Blog

Le bambole di Massouleh

Rasht è una tranquilla città senza alcuna particolarità, ad una quindicina di chilometri dal Mar Caspio; dato che il visto iraniano mi scadrà a breve, e non voglio rinnovarlo, dimentico le attrattive del mare e mi godo semplicemente un clima più mite. D'altronde sono venuto fin qui per andare a visitare il villaggio di Massouleh, di cui tanta gente mi ha parlato durante il mio percorso persiano. Forse troppa gente.
Difatti Massouleh si rivela una delusione: è un piccolo abitato davvero pittoresco che si sviluppa sui fianchi di una ripida montagna ma completamente rovinato dal turismo di massa, sembra che la più parte delle case siano state trasformate in negozi di souvenir, che vendono tutti la stessa paccottiglia e delle bambole fatte a maglia, mentre le restanti sono ristoranti. Per fortuna siamo in bassissima stagione, parecchie imposte sono chiuse e, a parte una coppia coreana, non incrocio nessun altro turista, però la popolazione locale è decisamente scontrosa e scorbutica, non gradiscono lo foto (come dargli torto, immagino milioni di spedizioni fotografiche e obbiettivi piazzati sotto il loro naso senza nemmeno chiedere) e cambiano strada quando vedono arrivare l'uomo occidentale (per quanto barbuto). Per le strette scale della città si incrociano diversi uomini che spingono delle carriole, su e giù dai ripidi gradini (ho visto anche delle carriole con gli ammortizzatori per facilitare il compito).
Avrei dovuto fidarmi del mio istinto e scegliere un'altra destinazione. Un po' tardi per rendersene conto.

Le bambole di MassoulehLe bambole di Massouleh 

Le bambole di MassoulehLe bambole di MassoulehLe bambole di Massouleh

Torno presto a Rasht e passeggio in una città che forse avevo snobbato troppo rapidamente, faccio qualche foto e ritrovo i sorrisi e la gentilezza a cui m'ha abituato l'Iran.

Le bambole di MassoulehLe bambole di Massouleh 

Le bambole di MassoulehLe bambole di Massouleh

Quando cala il sole, un taxi guidato da un ragazzo in ciabatte che sfiora la decina di incidenti (tra i quali un autobus che si ferma a tre centimetri dalla mia portiera per l'ilarità di tutti i passeggeri, ahah, sai che ridere…) mi porta in stazione e non passano dieci minuti che sono già su un autobus per Tabriz. Forse un po' troppo presto. Difatti alle quattro di mattina vengo malamente svegliato e mi fanno capire che siamo giunti a destinazione.
Troppo presto e troppo freddo e troppo nel bel mezzo dell'autostrada, lontani dalla città.
Dopo aver raggiunto il centro e aver svegliato una decina di portieri che si alzano solo per dirmi scontrosamente che i loro hotel sono pieni trovo una sistemazione conveniente e pulita, ringrazio il cielo di non essere stato tentato dalla lugubre bettola precedente che era anche molto più cara.
Mi butto a letto e recupero un po' di sonno.

click here to share
4 responses to Le bambole di Massouleh
  1. SposaNotturna says:

    ho appena scovato il tuo blog, e mi sa che ti seguirò.  I racconti della vita mi piacciono.   Buon percorso.

  2. andlosethenameofaction says:

    Torna quando vuoi, io nel frattempo mi perdo.

  3. anonimo says:

    Ultimamente sei parecchio in forma!   ultime 5 post  da top 20 ,bravo M0

    anche io mi sto facendo crescere la barba. per rispettare gli equilibri.
    tu capelli alla Macs ed io Barba alle M-ino, almeno ci provo…. ma in Svezia invece che un passaporto secondo me funziona come un attestato di espulsione 😉  

    Paese che vai, barba che trovi. 

    M1 

  4. andlosethenameofaction says:

    Ahaha grassie Maccse e tanto per smuovere gli equilibri la barba sto pensando di tagliarla: in Iran me l'ero fatta crescere (pensando fossi in Afghanistan forse) ma adesso in Turchia tutti hanno i baffi quindi magari mi lascio un baffetto alla Dalì!