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Istanbul

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Di Istanbul devo aver letto una decina di descrizioni, tutte più o meno uguali: ah che bella Istanbul! Ah prendete il traghetto! Ah andate a vedere il sole che si tuffa nel Bosforo dalla torre di Galata! Ah che belle le forme della Moschea Blu! Ah quanta meraviglia ispira la cupola di Santa Sofia! Vero, tutto vero, Istanbul è una città bellissima, che non può lasciare indifferenti, al cospetto della quale la maggior parte delle capitali europee dovrebbe arrossire dall'imbarazzo (forse, in definitiva è questa la ragione di tanta opposizione all'ingresso della Turchia in Europa: lo smacco che ne subirebbero Parigi, Roma, Londra, Madrid e compagnia cantante): qui vivono sedici milioni (chi dice nove, chi dice venti, come al solito i numeri cambiano a seconda di chi conta ma sedici mi piace come numero) e mai in nessun momento si sente il respiro della folla sul proprio collo, c'è quasi l'atmosfera rillassata di una città medio-piccola, i trasporti sono efficienti e ovunque ci si stupisce per la straordinaria pulizia delle sue strade.

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Negli ultimi lustri, la più grande città della Turchia, la capitale non ufficiale in cui permangono i fastosi consolati che prima erano ambasciate, è cambiata molto, forse troppo. Macs, venuto qui dieci anni fa quasi non la riconosce e nei suoi ricordi la ricorda come la vera porta d'ingresso in Oriente (forse questa definizione oggi spetta a Teheran, vero spartiacque tra est e ovest). Oggi Istanbul, per quanto bella, bellissima, sembra una città occidentale, una delle tante tutto sommato. Non è che forse l'hanno ripulita troppo?

Coi miei compagni di merende negli ultimi giorni siamo stati su sentieri più che battuti e adesso che sono solo voglio cercare il ventre molle di questa megalopoli, voglio scoprire se, come in tutte le altre città della Turchia viste fin'ora, esiste un villaggio all'interno della città dove il tempo pare essersi fermato, se l'ordine e la pulizia sono solo una patina riservata alle zone turistiche, se esiste un'Istanbul più vicina a quello che era dieci anni fa, a quello che la Turchia è tutt'ora.
Missione fallita direi.
Quest'anima che cerco o non c'è o non l'ho trovata.
Ci provo, sotto la pioggerellina di questi giorni, dal lato asiatico e non ci riesco: grandi palazzi che sorgono attorno a strade commerciali e sì, ogni tanto una qualche casa diroccata, risalente al periodo ottomano, ma ancora un paio d'anni e anche queste saranno state cancellate.
Ho un po' più di successo proprio nel cuore del settore turistico: alle spalle della Moschea Blu si trova un quartiere dalle ripide strade in cui la maggior parte delle case è ancora costruita in legno, colorate con toni pastello e abitate da una popolazione che sembra essere un po' più attaccata ad uno stile di vita tradizionale; in questa parte della città si vedono più spesso che non altrove i foulard e i lunghi cappotti che coprono le donne turche fino ai piedi. In questa che dev'essere una parte piuttosto povera della città, si vedono i rari abitanti di colore della città, altrove introvabili.

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Con un certo rammarico (misto di delusione per un mondo che diventa omogeneo, considerazioni sui danni del turismo e parole di Terzani che rieccheggiano nella mia mente) quindi, confermo quanto scritto e quanto detto su Istanbul da molti altri, meglio di quanto potrei fare io, e vi aggiungo solo un paio di cose che magari le altre descrizioni hanno omesso.

Istanbul è piena di gatti. Si trovano ovunque, paffuti e ben nutriti dai cassonetti della città, si lasciano facilmente accarezzare. Ovunque. Anche all'interno di Santa Sofia: se ci andate e vedete una micina bianca e nera, salutatemela, è proprio simpatica.

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C'è anche qualche cane che sonnecchia tranquillamente nelle aiuole o nei parchi della città, devono avere un padrone perché hanno tutti una clip metallica all'orecchio però sono tutti senza collare e se ne stanno tranquilli senza inseguire le macchine o molestare i passanti.

Già che stiamo parlando di animali, non possiamo non menzionare i gabbiani, questi simpatici volatili che ci ricordano la presenza del mare (o delle discariche) che qui affollano il lungomare e in voli plananti seguono i traghetti che vanno da una sponda all'altra.

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Le donne bevono e fumano, forse più degli uomini (utile quest'informazione, complimenti).
Lungo i bordi di Istiklal Caddesi, la lunga strada pedonale che taglia in due il quartiere di Taksim, in una viuzza laterale (ma solo lì) ci sono dei travestiti che guardano il viavai dalle loro finestre e chiamano gli uomini coi loro vocioni manco fossimo ad Amsterdam. Poco lontano ci sono anche delle signorine che aspettano un passaggio, ma non aspettano un passaggio. Ancora più lontano, mi dicono, è proprio meglio non andare, se non vuoi uscirne solo in mutande. Cerco il posto per verificare di persona ma non lo trovo, magari non esiste, e quindi ho ancora i pantaloni comprati in Iran.

E poi basta, Istanbul è proprio perfetta come dicono i suoi estimatori.
Anzi no, lungo Istiklal Caddesi ho trovato una piastrella del manto stradale che traballava decisamente, di quelle che quando piove cede di qualche centimetro e schizza il passante (i.e.: il sottoscritto) d'acqua.
Era così bella che quasi mi veniva voglia di baciarla.

Mi ci sono messo sopra e ho cominciato a dondolare e a fare sciff sciaff col movimento. Chiudendo gli occhi riuscivo anche ad immaginarmi in un'altra epoca, in un'Istanbul che non c'è più.
S
e andate ad Istanbul vi spiego dov'è, ma sbrigatevi perché di sicuro tra poco l'aggiustano.

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4 responses to Istanbul
  1. anonimo says:

    Te l'avevo detto io (già qualche mese fà!) di andarci piano con quel Rakı..

    Istanbul è una delle poche città al mondo che ti fa sentire a casa anche quando a casa non ci sei (Istanbul aka "your home away from home"). E' allo stesso tempo un punto di partenza e di destinazione, è lontana chilometri e chilometri, ma quando ci metti piede sembra che non ti sia mai allontanato da casa!

     

    Sarà vero che si sta lustrando fin troppo per somigliare alle città del vicino occidente, ma per me Istanbul (come anche la Turchia e i turchi stessi) resta pur sempre UN BELLISSIMO PONTE PER L'ORIENTE, una grandissima opportunità per l'Europa di comprendere il Medio Oriente, l'Asia e tutto l'Islam, e scoprire che – in fondo in fondo – siamo proprio lo stesso popolo.. di scoprire che in fondo, siamo tutti MediterrOnei.

    E' davvero un peccato che snobbiamo così tanto la Turchia: per la (benpensante) Europa, avere la Turchia entro i suoi confini sarebbe un gran bel valore aggiunto.. e non solo per il Rakı!

    un saluto

    Michele
     

    p.s. thumbs up per il video THE ULTIMATE DRUNK PEOPLE COMPILATION VIDEO EVER!!! postato qualche commento fa!

    p.p.s. si si, istanbul è proprio perfetta

     

  2. anonimo says:

    Bellissimo questo post su Istabul, suggestioni le tue foto, e sono d'accordo con Michele

    *Siamo tutti MediterrOnei*

    un abbraccio di scintille e corvi da Bombay

    c.

  3. amber433 says:

    Ciao,

    Bello il tuo blog, è da un po' che seguo le tue avventure, e certi luoghi sogno anch'io di visitarli prima o poi (Giordania, Cappadocia). Istanbul sarà una nostra prossima meta, abbiamo trovato questo sito interessante, guarda se riesci a prendere qualche informazione, visto che sei ancora in città. Noi vorremmo visitare i tre quartieri menzionati nel sito, che sembra non siano molto battuti dai turisti.
    http://www.scoprireistanbul.com/

    Ciao
    Luisella
    Ciao  

  4. andlosethenameofaction says:

    @Michele: in sintonia
    @Claudia: soprattutto dentro
    @Luisella: saluta Fabrizio