo in un equilibrio che altrove non potrebbe sopportare di esistere. Resta però la convinzione di non aver capito nulla, di volere forse farsi del male e ricominciare da capo.

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3 responses to India, odi et amo
  1. anonimo says:

    You have to love a lot so as to want to be hurt…and vice versa. 

    Cath

  2. anonimo says:

    Non sono mai stata in India, ma spero che un giorno riuscirò ad andarci per esperire in prima persona la contraddizione che crea unità e completezza di questa terra sorprendente…
    il tuo racconto è molto interessante.

  3. andlosethenameofaction says:

    Camillo hai ragione ho scritto una stronzata:
    India, più di tre milioni di km quadrati
    Messico, meno di due
    Chiedo venia.