Blog

Ingresso in Rajasthan

Ingresso in Rajasthan
Il viaggio ci porta finalmente verso sud, lontani da Delhi e dal monsone che ancora imperversa. Percorriamo strade piene di buche (il danno) e di dossi (la beffa) e vediamo il paesaggio e le fisionomie lentamente cambiare; foreste rigogliose si trasformano in polverosi prati senza crochi, mucche dalle corna grosse così (vi sto facendo segno con le mani, non potete vedere ma pollici e indici si toccano ad indicarne la strabiliante circonferenza alla base; vero è che non ho le mani grandi (“maledette dita tozze”) però dovrei aver reso l'idea) pascolano pigramente, i turbanti si ingrossano a dismisura, le donne portano pesanti gioielli e grossi bracciali d'avorio (sono di sicuro di plastica ma mi piace pensare sia avorio) gli cingono tutta la lunghezza delle braccia, portano sul capo pesanti fascine e piccoli falcetti avvolti in stracci, bambini bellissimi salutano il nostro passaggio e in lontananza vediamo, presagio di deserto, le prime carovane di cammelli incedere lentamente: siamo entrati Rajasthan.

Ingresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in Rajasthan
Proprio di fronte a noi, una moto prende a velocità davvero troppo elevata una cunetta messa di traverso per bloccare il passaggio (stanno facendo dei lavori e solo un corsia è aperta ma questi alti dossi sono regolarmente attraversati dai ciclomotori per evitare il traffico dall'altra parte): la moto compie un volo di almeno due metri e il passeggero viene sbalzato per aria. Scenario europeo: morte e tragedia, distruzione del mezzo, ambulanza, elicottero, notizia sui giornali locali. Scenario indiano: la moto attera senza problemi di sorta e il guidatore non sembra sorpreso più di tanto, per principio di conservazione del moto, il passeggero, che vola in aria ed è completamente separato dalla moto, atterra duramente sulla sella senza dare alcun visibile segno di sconforto, anzi, durante tutto il volo (per il principio di conservazione della conversazione, scusate) continua imperterrito a parlare al telefonino (a proposito, si dice ancora telefonino o lo chiamano così solo gli over sessanta?). Lascio a voi lo sforzo d'immaginazione su come sia andata a finire.

Da Delhi sarebbe facile dirigersi verso Jaipur ma visto che a noi piace complicarci la vita abbiamo deciso di cominciare l'esplorazione di questo stato con il Shekhawati, una regione poco visitata composta da piccoli villaggi che hanno la peculiarità di contenere abitazioni principesche riccamente decorate. Lo Shekhawati si trovava sulle maggiori vie commerciali durante l'epoca della Compagnia delle Indie e i mercanti locali riuscirono ad accumulare così grandi fortune: quando il centro degli affari si mosse verso l'allora Bombay o Calcutta questi già ricchi signori lasciarono questa regione ma, ad eterno memento della propria fortuna, costruirono queste grandi case, chiamate haveli, e le decorarono sontuosamente prestando particolare attenzione agli affreschi sulle facciate esterne e sui muri interni che raccontano non solo di dei e divinità ma anche delle novità portate dai coloni inglesi: le auto, i treni, i cappelli a cilindro.

Scegliamo Navalgarth (che per la gioia di Chinnamuzzola continuo a storpiare in improbabili varianti) come nostra base. Le case sono effettivamente molto belle e un forte ben conservato, in cui un'ala è adibita ad hotel, nella vicina Dunlod contiene ricordi di un'epoca lontana e foto in bianco e nero che riportano l'immaginazione all'India di Kipling. Bello, bello ma anche un po' noioso e se non fosse per la Sagra del Gnocco Fritto di San Procopio (cit. Chinnamasta) (celebrazioni in onore di qualche non meglio specificato dio del pantheon indiano) che si svolge in città, l'esperienza sarebbe stata completamente diversa. In centro hanno allestito un luna park e centinaia di persone, dopo la visita al tempio, fanno la coda per salire sulla ruota panoramica (io e Chinna ci chiediamo quanto dovrebbero pagarci per fare un giro) o su altri antiquati marchingegni rotanti, per vedere la mostra degli orrori o per comprare bibite che vengono riempite immergendole in un grosso secchio e messe a raffreddare su un blocco di ghiaccio. Tutti, tutti, tutti hanno delle fastidiosissime quanto rumorose trombette che sono contentissimi di farci risuonare ad altezza timpani in quanto ospiti d'onore della fiera: da queste parti non si devono vedere molti stranieri e le reazioni, quando la gente ci vede, sono del più completo stupore e rispondiamo alle solite tre domande di superficiale curiosità almeno cinquantasette volte.

Ingresso in Rajasthan

Ingresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in RajasthanIngresso in Rajasthan

Aggirarsi tra la folla è per me un piacere (per Chinnamasta che viene abbondantemente smanacciata un po' meno): gli abitanti dei vicini villaggi hanno conquistato la città col colore dei loro abiti migliori e gioielli e tatuaggi sul viso e sul corpo e denti forati (dalla carie e da puntini colorati che paiono trapanati nello smalto per abbellirli) ed ogni passo si trasforma per me in una nuova occasione fotografica. Come già accaduto in passato, a volte è la gente stessa a chiedermi di essere immortalata: e come no, click e click e ri-click. Gli uomini dai folti baffi se li arricciano sempre prima dello scatto. Solo un ragazzo vestito di bianco, con occhiali da sole a goccia e il labbro imperlato di sudore (una specie di Poncherello indiano) trova che stia ledendo l'immagine del suo paese con questa serie infinita di foto e mi apostrofa in tono abbastanza minaccioso con un “this is my country, this is not right”. La folla attorno a noi si solidifica all'improvviso e un centinaio di occhi assiste alla conversazione. Gli spiego che chiedo sempre il permesso prima di fotografare e che a volte è la gente stessa a bloccarmi la strada per farmi da soggetto e che se vuole importunarmi col suo capzioso argomento deve per cortesia sviluppare il suo ragionamento in termini più dettagliati. Il tizio mi guarda interdetto (non avrà capito una mazza) e mi reitera il suo, ormai un po' tremulo, “this is not right” al che viene inondato da un altro fiume di parole che sgorga dalla mia bocca e desiste dal continuare a spaccarmi i maroni. Per calmare gli astanti mi tocca però sganciare, molto controvoglia, dieci rupie alla vecchietta che ho appena fotografato assieme alla nipotina.

Ingresso in RajasthanIngresso in RajasthanIMG_0632 (Small)IMG_0711 (Small)
La folla incomincia ad essere un po' troppo pressante per le due guest star della fiera e preferiamo allontanarci dal festoso marasma e dalle giostre, che comunque tra poco cadranno a pezzi, per perderci tra un haveli ed una casa diroccata. Solo il fioco rumore delle trombette ci ricorda che, poco lontano, la festa continua.

Ingresso in Rajasthan

click here to share
3 responses to Ingresso in Rajasthan
  1. anonimo says:

    Seemed that I could see you through their eyes 🙂
    And I really miss your big hands…

    Cath 

  2. NoRupies says:

    è inutile che ci giriamo intorno: finirai a Jaipur (e dormirai all'Evergreen)… lo so io, lo sai  tu, lo sa chinnmasta, lo sappiamo tutti 😉

  3. andlosethenameofaction says:

    @Silvio: la mia palla di cristallo mi dice di no!