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Le sorprese di Ninh Binh

Arriviamo a Ninh Binh alle cinque di mattina, dopo un lungo viaggio in autobus. Appena scesi dal nostro letto mobile veniamo abbordati da un signore allampanato, con neo peloso proprio nel centro del mento, che ci propone due camere a prezzo stracciato: è simpatico e decidiamo di fidarci di lui. Le ragazze si fermano a dormire, io decido di scoprire la città che si sveglia.

Ninh Binh difficilmente si può definire una bella città ed ha un aspetto particolarmente marziale: appaiono per la prima volta i classici elmetti verdi da esploratore che saranno una costante da qui in poi, gli uomini vestono tutti delle uniformi verdoni e le donne corricchiano di fronte a casa loro o altalenano le braccia per i loro inutili esercizi mattutini. Mi perdo per la città, tra mercati e strade grigie e durante il tragitto non ricevo neanche un sorriso.

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Quando le ragazze si svegliano noleggiamo delle moto e, senza troppe aspettative, andiamo a visitare quella che viene definita la Halong Bay delle risaie, Tam Cuc, un insieme di alte formazioni calcaree che nascono imperiose da sterminate risaie. Tam Cuc è una vera sorpresa, a pochi chilometri dal grigiume di Ninh Binh si trova un paesaggio di grande bellezza: il verde delle risaie contrasta contro il grigio di queste piccole montagnole e una sottile nebbia avvolge il tutto in un'atmosfera surreale. Prendiamo un barchino, condotto da un vecchietto che parla uno strano francese e che ogni tanto esclama “Buddha! Buddha!” senza alcun nesso logico apparente, per fare un giro nel fiume che aggira questi giganti che sorgono dalle acque. Ci sono un sacco di strette barche con due o tre turisti, all'inizio l'effetto è quello di essere nel tunnel dell'amore in un parco giochi, ma poi le barchette si allontanano una dall'altra e si gode di una certa pace. I barcaioli remano con le braccia e con i piedi e al ritorno cercano di venderti ogni possibile paccottiglia per arrotondare il loro compenso; noi preferiamo non comprare niente e lasciare la mancia a questo simpatico personaggio dalla risata squillante che ha insistito sguaiatamente per farci una serie di foto che lui, soddisfatto, dichiara ogni volta perfette ma che in realtà non ci riprendono neanche tutti e tre.

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Al ritorno prendiamo un'altra strada, ci perdiamo tra i campi di riso e i templi della zona: uno dei più bei paesaggi mai visti fin'ora in Vietnam. Durante il nostro girovagare ci imbattiamo in un variegato gruppo di anziani seduti sotto un albero gigante: si fanno fotografare e ridono, ma quando gli getto in pasto le mie amiche inglesi per una foto in comune vanno in visibilio, si fanno fotografare in cinquantamila pose diverse e ridono come degli ossessi pensando a quello che diranno le mogli quando li vedranno ritratti assieme a cotanto biondume. Mi faccio lasciare l'indirizzo e gli prometto di spedirgli una copia delle foto (n.d.r.: sorprenderò me stesso facendolo davvero, ancora non ne rivengo).

IMG_0047 (Small)Le sorprese di Ninh Binh

Il giorno successivo mi alzo ancora prestissimo, Amy dorme ancora ma Susie mi raggiunge mentre faccio colazione e decide venire con me per visitare il poco distante tempio dei cinquecento gradini, che in realtà si riveleranno essere quattrocentosettanta. Facciamo delle foto col fiato corto, centinaia di libellule punteggiano l'orizzonte.

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Recuperiamo Amy e ci dirigiamo verso la cattedrale di Phat Diem, ad una quarantina di chilometri di distanza, edificio dall'architettura particolare che mischia elementi della chiesa cristiana a quelli del tempio taoista. La strada è lunga e polverosa e spesso camion, che passano sfreccianti alzano grosse nuvole di polvere che ti accecano per qualche secondo, ma lungo il tragitto si vede qualche bella apparizione, da contadini che fanno asciugare i noodle da loro prodotti proprio sul ciglio della strada (lo smog gli darà di sicuro un ottimo retrogusto), allo stereotipo, verificato, della donna vietnamita dai lunghi capelli neri raccolti in una coda di cavallo, che si vede su tutte le cartoline del Vietnam: le studentesse all'uscita da scuola, impettite sulle loro biciclette, lasciano che il vento culli il loro lungo codino corvino.

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Al ritorno, affidandomi al mio leggendario senso dell'orientamento, decido di zigzagare tra le risaie e incredibilmente, dopo un viaggio molto bello e rillassante con qualche necessaria inversione ad u, riusciamo a ritornare verso Ninh Binh e la sera prendiamo un autobus verso Hanoi.
Se devi andare ad Hanoi non ti disturbare ad andare alla stazione delle corriere, semplicemente aspetta per strada senza muoverti di fianco alle tue valigie, un simpatico addetto sceso dal mezzo in corsa ti schiafferà sull'autobus senza che tu possa protestare. La scena si ripete svariate volte durante il tragitto e a volte gli ignari rapiti riescono a spiegare che no, loro non vogliono andare ad Hanoi, solo una volta che sono stati spinti a forza sull'autobus. A quel punto, con molto rammarico e con il cuore spezzato il buttadentro getta il malcapitato nel traffico assieme alle sue valigie: il quasi passeggero viene trasportato via dal flusso di motorini fumanti
e si perde all'orizzonte, se è fortunato sopravviverà.

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