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La bellezza di Skopje

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Qualcuno (ciao Marga (no, non quella un'altra)) mi aveva avvistato: “Skopje è la città più brutta di tutti i Balcani”.
Effettivamente i palazzoni di cemento e i larghi viali trafficati difficilmente si possono descrivere con clemenza e anche il cielo plumbeo sembra voglia dirmi che qui non v'è speranza di bellezza. Di fronte ad una sfida del genere non posso che metteteci tutta la mia buona volontà per cercare il bello nascosto tra il grigiore.

La mia prima giornata parte da una lenta passeggiata lungo il fiume e si conclude sotto la pioggia. Incontro dapprima un signore che sta facendo le flessioni al parco e mi dice di averne fatte cinquantacinque oggi: ingegnere in pensione si vanta di essere molto più forte dei suoi due figli. Proseguo sul lungofiume, dall'altra sponda una ciminiera bianca e rossa mi accompagna per tutto il tragitto, sotto di essa si notano le fatiscenti abitazioni degli zingari e i tappeti messi ad asciugare al sole; dal lato in cui mi trovo, incrocio gente che si muove maldestra su pattini in linea e che passeggia al sole che ha finalmente fatto capolino tra le nuvole.

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Dopo un paio di soste-caffè, mi trovo nel quartiere albanese dove i bambini giocano per strada: s'illuminano di ampi sorrisi quando vedono la macchina fotografica e allora non posso far altro che intrattenermi un po' con loro e fare qualche scatto.
Mentre sono intento a giocare coi bambini, un uomo, dallo sguardo veramente truce e cattivo, mi osserva in cagnesco e dopo una manciata di lunghissimi, silenziosi secondi mi chiede: “sei italiano?”. Sì. Allora l'espressione cambia completamente, mi fa vedere i quattro denti marci che gli rimangono (penso sia un sorriso), mi porta nel negozio del suo amico, mi offre un caffè, mi parla delle sue mille conquiste in terra italica, mi offre un paio di sigarette e si lamenta con me della povertà del proprio quartiere dove, chissà come mai, s'imbatte sempre in un gran numero d'italiani.

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Continuo la mia passeggiata ma decido presto di tornare alla base visto che ha cominciato a piovere. Infilo la macchina fotografica sotto la felpa e la tiro fuori solo quando necessario. Forse la cosa mi rende un po' sospetto perché… di fianco a me si ferma una macchina della polizia in borghese e mi fa il solito quarto grado (un po' all'acqua di rose rispetto a quello a cui sono abituato, invero) ma quando gli faccio vedere che la mia pancia in realtà nasconde una macchina fotografica si calmano e mi lasciano ripartire senza troppi problemi. Mah.

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Il giorno seguente invece mi reco nel quartiere di Shutka con Jana, una bionda etera conosciuta la sera precedente. Di solito non mi piace essere accompagnato quando faccio foto, ma l'idea di andare nel più grande accampamento gitano d'Europa con una persona dalle caratteristiche fisiche diametralmente opposte a quelle che incontrerò colà (scusate, è dall'inizio del blog che volevo usare “colà”) mi stuzzica: chissà quanti bei problemi da gestire.
Shutka, a nord di Skopje, in realtà non è altro che un povero quartiere inframezzato da negozi affacciati sulla (fangosa) strada principale che vendono ciarpame d'ogni tipo. Jana ed io ci muoviamo senza troppi problemi tra la popolazione locale e l'astio che preventivavo non si manifesta mai; suscito quasi più curiosità io, per il solo fatto di essere italiano (un gran numero di persone che oggi vive qui ha lavorato in Italia, sì, sì, ho detto lavorato, abbandonate anche voi i vostri stupidi pregiudizi per favore), che non la mia pallida compagna. Gruppi di bambini si parano di fronte a noi per essere fotografati e ci attardiamo a lungo con ognuno di questi: dopo le prime reticenze fanno a gara per essere fotografati da soli con Jana, missione quasi impossibile visto che tutti si spingono e creano una ressa infernale per guadagnarsi questo privilegio. Quando la situazione rischia di degenerare in una rissa tra bambini ci eclissiamo, solo per essere bloccati da un altro gruppetto.
Un signore, che parla francese con un accento impeccabile ma che fa un sacco di errori, mi avvisa che non dovrei fare foto nel quartiere senza un'autorizzazione speciale. Tenta con mille argomenti capziosi di convincermi a riporre la macchina e non s'accontenta delle mie ragioni ma poi, così com'è apparso, sparisce. Non appena svolta l'angolo, un altro nugolo di bambini ci salta addosso e non posso fare a meno di accontentarli con una lunga serie di scatti.

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Da una delle case più ricche spunta un signore in tuta. Ha lavorato in Italia come commerciante e ci invita a casa sua per un caffè. La nonna, enorme, è spaparanzata sul divano di fronte alla televisione. Sembra morta. Per onorare l'ospite italiano, cambiano canale e mettono su “Verissimo” tempestandomi poi di domande sui partecipanti a cui non so rispondere. Cercano in seguito di intrattenermi con un discorso sul “Grande Fratello” ma anche lì faccio scena muta. Per fortuna riesco a convincerli a lasciar stare la televisione e mi raccontano delle loro vite tra l'Italia, la Svizzera, la Germania e la Macedonia: “andiamo dove c'è lavoro, adesso lavoro non c'è e stiamo qui, almeno non dobbiamo pagare l'affitto”.
Il caffè si trasforma in pranzo.
Io, che avevo notato la consistenza della pasta che la gentile signora voleva servirci (un ammasso uniforme tutto appiccicaticcio, incredibile come qualcuno che ha vissuto in Italia sia riuscito a preparare una tale poltiglia), faccio finta di aver appena mangiato (nonostante abbia un discreto appetito) ma Jana si butta a capofitto sul cibo e non mi resta che tenerle compagnia: un viaggio terrificante nella pasta scotta e nei fegatini di pollo più unti delle storia; anche l'insalata riesce ad essere grassa.

Dopo aver passato quasi un'ora con loro decidiamo di riprendere il cammino e, non appena vediamo il primo autobus passare, ritorniamo verso Skopje.
Mah, boh, non so, forse-magari-chissà un po' del bello di Skopje sono riuscito a scovarlo.
Ma dipende sempre da cosa uno cerca.

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5 responses to La bellezza di Skopje
  1. anonimo says:

    matte e quindi? la siccita' post nepalese e' finita???

    cami

  2. andlosethenameofaction says:

    No, figurati!

  3. anonimo says:

    anche la parola "capziosi" te la tenevi da un bel po' di tempo, immagino..

  4. andlosethenameofaction says:

    No, capziosi no… però cerco ancora l'occasione giusta per fare sfoggio di onfaloscopia. Ottima attività per il mio rientro peraltro (sì, attaccato). 

  5. anonimo says:

    Cari tutti,

    Quando uno va a vedere le brutte parte di una citta', sempre le trovera'. Io solo so che la tua vista momentanea e' un po' scura. Senza offenderti, scusa mi, pero, Skopje e' una citta' come le altre…Sono sicura che hai visto Napoli…Quando tornerai di nuovo, fammi sapere, io di faccio vedere tutte le cose belle…

    A presto,
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