Blog

Les voyages forment la jeunesse

Mentre frugo nello zaino all'inutile ricerca di una maglietta pulita per andare a cena con Hélène, un viso sorridente, cappello a larghe falde e riccioli che ne fuoriescono, mi guarda dall'alto del letto a castello e mi saluta. Mi fa un paio di domande standard (i soliti convenevoli dei viaggiatori) alle quali rispondo distrattamente ma quando è il suo turno d'essere interrogato e mi dice che sta facendo un giro del mondo a piedi decido che forse vale la pena di stare a parlare con lui; la canadese può aspettare qualche minuto. Scusa? Sì, è da due anni che cammino, ma adesso basta, mi sono rotto, torno in Francia, mi arruolo nella legione straniera. Ah. Parliamone. Mi fa vedere su una mappa il viaggio che ha fatto, dalla Francia fino a Pechino, cinque chili di zaino che includono il peso di un MacBook con cui si tiene in contatto col mondo; si perde tra mille racconti e nello spazio di dieci minuti passiamo dal medio oriente, attraverso un villaggio sperduto in Pakistan dove ha fatto il maestro in una scuola per sole ragazze, al sud dell'India dove a cinquanta gradi all'ombra non puoi camminare per più di dieci minuti di seguito senza andare in ipertermia. In Cina si è bloccato, alle autorità cinesi non garba che qualcuno possa così liberamente spostarsi e raggiungere posti normalmente vietati agli stranieri, e lo mettono su un autobus per la prima grossa città: da camminatore si trasforma in turista e, come scrive sul suo sito, un camminatore che non cammina più non ha senso. Resta in Cina, cerca lavoro tra la Cina e la Corea del Sud, senza più camminare, senza più la capacità di incontrare irraggiungibili eremiti di montagna o pastori in transumanza. Si chiama Antoine, è francese e ha ventun anni ma ha il bagaglio d'esperienze d'un mercenario settantenne. Senti, vieni a cena con noi, non posso lasciare la canadese in basso ad ammuffire ancora a lungo. Propone di portarci in uno dei posti marci della zona ad assaggiare una tipica zuppa. Aveva millantato una conoscenza marginale del cinese ma in realtà appena arrivati incomincia a gesticolare come un forsennato e indicare a caso il menù: la scena è abbastanza divertente ma alla fine ci arrivano due piatti che proprio zuppe non sembrano. Se non altro ci ha provato.
Da buon francese quale resta nell'animo si sente in obbligo di pigliare per il culo sia me che la canadese con tutti gli stereotipi a sua disposizione, ma quando io ed Hélène ci associamo e gli diciamo come gli uomini francesi siano in realtà dei bambini non svezzati allora si calma un po' e la conversazione ridiventa interessante.
Basta, non voglio più giocare, ho visto cose troppo belle e adesso non ce la faccio più, voglio smettere: è come se avessi mangiato tutto il sugo dal mio piatto di pasta, adesso che restano solo gli spaghetti senza condimento non ho più voglia di mangiare. È provato dalla vita Antoine, ha fatto troppe esperienze troppo intense troppo presto per non risentirne, è uscito da una vita normale ed è impossibile per lui rientrarvi: ognuno vive nella propria bolla, più o meno grande, viaggiando e incontrando gente, facendo nuove esperienze, questa bolla si ingrandisce ma io sono andato talmente lontano che adesso non me la sento più di continuare, la gente mi disgusta, tutti, anche voi due, non ve la prendete, e voglio ricominciare da capo, senza più né padre né madre, nessun passato, una nuova identità all'uscita della legione straniera, una nuova nascita. Antoine è deluso dall'essere umano, non sopporta le manipolazioni costantemente e inconsciamente messe in atto dagli uomini: so cosa devo dire perché tu diventi mio amico, so cosa devo fare perché tu ti innamori di me, basta.
Parliamo, parliamo a lungo, di amore, felicità, amicizia: non ho la pretesa di fargli cambiare idea, ha passato troppo tempo da solo, un passo dopo l'altro, a rimuginare su delle idee che oramai sono profondamente radicate nel suo pensiero ma a volte lo sguardo gli si annebbia e sui suoi tratti provati dalla vita riaffiora lo sguardo del bambino che è in realtà. Un po' lo capisco: viaggiando si cambia, le prospettive mutano, ma forse ventun anni sono un po' pochi per rinunciare alla vita.
Buona legione Antoine.

click here to share
2 responses to Les voyages forment la jeunesse
  1. anonimo says:

    la prossima volta che incontri qualcuno… digli che stai facendo il Giro del Mondo in Jeans! 🙂 m*

  2. andlosethenameofaction says:

    E credi che non c'abbia pensato?! Però mica posso rubarti tutte le battute!