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Love you long time Sapa!

Dopo la delusione di Halong Bay non avevo più speranza di trovare il bello in Vietnam: per fortuna Sapa mi ha provato il contrario. È difficile spiegare a parole la bellezza di questo posto e dei suoi abitanti e tra le migliaia di foto che ho fatto durante la mia permanenza non ce n'è una che renda giustizia al lavoro certosino che generazioni e generazioni di contadini hanno realizzato, plasmando le montagne e le vallate in un bellissimo monumento naturale.

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Percorrendo il Vietnam da sud verso nord ho incontrato tanti viaggiatori che mi parlavano di Sapa, questo posto gelido dove la pioggia non smetteva mai e dove non sono riusciti a restitere più di un paio di giorni. Sono stato fortunato a vedere Sapa sotto il sole e sono anche stato fortunato quando il sole è stato ricoperto da una folta coltre di nubi e gli stessi posti che si erano rivelati a me in tutta la loro bellezza apparivano ora ricoperti da un misterioso velo di foschia.

La città di Sapa è un piccolo centro montano, dove si respira una vaga atmosfera da Alpi francesi, in cui l'abusivismo edilizio e la cementificazione sono stati tutto sommato tenuti sotto controllo: a parte qualche eccezione, le abitazioni e gli hotel non sono più alti di due o tre piani. Una strada poco trafficata unisce le due vallate tra cui si situa Sapa, passando per la piazza del mercato centrale, dove gli abitanti dei vicini villaggi vengono a vendere la loro mercanzia: tessuti ricamati, cappellini con sonagli, federe per cuscini, collane, orecchini, borse. La strada si inerpica sulla montagna e la sera gruppi di giovani vietnamiti la occupano per giocare a shuttlecock.

La bellezza di Sapa però giace ai suoi piedi: non appena ci si allontana dal centro si è catapultati in un universo fiabesco dove centinaia, migliaia, di risaie scavate nelle montagne contornano i villaggi delle diverse minorità etniche, così diverse l'una dall'altra, nell'aspetto, nella lingua, nella cultura e nelle tradizioni che è difficile credere che convivano da centinaia d'anni a contatto l'una con l'altra.
Le Black H'mong (gli uomini, occupati nei campi o ad accudire la famiglia si vedono raramente) la fanno da padrone a Sapa: coi loro vestiti neri a greche colorate, gli scaldamuscoli di velluto trattenuti da nastri colorati e i classici copricapo cilindrici sono il gruppo più folto a Sapa; Red Zao, Black Zao e Dao si aggirano per la città ma per entrare in contatto con le altre etnie della regione bisogna camminare a lungo fino ai loro villaggi.

Visito diversi villaggi durante la mia permanenza e sia che mi muova a piedi o in motorino, dietro una curva o un promontorio, c'è sempre una visione affascinante pronta a stupirmi. Il ricordo dei lunghi giorni passati a Sapa è impresso indelebilmente nella mia memoria e le immagini che lo accompagnano mi rivengono alla mente costantemente: Ha e i lunghi discorsi con lei, la passeggiata solitaria sulla Bocca del Drago a veder sfilar le nuvole e i cavalli selvaggi, seguire una signora Red Zao dalle ginocchia d'acciaio lungo i bordi delle risaie a terrazza e su erti pendii attorno a Ban Ho, il bagno nel fiume coi bambini degli Xa Pho che si gettano dalle rocce e si coprono timidi quando cerco di fotografarli, la passeggiata a Ta Phin e i bambini dei Black H'mong che giocano allegri nel fango ed io che spero che mi invitino per gettarmi anch'io con loro, i giri in moto a fare spensieratamente da autista ad una Red Zao e alla mia piccola H'mong col vento tra i capelli, il bagno con Ha nella cascata di Cat Cat e il gruppo di curiosi bambini che si schiera sulle rocce circostanti ad ammirare quando Amy e Susie si gettano in acqua, l'incontro straodinario con M., la triste bellezza della nebbia che cela i paesaggi che sono stato talmente fortunato da scoprire in una giornata di sole.

M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.M.Love you long time Sapa!M.M.M.

Sapa è anche il punto in cui il cammino con le mie due compagne di viaggio si separa: loro continuano il viaggio in Laos, io decido di restare un giorno in più e sfiancarmi con una camminata di sei ore sotto il sole cocente per non pensare alla tristezza di quest'addio. Ci riesco abbastanza bene visto che la sera sono ridotto ad uno straccio e non riesco a godere del banchetto che Ha ha preparato per me: faccio fatica a mangiare due bocconi e poi vomito tutto tornando barcollante verso il mio hotel.

Il giorno dopo la loro partenza piove. Ottimo tempo per partire senza rimpianti. Saluto il personale dell'hotel che è stato gentilissimo, regalo due banconote al tipo dell'hotel dalle unghie lunghe che fa collezione di valuta straniera, raddoppiando immantinentemente la sua vasta collezione.
Cerco Ha per le vie di Sapa ma non la trovo, solo quando sto per salire sull'autobus che mi porterà via la vedo. Ci abbracciamo e ci salutiamo, compro da lei una collana che so di strapagare ma non mi importa, mi dispiace lasciarla alla sua routine fatta di vendite e scherzi con altri turisti.

Mentre l'autobus si allontana sento l'ultimo grido di Ha risuonare per le strade di Sapa: “Looooove yoooouuuu looooong tiiiiiime Matteoooooo!”. Love you long time too Sapa!

M. 

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2 responses to Love you long time Sapa!
  1. MatteoUcci says:

    Beh, che dire….
    ALLA GRANDE MATTE!

    Ma quanto stai cambiando tu? a leggerti mi viene una voglia matta di vederti e di parlarti, ma spero che non sia troppo presto perchè il rientro (dove? Boh? non importa) non sarà una cosa bella come quella che vivi adesso..

    Un abbraccione!
    Matte

  2. andlosethenameofaction says:

    Ué disfattismo! Effettivamente sei un po' indietro…