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M.

M. mi sorride coi suoi denti bianchi incapsulati in Albania a prezzo scontatissimo e comincia a raccontarmi di quando, da clandestino, ha attraversato il confine della Thailandia per andare in Birmania in una fumeria d'oppio e dei vari problemi per riattraversare la frontiera senza un visto valido. Un po' strana come presentazione ma M. si rivelerà uno di quegli incontri che fanno tutto un viaggio. M. è il primo italiano che incontro dalla mia partenza, sta risalendo il Vietnam con una coppia di ragazzi che ho conosciuto precedentemente e lo incontro una mattina a Sapa durante una passeggiata con loro. Mmmmh, il primo italiano, che palle, è vero, prima o poi doveva succedere, ma proprio uno che parla così tanto mi doveva capitare? Ci evitiamo per gran parte della camminata e poi cominciamo a parlare in prossimità del villaggio in cui ci fermiamo per pranzo e da lì non la smettiamo più di chiacchierare; lasciamo il portoghese e la tedesca tubare in un angolo e ci buttiamo a capofitto in una lunga conversazione. M. ha una quarantina d'anni, lunghi capelli brizzolati che gli lambiscono le spalle ed un modo di fare che conquista. “Faccio fatica a camminare perché fino a due anni fa ero paraplegico” è la prima bomba che mi tira addosso, i postumi di uno stupido incidente in moto ed un'infezione mal curata, “Adesso ricomincio a muovermi come si deve ma fino a poco tempo fa un percorso come questo sarebbe stato impossibile per me”. M. viaggia da una decina d'anni in giro per il mondo, ha passato parecchio tempo in Sud America e parla spagnolo molto bene, l'inglese mal s'adatta al suo temperamento caliente e appena può si rimette a parlare in una lingua latina, spagnolo o italiano, per raccontarti di una delle sue tante avventure in giro per il mondo. M. viaggia per sei mesi l'anno e poi torna in patria per godersi l'estate italiana, riscopre adesso l'Asia dopo anni di lontananza: è contento, i massaggi thailandesi l'hanno rimesso in sesto e sente la forza scorrere nuovamente nel suo corpo malmenato.
Mi piacciono le sue maniere con le donne delle minoranze etniche e molto generosamente acquista cose di cui non ha assolutamente bisogno solo per far un piacere a queste persone, quando proprio non trova una scusa per comprare qualcosa lascia una mancia e scappa via.
Decidiamo di prenderci una birra a Sapa dopo la giornata di trekking per concludere le dieci discussioni incominciate e non finite. Le birre diventano due, tre, cinque, dieci. Si parla a ruota libera, oddio, lui parla ed io ascolto le storie di questo novello Shantaram. Mi racconta di fatti ed eventi di un'esistenza straordinaria come se ci conoscessimo da una vita: mi parla delle sue dodici overdose (e allora i solchi sulle sue braccia tutto d'un tratto balzano all'occhio), di cui tre di cocaina, delle sette volte in cui è finito in prigione di cui una in Indonesia, della mamma che lo picchiava e che poi per compensare sette anni di tortura lo vizia al punto da farlo diventare un criminale, inizia a fumare a nove anni, a undici lo fa di fronte alla mamma, a tredici spaccia, a quindici ha la prima sparatoria coi carabinieri. Ha un mignolo rattrappito, risultato di una rissa con tre calabresi, dopo aver afferrato il coltello per la lama e averlo poi piantato nella schiena del suo aggressore: s'è beccato otto mesi per quello. Mi parla dei tre bambini che ha avuto con tre donne diverse, dell'anima gemella cocainomane, del padre costruttore con due miliardi di debiti alacremente ripagati, del tunnel di droga e morte in cui s'è tuffato il migliore amico.
In tutto questo turbinino d'eventi non posso non immaginarmi M. in cima ad una montagna, con un piede nel baratro, pronto a precipitare in un universo di violenza e crimine da cui è impossibile uscire, invece qualcosa è successo, qualcuno o qualcosa ha dato una spinta a M. e l'ha rimesso nella vallata di una vita onesta. Quando si è sul bordo del precipizio o ci si perde per sempre o, più raramente, si diventa estremamente buoni, come è successo a M.: ha una parola gentile per tutti, un'empatia incredibilmente sviluppata e pensa sempre a come rendere felice il prossimo.
Lo vedo con molto piacere nei giorni successivi a Sapa, pronto a raccontare dell'ultima avventura che per caso gli è appena capitata e m'intristisce vederlo partire per la Cina.
È una fortuna per chi lo incontra che quella spinta sia arrivata al momento giusto.

M.

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4 responses to M.
  1. cipacipa2 says:

    Bellissimo post, mi è piaciuto tanto che lo riletto 2 volte,
    quello che più mi ha colpito è scoprire il suo buon cuore malgrado il suo passato.
    SALUTI CIPACIPA2

  2. anonimo says:

    Hai davvero stile.. e si capisce la tua perspicacia nell'osservare quel ke ti circonda.. e' la prima volta ke mi vedo raccontato come davvero sono.. (le cronake nere devono far vendere i giornali) ed il destino vuole ke ci reincontreremo anke qui in Cina… quindi aspettero' x la seconda parte… x ora Grazie…

  3. anonimo says:

    abbiamo(hai) finalmente trovato il vero M1

  4. anonimo says:

    Grande M…. felice di averti conosciuto!!!!
     see you somwhere…. over the rainbow!
    Dani.