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Macs, Camillo e… anche Matteo (1/2)

Dalla Svezia con furore, con quel bel colorito che solo freddo e mesi di buio donano alla pelle, Macs arriva all'alba della mezzanotte. Basta un abbraccio e sembra che ci sia visti il giorno prima.
Andiamo in uno dei tanti bar vicini al nostro hotel e ci prendiamo una serie di birre che slegano le lingue (come se ce ne fosse bisogno) e mi rammarico di non avere una memoria tale da permettermi di ricordare verbatim tutti i discorsi che inanelliamo fino alle tre di mattina: vita, amici, amori, passioni, passato, opportunità, famiglia, bambini, foto, padri, madri, belin, Parigi, Stoccolma.
Sai, no, Macs, quel film, con quell'attore là, in cui alla gente impiantano delle memorie artificiali che filmano ogni momento della loro vita? Ecco, quello.

La mia vacanza istanbullese (istanbullana? istanbulla?) in compagnia della diaspora genovese è appena cominciata.
La mattina successiva arriva Camillo, grande amico di Macs, che avevo conosciuto a Montreal qualche anno fa (nota mentale, ricordarsi di chiedere a Laurence di che religione è) e che adesso vive ad Atene: diventato lettore assiduo del blog (grande Camillo!), enfieldaro, ha approfittato della mia presenza qui anche per incontrare Macs.
I nostri ritmi sono da subito lentissimi. Portiamo la valigia di Camillo in hotel; per anzianità di viaggio usurpo il letto matrimoniale e lascio a loro i due lettini nell'altra stanza. Andiamo in seguito a fare una lunga passeggiata, che si conclude con un lauto pranzo. Vorrei continuare il nostro girovagare per Istanbul ma i miei due compagni preferiscono fare un salto in hotel.
E lì la sorpresa!
Appena entriamo vedo seduto all'ingresso dell'hotel la testa riccioluta di Matteo, mio omonimo, primo coinquilino a Parigi e grande compagno d'avventure, che non aveva minimamente accennato alla sua venuta qui. Carramba!
Rivivo la scena al rallentatore.
Vedo Matteo in attesa su un divano.
Slow motion.
Mi illumino.
Distolgo lo sguardo da lui e guardo Macs senza dire una parola.
Velocità normale.
Mi getto su Matteo e lo abbraccio con forza e con la stessa gioia che prova un bambino ad aver visto Babbo Natale in persona!
Mi sono sempre piaciute le sorprese ma questa proprio non me l'aspettavo; mi toccherà dividere il letto matrimoniale con lui (che quando russa pare 'na motosega) ma sono davvero contento!
Macs e Camillo ridacchiano.
Dopo i miei primi cinque minuti d'incredulità, Matteo mi riporta alla realtà e con quel suo modo di sbattere la bocca, come se pregustasse un cibo succulento, nel suo inconfondibile accento genovese, pronuncia le fatidiche parole “eeeh, ho la gola secca”.
La gola secca di Matteo si può combattere, come tutti sappiamo, solo ed esclusivamente con delle belle birre fresche, in quantità possibilmente industriale.
Dopo qualche (giro di) birra, nonostante abbiamo finito di pranzare alle tre e siano ora solo le sette, quando Matteo annuncia di avere fame, memori della sua voracità, ci spingiamo alla ricerca di un ristorante che troviamo infine sotto la torre di Galata (costruita dai genovesi nel 1348 (unica informazione culturale in questo post da beoni)), come se fosse un richiamo per tutti questi liguri che mi circondano. Tutto pare sotto controllo. Pare. Ad una bottiglia di vino ne succede un'altra e appena mi distraggo un attimo il tavolo è pieno di bicchierini di raki (senza il puntino sulla i però, i turchi hanno questa lettera strana), la tipica bevanda alcolica turca a base d'anice. La presenza di Camillo, ignaro o finto ignaro delle nostre vicissitudini parigine, ci dà la scusa di proporre al malcapitato storie che noi altri conosciamo benissimo, dette e ridette, ormai parte del folklore della nostra amicizia, ma che ci fa sempre piacere raccontare e sentire.
Potremmo essere contenti così e terminare la serata ma per qualche strano scherzo del destino (o del sottoscritto, non mi ricordo bene) ci ritroviamo a Taksim, un quartiere di Istanbul che altro non è se non un enorme bar a cielo aperto. Le nostre viste ormai annebbiate si stupiscono di fronte a cotanta vita: la strada principale pullula di gente, sembra quasi di stare a Roma dopo un capodanno in piazza (solo che qui siamo in un giovedì di febbraio), e lungo le strade si succedono bar e ristoranti stracolmi di avventori. Nessuno di noi ha mai visto una movida notturna così vibrante e rimaniamo davvero esterrefatti.
Dopo aver fatto un giro di kokoreçe (una delizia a forma di panino con frattaglie di pecora fritte al suo interno; il gesto del kokoreçaro che ce lo porge ha un qualcosa di simile all'amore quando lo puccia un'ultima volta nell'olio del padellone in cui frigge e vi aggiunge un pizzico di spezie) ci sediamo in uno dei tanti bar e poi non so.
Non so.
C'è proprio tanta gente qui.
Ma proprio tanta.
E musica. Oh ma che musica.
Dov'è che siamo?
Ma soprattutto, dov'è finito Matteo?
Ah, eccolo.
Ma quanta gente.
Poi non so, davvero.

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5 responses to Macs, Camillo e… anche Matteo (1/2)
  1. anonimo says:

    ¡¡¡oʇıʇɹɐd ouos ǝɥɔ ɐuɐɯıʇʇǝs ɐun ɐɟ ıƃƃo 'oʇɐuɹoʇ oɔıp ɐsoɔ ɐɯ ˙oʇɐuɹoʇ ,ɐıƃ ǝɹǝssǝ ɹǝd oʇɐɹıƃ ouılǝq lı ɐɹoɔuɐ oɥ ˙˙˙˙ǝʇʇɐɯ oɔıʇıɯ ɥɐɐɥɐɥɐɥɐɥ

  2. andlosethenameofaction says:

    The devil comes with a 'stache.

  3. anonimo says:

    VINTO!!

  4. andlosethenameofaction says:

    Ma no! Che hai capito!?

  5. anonimo says:

    sono ancora stordito, forget it