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L'inizio del silenzio

Giorni di deserto, di lavoro, di incontri e infine di silenzio, di grotte e di riflessione.

Passo i primi due giorni al monastero di Mar Musa lavorando la mattina e perdendomi tra le sue valli e le sue vette durante i pomeriggi: una natura brulla e spoglia circonda il monastero, declivi rocciosi mostrano dalle loro vette le montagne innevate che separano il Libano dalla Siria e presentano di fronte agli occhi di chi ha voluto camminare sulle loro pietre rosse un altro colle da scalare e poi un altro e poi un altro ancora, quasi all'infinito fino a ritrovare la civiltà e il rumore o il deserto che conduce in Iraq. Sopra una delle vette si trova un labirinto delineato da sassi che, mi faranno sapere in seguito, è una rappresentazione di quello che si trova nella cattedrale di Chartres costruito da una non meglio precisata “moglie di un architetto”: un disegno a cerchi concentrici con dei “muri” che lo intersecano creando percorsi che si alternano tra avvicinamenti e allontanamenti al centro e solo dopo diverse illusioni di aver raggiunto il mezzo si arriva finalmente nel cuore del labirinto. E un cuore vi si trova, in questo luogo di preghiera, un cuore e una croce. Pare un'ottima metafora della vita, nel centro della vostra sostituite il cuore e la croce con quello che meglio credete.

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L'inizio del silenzio

C'è tutto un microcosmo che si agita a Mar Musa, l'Internazionale dei viaggiatori si presenta qui in tutta la sua diversità: Xavier e Céline rinforcano le biciclette poco dopo il mio arrivo verso nuove (fredde) mete preceduti dall'altra coppia di svizzeri; Anya ed Edward (lei russa, lui inglese), i sorrisi radiosi che mi hanno dato il benvenuto, sono qui da un mese; Federico, matematico italiano parla poco e sembra conoscere tutte le regole del monastero; Martin, olandese, dall'ineccepibile parlata araba che suscita l'invidia e l'ammirazione dei più, sta scrivendo un libro “su come sono fatti gli arabi” e per questo ha venduto tutto, mollato la ragazza e sta seguendo dei corsi di sharia, legge islamica, all'università di Damasco; Danny americano enigmatico che tra poco si trasferirà in Corea per insegnare inglese, parla sempre con la bocca storta e ha sempre una parola acida per tutti i presenti che però è solo la facciata del personaggio burbero che vuole presentare al mondo; poi un foltissimo gruppo di coreane (pare che gli uomini non esistano in Corea) con cui è impossibile scambiare anche solo una parola (in fase temporaneamente buonista, ometto ogni paragone acido). Storie di gente qui per qualche giorno, chi per settimane o mesi, chi per poche ore solamente. E poi c'è il nucleo di frati e novizi che popola permanentemente la rocca, da Padre Paolo con la sua stentorea voce che si trasforma in melodia araba durante la messa, a Butros, burbero monaco a cui ogni tanto si illumina lo sguardo, a Jens, il prete tedesco che viaggiava per il mondo a piedi e che qui ha deciso di fermarsi, a Fabiana e Luis, giovani diversi e ispirati e combattuti. Si impara e si ascolta, ci si interessa alle storie altrui attorno a montagne di piatti e tazze da lavare, si ride sbattendo polverosi cuscini e si resta tutti in silenzio, ognuno col proprio libro o coi propri pensieri.

L'inizio del silenzio
Nel giorno in cui decido di prolungare la mia permanenza in questo posto surreale arrivano Johannes, svizzero, e Tomoyo (donna), giapponese: visto che non c'è nessun altro nei paraggi gli spiego (separatamente) come funziona qui la vita, gli mostro la biblioteca e faccio da cicerone nella chiesa indicando gli affreschi e descrivendo la messa e il momento della meditazione, a Johannes trovo addirittura una camera. Strabuzzano gli occhi e mi guardano increduli quando dico di essere qui da solo due giorni: gli pare sia qui già da una vita. Forse è vero.
E loro sono le ultime persone con cui parlo.

Ho deciso di approfittare del silenzio di questi luoghi per stare in intimità con una persona che a volte ho un po' trascurato durante questo viaggio: me stesso.
In silenzio.
In una grotta.
Senza distrazioni.
Lontano da tutti, con la sola compagnia di qualche libro ed una miriade di pensieri e domande che ancora devono essere inscatolati.

Una luna rossa che sorge nella valle pare approvare la mia scelta, raggiungendo lo zenit cambia colore e i suoi bianchi raggi illuminano tutto il deserto e le montagne.

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